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Toscana

L’operazione

Scoperte in Toscana le fabbriche delle monete false: impossibili da scoprire e prodotte senza sosta – Come funzionava “il sistema”

di Redazione web

	Le monete erano identiche alle originali 
Le monete erano identiche alle originali 

Un’indagine della Procura di Prato ha portato al fermo di cinque persone ritenute parte di un consorzio transnazionale, accusato di aver organizzato approvvigionamento, conio e distribuzione di monete bimetalliche contraffatte attraverso due zecche clandestine tra Quarrata e la città

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La fabbrica dei soldi falsi in Toscana. Con due vere e proprie “Zecche” che sfornavano denaro ininterrottamente.  Nel corso della mattinata di sabato 16 maggio, nell’ambito di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Procura di Prato, è stato eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di cinque indagati ritenuti appartenere a un consorzio di natura transnazionale composto da soggetti cinesi radicati nell’area pratese. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo sarebbe coinvolto in una strutturata attività di falsificazione, distribuzione e smercio di ingenti quantitativi di monete da due euro. La contraffazione, definita di “straordinario livello” dagli inquirenti, sarebbe risultata idonea a superare anche i più sofisticati dispositivi elettronici di controllo. Dall’avvio delle indagini, nel novembre 2025, sono state sequestrate in tredici occasioni quasi 20.000 monete false rinvenute nei cambia-monete delle sale slot e video lottery della provincia di Prato .

Peso, dimensioni e magnetismo identici alle originali

Gli accertamenti tecnici del Centro Nazionale di Analisi delle Monete della Zecca di Stato hanno evidenziato che le monete appartenevano a una nuova e insidiosa classe di contraffazione, concepita per essere utilizzata nei cambia-monete al fine di ottenere banconote genuine. I falsari avrebbero dimostrato notevoli competenze tecniche e la capacità di importare ingenti quantitativi di componenti — ring e inner — prodotti industrialmente nella Repubblica Popolare Cinese, per un peso complessivo stimato di almeno una tonnellata, tramite hub di sdoganamento in Germania e Belgio. Le monete contraffatte riproducevano le facce nazionali italiana (compresa la commemorativa dell’Aeronautica Militare), francese (compresa quella della Coppa del Mondo di Rugby), tedesca (compresa la commemorativa del 30º anniversario della bandiera dell’UE), slovena, greca, belga e lussemburghese. La diffusione del fenomeno aveva immediatamente allarmato il sistema di protezione dell’euro coordinato dalla Banca Centrale Europea .

Due zecche clandestine tra Quarrata e Prato: tre presunti promotori e due intermediari

Le indagini, condotte con tecniche investigative avanzate e con il supporto dei carabinieri del nucleo operativo antifalsificazione monetaria di Roma e del Comando Legione Toscana, hanno permesso di ricostruire l’operatività del gruppo criminale, stabilmente attivo a Prato. Durante l’operazione, eseguita nella notte tra venerdì 15 e sabato 16 maggio, è intervenuto anche personale specializzato della Zecca di Stato e di Europol. I gravi indizi di colpevolezza e il concreto pericolo di fuga – manifestato dagli indagati attraverso tentativi di trasferimento all’estero – hanno portato all’emissione dei provvedimenti cautelari d’urgenza. Sono stati fermati tre soggetti: il presunto capo, 47 anni, e due partecipi di 37 e 51 anni, indiziati di associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, finalizzata alla produzione e al traffico di monete false. Avrebbero gestito:

  • l’approvvigionamento dei materiali prodotti in Cina;
  • due zecche clandestine allestite in un’officina metallurgica nell’area rurale di Quarrata (PT) e in una struttura in via Paoli, a Prato;
  • la distribuzione primaria delle monete nel territorio pratese.
  • due ulteriori indagati, non direttamente coinvolti nella produzione, che avrebbero intermediato i flussi distributivi verso gli smerciatori fiduciari.

Collaborazioni internazionali in corso

Sono attualmente in corso attività di cooperazione con Paesi europei e con la Repubblica Popolare Cinese per ricostruire i rapporti tra i destinatari del fermo e altri soggetti dislocati in più Stati. I cinque fermati sono stati associati alla Casa circondariale di Prato.

Presunzione di innocenza

La Procura ricorda che la responsabilità penale degli indagati dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento, in prima battuta dal Giudice per le indagini preliminari. In virtù della presunzione di non colpevolezza, gli indagati potranno essere considerati colpevoli solo in presenza di una sentenza definitiva.

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