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Toscana, gli ex consiglieri regionali vogliono il vitalizio più alto e si rivolgono al tribunale

di Pietro Barghigiani

	Il consiglio regionale della Toscana 
Il consiglio regionale della Toscana 

Ma la richiesta viene respinta per la seconda volta: niente arretrati per la mancata indicizzazione Istat per il triennio 2023-2025

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FIRENZE. Per loro era incostituzionale che il vitalizio non venisse incrementato sulla base dell’indice Istat. Per il Tribunale la legge regionale che ha congelato l’automatismo dell’aumento per il triennio 2023-2025 «è un legittimo contenimento della spesa pubblica».

Il nuovo stop ai ricorsi degli ex consiglieri

Per la seconda volta il Tribunale di Firenze respinge l’accusa di diversi ex consiglieri regionali di incostituzionalità del blocco dell’indicizzazione sui vitalizi che arrivano ogni mese e costano (dato 2025) oltre 5 milioni di euro complessivi a favore di più di 180 beneficiari tra diretti e familiari degli ex politici.

I 18 ricorrenti e le richieste sugli arretrati

Sono stati 18, di tutti i partiti, gli esponenti della consiliatura 2010-2015 che con il ricorso chiedevano anche gli arretrati sul calcolo Istat pieno e non ridotto per effetto di due provvedimenti del 2015 e del 2019. I titolari dei vitalizi sono originari di Firenze, Castelnuovo Garfagnana, Prato, Pistoia, Barberino del Mugello, Lucca, Incisa Valdarno, Villa Collemandina (Lucca), Siena, Altopascio, Grosseto e Calci (Pisa).

La valutazione del giudice sulla costituzionalità

Sul punto della costituzionalità del blocco dell’indicizzazione, il giudice Adriana Mari risponde che il tema è materia delle Regioni e non ci sono elementi di incostituzionalità. Passando poi nel merito del congelamento «la misura adottata dalla Regione deve ritenersi non solo rispettosa del principio di leale collaborazione tra enti ma anche dell’obiettivo posto dalla legge n.145/2018 di contenimento della spesa pubblica».

La temporaneità e la proporzionalità della misura

E ancora: «La ragionevolezza della misura è ravvisabile in ragione della sua temporaneità e dell’assenza di retroattività. Inoltre, la misura adottata conserva la proporzionalità richiesta: essa non sospende il meccanismo perequativo, né incide sugli importi già maturati, ma opera un semplice raffreddamento temporaneo della dinamica di adeguamento, con un impatto concreto limitato e comunque rapportato alla consistenza dell’assegno percepito».

L’impatto economico sui beneficiari

Leggendo quanto i 18 ex consiglieri regionali percepiscono, il Tribunale è arrivato alla conclusione, vitalizi alla mano, che anche senza l’adeguamento Istat la riduzione «effettiva incide in misura contenuta e non compromette in alcun modo la capacità dei beneficiari di far fronte alle ordinarie esigenze di vita, né determina un pregiudizio idoneo a vulnerare il principio di adeguatezza di cui agli articoli 36 e 38 della Costituzione, i quali peraltro non trovano applicazione rispetto ai vitalizi».

Il tema delle altre fonti di reddito

Non solo. Lo stop triennale non riguarda un trattamento pensionistico. Gli ex consiglieri regionali hanno conservato altre fonti di reddito e di sussistenza «e la misura adottata, per il detto e limitato periodo è stata imposta da ragioni di sobrietà, perequazione ed equità da assecondare attraverso il ridimensionamento di trattamenti che restano di particolare favore».

La conclusione del Tribunale

Insomma, non dovrebbero lamentarsi troppo per come sono arrivati i vitalizi e per il loro importo. La legge regionale «incide su trattamenti che non hanno natura pensionistica e comunque non privano i percettori di altre fonti di reddito, hanno effetti solo temporanei e non retroattivi, rispondono a criteri di ragionevolezza e proporzionalità (essendo destinati ad incidere sui vitalizi a partire da una soglia minima e in termini progressivi) e sono funzionali a garantire la tutela di “esigenze imperative d’interesse generale”, nel solco degli interventi posti in essere anche a livello nazionale al fine del contenimento della spesa pubblica».

Niente arretrati per il triennio 2023-2025

Quello che è stato deciso in Regione è, quindi, «conforme ai principi costituzionali e convenzionali richiamati e ragionevolmente giustificato dalle esigenze di contenimento della spesa pubblica». Tradotto: niente arretrati per la mancata indicizzazione Istat per il triennio 2023-2025 a favore degli ex consiglieri regionali.

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di Pietro Barghigiani
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