Terremoto in Toscana, il geologo: «Come se fossero esplose 60 tonnellate di tritolo» – L’analisi e le diverse percezioni
Leonardo Gonnelli, Coordinatore del Dipartimento Assetto del Territorio e Lavori del Comune di Livorno, ma soprattutto geologo: «Una scossa trascurabile, pur restando ben distante dai terremoti distruttivi»
LIVORNO. «Per rendere l’idea della potenza, una magnitudo 4. 3 come quella rilevata, equivale all’esplosione di una sessantina di tonnellate di tritolo, con un’energia sviluppata nell’ordine di centinaia di Gigajoule». Leonardo Gonnelli, Coordinatore del Dipartimento Assetto del Territorio e Lavori del Comune di Livorno, ma soprattutto geologo, parte da un paragone immediato per spiegare la scossa che ieri mattina (4 agosto) ha fatto sobbalzare Livorno, Pisa e le province adiacenti. Un terremoto importante, capace di spaventare, ma lieve per gli effetti osservati.
Il precedente
Un valore che ha stuzzicato la memoria della paura. «Ricordo che nell’84 il sisma registrato fu un 5. 1; decisamente più importante. Durò di più, la gente si allarmò davvero e ci furono anche dei danni». E c’è una credenza popolare da smontare. Il caldo, l’afa e quella sensazione di “tempo da terremoto” non hanno alcuna relazione con ciò che accade nel sottosuolo. «Se fosse vero che i terremoti vengono quando fa molto caldo, in Africa dovrebbero essercene in continuazione», osserva Gonnelli. Vale lo stesso per la luna rossastra, un tempo considerata presagio di scosse telluriche. «Sono tutte dicerie popolari, senza alcuna base scientifica».
Il sisma non dipende dal meteo
Il sisma non dipende dal meteo né dal colore della luna, ma dal movimento improvviso di strutture profonde della crosta terrestre. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, l’evento principale ha avuto magnitudo locale 4, 3, con epicentro sette chilometri a ovest di Pisa, a circa sedici chilometri da Livorno, e ipocentro a otto chilometri di profondità. Una profondità superficiale, che ha reso tutto ben percepibile. Sotto i sedimenti più recenti sono presenti strutture dislocative, cioè faglie o fratture della crosta che possono entrare in movimento liberando energia.
A Livorno la prima impressione è stata quella di uno schianto, un “bang” secco, seguito da una breve oscillazione. «Il movimento avvertito inizialmente è stato soprattutto verticale, quindi sussultorio. Nella parte finale, per un secondo o un secondo e mezzo, si è aggiunta una componente ondulatoria». È difficile dividerli nettamente: una scossa prevalentemente sussultoria può contenere anche una fase ondulatoria e le onde viaggiano nel terreno a velocità elevatissima. La sequenza è proseguita con repliche di magnitudo inferiore, le cosiddette scosse di assestamento. E possono distribuirsi attorno all’ipocentro principale. Gonnelli richiama anche il numero delle fasi associate alla localizzazione, 162, delle quali 42 originarie: dati che descrivono un evento non particolarmente complesso. Il passaggio decisivo è distinguere la magnitudo dall’intensità. La magnitudo, spesso indicata nel linguaggio comune come scala Richter, misura l’energia liberata dal terremoto nel punto in cui ha origine. È una scala logaritmica: la differenza tra 4,3 e 5, 3 non è di una sola unità in senso aritmetico, perché a ogni incremento corrisponde un aumento enorme dell’energia sprigionata. Anche pochi decimi fanno dunque una differenza consistente. Per questo il 4, 3 pisano non è una scossa trascurabile, pur restando ben distante dai terremoti distruttivi. La scala Mercalli, oggi MCS, dalle iniziali di Mercalli-Cancani-Sieberg, misura invece gli effetti sulle persone, su oggetti ed edifici. Per questo episodio il risentimento è stato ricondotto al quarto grado: scossa moderata, avvertita da molte persone, con tremolio di infissi e cristalli e leggere oscillazioni degli oggetti appesi, come i grandi lampadari in Comune durante i lavori della commissione. «La magnitudo descrive la potenza; la Mercalli racconta ciò che il terremoto provoca in superficie».
Percezioni diverse
Ma uno stesso evento può essere percepito diversamente in base alla distanza, agli edifici e alle caratteristiche del terreno. L’area pisana e parte della pianura livornese poggiano su un “pacco alluvionale”. Sedimenti trasportati nei secoli dall’Arno, formati da sabbie, ghiaie e argille, senza roccia viva affiorante. La risposta alle onde cambia, rispetto alle zone collinari. Gonnelli spiega che, nelle aree con spessori alluvionali e terreni sciolti, la scossa può essere avvertita diversamente rispetto per esempio a Montenero o alla Valle Benedetta, dove prevalgono formazioni rocciose. «Dove affiora la roccia viva il movimento può risultare più netto; nei terreni sabbiosi, argillosi o ghiaiosi può essere maggiormente smorzato». Non è però una graduatoria automatica della sicurezza dei quartieri labronici: contano frequenza delle onde, stratigrafia, distanza dall’epicentro e vulnerabilità dei fabbricati. È qui che entra in gioco la “microzonazione” sismica. Livorno ha avviato il proprio percorso con la macrozonazione del 2003 e ha poi approfondito lo studio fino al livello 3, il più dettagliato approvato nel 2023. «Significa capire come ogni parte del territorio comunale può comportarsi durante una scossa, dove il moto può amplificarsi e come può propagarsi». Le carte non servono a prevedere quando arriverà un terremoto, ma a prevenire. Forniscono parametri utili per progettare e intervenire sugli edifici tenendo conto della risposta locale del sottosuolo. La scienza, dunque, offre conoscenza del territorio e strumenti per ridurre il rischio.
Niente danni segnalati
Assenza di chiamate a Livorno per interventi e verifiche sulla potenziale emergenza ambientale in Toscana, identificata come uno “sciame”. In città ha richiesto l’attivazione di un presidio tecnico di monitoraggio. I sopralluoghi effettuati presso le strutture cittadine primarie, come gli ospedali, confermano che al momento non sono state riscontrate criticità operative. Precauzione per le scuole, dove possibile si reputi necessario procedere a ispezioni preventive prima della riapertura, indipendentemente dalle segnalazioni ricevute dagli istituti. «Abbiamo aperto un centro situazioni – dice Lorenzo Lazzerini dirigente del Settore Protezione Civile -; ci siamo accertati che le strutture sensibili e primarie della città fossero tutte operative. Nessuna segnalazione, abbiamo richiuso».
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