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Latte per neonati contaminato: si indaga su due morti sospette – Le marche coinvolte

di Redazione web

	Allarme latte contaminato
Allarme latte contaminato

Raffica di richiami non solo in Italia: al momento non esiste alcuna prova che colleghi direttamente i decessi alla contaminazione, e gli accertamenti sono ancora in corso

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Negli ultimi mesi il mercato del latte artificiale per neonati è stato scosso da una serie di richiami che hanno coinvolto alcuni dei principali produttori internazionali. A far scattare l’allerta è stata la possibile presenza di cereulide, una tossina prodotta dal Bacillus cereus, individuata in un ingrediente utilizzato nella preparazione di diverse formule per la prima infanzia. La vicenda ha rapidamente assunto dimensioni globali, con ritiri di prodotti in numerosi Paesi e un crescente interesse da parte delle autorità sanitarie.

Il maxi richiamo di Nestlé e la diffusione internazionale dell’allerta

Il primo grande intervento è arrivato da Nestlé, che tra dicembre e gennaio ha avviato richiami progressivi su varie referenze di latte in polvere. In Italia sono state segnalate tredici formule, mentre a livello internazionale il provvedimento ha raggiunto una sessantina di mercati, dall’Europa all’Asia fino al Sudamerica. La contaminazione è stata ricondotta a un olio ricco di acido arachidonico (ARA), ingrediente spesso aggiunto alle formule per neonati e prodotto da un fornitore cinese.

Un ingrediente comune che coinvolge più aziende

La questione non ha riguardato solo Nestlé. Poiché lo stesso olio era stato distribuito a più aziende, anche Lactalis, Danone e in Italia Granarolo hanno avviato richiami precauzionali. Tra il 5 e il 23 gennaio il sistema europeo di allerta alimentare (RASFF) ha registrato nove notifiche collegate all’episodio, compresa quella relativa all’ingrediente contaminato. L’elenco dei prodotti coinvolti è vastissimo: per Nestlé si parla di centinaia di referenze commercializzate con nomi diversi a seconda del Paese.

Le indagini francesi su due decessi sospetti

Solo dopo l’esplosione dell’allerta sono emersi due casi che hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica: in Francia sono in corso indagini sulla morte di due neonati che avevano consumato latte artificiale appartenente ai lotti richiamati. Si tratta di un bambino nato il 25 dicembre e deceduto l’8 gennaio, e di una bambina di 27 giorni morta il 23 dicembre. Al momento non esiste alcuna prova che colleghi direttamente i decessi alla contaminazione, e gli accertamenti sono ancora in corso.

Il nodo dei ritardi e le accuse di foodwatch

A sollevare ulteriori polemiche è stata la gestione dei tempi. Secondo l’associazione europea foodwatch, Nestlé era a conoscenza del problema già a inizio dicembre, ma avrebbe proceduto con richiami limitati e non coordinati, nonostante l’ingrediente contaminato fosse utilizzato in più stabilimenti del gruppo. La reale portata dell’allerta è diventata pubblica solo a gennaio, quando è stata identificata la fonte della contaminazione e altre aziende hanno avviato richiami preventivi. Resta aperta una domanda che molti si stanno ponendo: se l’allerta fosse stata comunicata subito, l’evoluzione del caso sarebbe stata diversa?

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