Il Tirreno

Il processo

Assalto ai portavalori sull’Aurelia, chiesti oltre 133 anni di reclusione. La svolta nelle indagini grazie ai dispositivi gps

di Stefano Taglione

	L'assalto
L'assalto

Per il basista toscano la pm chiede 12 anni: a settembre la sentenza. La prossima udienza è prevista per il 5 giugno: parleranno le difese

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SAN VINCENZO. Dodici anni per il presunto basista toscano Antonio Moni, fino a 14 anni e otto mesi per alcuni dei componenti del commando armato arrivato dalla Sardegna. Sono le richieste di condanna formulate dalla pubblico ministero Ezia Mancusi nel processo sull’assalto ai portavalori avvenuto il 28 marzo dell’anno scorso sulla Variante Aurelia, a San Vincenzo, quando un gruppo armato di kalashnikov assaltò due blindati della Battistolli portando via oltre tre milioni di euro destinati al pagamento delle pensioni in Maremma.

Le richieste

Davanti al giudice dell’udienza preliminare, ieri mattina, sono stati chiesti nel dettaglio 12 anni per Moni, cinquantacinquenne di Castelnuovo Val di Cecina, difeso dall’avvocato Marco Talini. Per Franco Piras, quarantaseienne di Bari Sardo, e Francesco Palmas, quarantaseienne di Jerzu, entrambi assistiti dall’avvocato Marcello Caddori, la richiesta è di 14 anni e otto mesi. Chiesti inoltre 14 anni per Salvatore Campus, cinquantunenne di Olzai, difeso dagli avvocati Antonio Mereu e Andrea Nieddu. Per Nicola Fois, trentaquattrenne di Girasole assistito ancora da Marcello Caddori, la pm ha chiesto otto anni.

Undici anni e quattro mesi invece la richiesta formulata per Marco Sulis, trentaseienne originario di Galatina ma residente a Villagrande Strisaili, difeso dagli avvocati Giuseppe Talanas e Potito Flagella. Richiesta di 14 anni e 8 mesi anche per Renzo Cherchi di Irgoli, assistito dall’avvocato Angelo Magliocchetti, e per Francesco Rocca di Orotelli, difeso dagli avvocati Giuseppe Talanas e Carlo Ambrosini. Stessa pena invocata per Alberto Mura di Ottana, difeso da Lorenzo Soro, mentre per Giovanni Columbu di Ollolai, assistito dall’avvocato Gabriele Terranova, la procura ha chiesto 14 anni e quattro mesi. Per Salvatore Giovanni Antonio Tilocca di Bottidda, difeso sempre da Terranova, la richiesta è di 14 anni e otto mesi. Infine, per Antonio Stochino di Arzana, unico imputato rimasto e chiamato in causa per il furto di un Iveco Daily, Mancusi ha chiesto l’assoluzione: è difeso dall’avvocato Francesco Marongiu. In tutto sono oltre 133 anni di pena. Durante la prossima udienza, il 5 giugno, sarà la volta delle difese. Sarà così anche nelle due successive. Con la sentenza che potrebbe arrivare a fine estate.

La ricostruzione

Tutti gli imputati avevano scelto il rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena, dopo le richieste di rinvio a giudizio. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe organizzato nei dettagli l’assalto ai due blindati della Battistolli che dal caveau di San Pietro in Palazzi stavano trasportando a Grosseto 4.683.785 euro. Il commando, approfittando di un tratto della Variante Aurelia a San Vincenzo interessato da lavori stradali e quindi rallentato dalle code, ha bloccato i furgoni utilizzando mezzi rubati poi incendiati, costringendo le guardie giurate a scendere sotto la minaccia delle armi da guerra. Il bottino fu di 3.082.754 euro. L’indagine dei carabinieri del nucleo investigativo di Livorno, coordinata dal tenente colonnello Guido Cioli e culminata nell’operazione “Drago”, aveva portato nel maggio scorso all’arresto di quasi tutti i componenti del presunto sodalizio.

Fondamentali per gli investigatori furono il segnale gps della Volkswagen Tiguan rubata a un medico di Orbetello durante la fuga e i cosiddetti “cellulari citofono”, vecchi Nokia senza connessione Internet utilizzati dal gruppo per comunicare nei giorni precedenti al colpo. Analizzati anche i viaggi in nave dalla Sardegna, con destinazione diversi porti italiani. Un’indagine molto complessa, quella dei militari dell’Arma, andata avanti per settimane a partire dal giorno successivo all’assalto armato.

Le accuse

Moni, Campus e Fois – pur avendo, secondo la procura, collaborato all’assalto – non avrebbero partecipato in prima persona, motivo per il quale al contrario degli altri non sono indagati per la ricettazione delle auto. Per il furto dei furgoni poi dati alle fiamme, invece, sono sotto accusa Campus, Piras, Sulis, Tilocca e Stochino. Rapina pluriaggravata, detenzione e porto in luogo pubblico di diverse armi da guerra, esplosivo e armi comuni da sparo, furto pluriaggravato e ricettazione le ipotesi di reato contestate, nel complesso, per l’assalto.

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