L’eredità di Alex Zanardi, un campione di volontà: il suo esempio visto dagli studenti
Lascia un codice di vita: il limite non è dove finiscono le tue gambe, ma dove si ferma la voglia di ricominciare
Hai presente quel momento in cui tutto sembra andare storto? Il brutto voto quando avevi studiato, quel progetto che fallisce, o quella sensazione di essere "bloccati" mentre il resto del mondo corre? Ecco, se c’è un nome che dovresti tenere a mente nei momenti di buio, quando ti prende lo sconforto, è quello di Alex Zanardi.
Zanardi, morto pochi giorni fa, non è stato solo un pilota o un atleta paralimpico; è diventato un simbolo generazionale. Rappresenta l'idea che il limite non è dove finiscono le tue gambe, ma dove si ferma la tua voglia di ricominciare.
Spesso sentiamo la frase "non mollare" come un cliché motivazionale da Instagram. Per Zanardi, però, è stata una pratica brutale e bellissima. Dopo l'incidente del 2001 in cui perse entrambe le gambe, Alex non si è chiesto «Perché a me?», ma si è chiesto: «Ok, e adesso come facciamo?». «Quando mi sono risvegliato senza gambe, ho guardato la metà che era rimasta. Non quella che mancava»: sono queste le sue parole. Che tracciano una strada, una direzione.
È la capacità di guardare ciò che ti è rimasto invece di piangere su ciò che hai perso. Alex ha trasformato la sua disabilità in un'opportunità per reinventarsi, passando dalla Formula 1 all'handbike, vincendo ori olimpici e stabilendo record.
Non serve un impatto a 300 km/h per sentirsi schiacciati. La nostra generazione combatte contro incidenti invisibili: l’ansia per un futuro incerto, la pressione sociale di dover essere sempre "al top", il senso di impotenza davanti alle grandi crisi globali. Zanardi ci insegna che la vita somiglia a una gara di resistenza. Puoi subire un guasto terribile, puoi perdere pezzi fondamentali della tua "vettura", ma finché il motore della volontà resta acceso, il rientro in pista è sempre un'opzione.
Forse la vita non ti può restituire la gara che avevi pianificato di correre, ma ti offre l'opportunità di vincerne una molto più profonda: quella contro la paura di non essere abbastanza. Perché, come ci ha mostrato Alex, si può essere campioni anche quando il traguardo cambia forma, purché non cambi la passione con cui si spinge sui pedali della vita.
*Studentessa di 17 anni del Liceo Scientifico XXV Aprile di Pontedera
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