Emergenza incendi, la Toscana brucia di più: per prevenire le catastrofi sono nati cinque “Firewise” – Che cosa sono
Nei primi cinque mesi dell’anno il 28% dei roghi è avvenuto nella nostra regione: dati, dettagli e “mappe”
La Toscana è la regione italiana più colpita dagli incendi boschivi dall'inizio del 2026. Lo certifica l'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nel suo ultimo report. Tra il 1° gennaio e il 9 giugno scorso, quasi il 28% delle aree forestali percorse dal fuoco in tutto il Paese si trovava nella nostra regione. Un primato amaro, che non sorprende chi ha vissuto da vicino una stagione già segnata da roghi fuori stagione e da una macchina dei soccorsi messa a dura prova. Lo ricordiamo, il caso più grave si è consumato a cavallo tra aprile e maggio, sul Monte Faeta, tra le province di Pisa e Lucca.
Il fuoco ha percorso circa 800 ettari disegnando un perimetro complessivo di quasi 17 chilometri. Per spegnerlo sono serviti cinque giorni di lotta attiva e l'intervento di centinaia di persone tra volontari e operai forestali. E non è stato un episodio isolato: ad aprile, dall'inizio del mese erano già stati 34 gli incendi boschivi registrati in Toscana, un dato significativamente superiore agli anni precedenti, 15 in tutto il mese di aprile 2025, 8 nel 2024, 23 nel 2023.
Quadro nazionale
Il quadro nazionale che emerge dal monitoraggio Ispra non è meno preoccupante. Nel 2025 la superficie complessivamente bruciata in Italia ha raggiunto i 965 chilometri quadrati, quasi il doppio rispetto all'anno precedente, collocando quell'anno tra i peggiori della storia recente, superato solo dai picchi del 2007, 2017, 2021 e 2023. Gli ecosistemi forestali hanno pagato il prezzo più alto oltre 123 chilometri quadrati di boschi distrutti, di cui quasi la metà rappresentati da latifoglie sempreverdi come leccete e sugherete. E nelle aree protette si è concentrato oltre il 30% del totale bruciato. «I boschi rappresentano uno dei patrimoni più preziosi del nostro Paese», ha dichiarato Maria Alessandra Gallone, presidente dell'Ispra.
«I dati del 2025 ci ricordano che gli incendi boschivi non sono soltanto un’emergenza ambientale, ma una sfida che riguarda la sicurezza dei territori, l’economia e la qualità della vita delle persone. Per questo è necessario investire sempre di più nella prevenzione, nella conoscenza e nella capacità di intervenire tempestivamente. Nessuna istituzione può affrontare da sola questa sfida: serve una grande alleanza tra Stato, Regioni, enti locali, comunità scientifica, sistema della protezione civile, mondo agricolo e cittadini. Ispra e il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente mettono a disposizione dati, monitoraggi e competenze scientifiche per sostenere decisioni efficaci e costruire una cultura della prevenzione sempre più diffusa. Proteggere i nostri boschi significa proteggere il futuro del Paese».
La prevenzione
La Regione Toscana per cercare di invertire la rotta di questo primo semestre del 2026, ha dichiarato il periodo a rischio incendi boschivi in anticipo rispetto alla consueta programmazione. La motivazione è nelle previsioni meteo. Tempo stabile, temperature superiori alla media stagionale, scarse precipitazioni e bassa umidità dell'aria disegnano uno scenario ad alto rischio per le settimane a venire. È quindi vietato qualsiasi abbruciamento di residui vegetali agricoli e forestali, con sanzioni fino a 2.066 euro per chi non rispetta le norme. Ma una delle risposte più concrete per fronteggiare il pericolo incendio viene dal modello Firewise, un sistema di autoprotezione di origine americana che la Regione sta diffondendo sul territorio per ridurre il rischio prima che le fiamme arrivino alle case.
Il progetto prevede che intorno agli edifici vengano create fasce a minor densità di vegetazione, spazi difensivi veri e propri, attraverso interventi selettivi come taglio raso, diradamento, sfalcio arbustivo e abbruciamenti controllati. In questo modo, in caso di incendio, il fuoco trova meno combustibile, mentre i soccorritori trovano più spazio per operare. I cittadini, tra l’altro, sono i veri protagonisti di queste comunità. Ogni proprietario, infatti, si impegna a realizzare e mantenere nel tempo lo spazio difensivo intorno ai propri beni, mentre le associazioni di volontariato, il Comune e la Regione coordinano e finanziano gli interventi.
In Toscana le prime quattro comunità Firewise erano nate a fine 2021, nei territori di Calci, Vicopisano, Castiglione della Pescaia e Scarlino, tutte aree già segnate dal fuoco o ad alto rischio. La quinta è arrivata lo scorso sabato 6 giugno a Montigiano, frazione di Massarosa in provincia di Lucca ed è la più grande per estensione. Località fu tra le più colpite dall’incendio dell'estate 2022 che sconvolse le colline massarosesi bruciando circa 880 ettari di vegetazione.
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