Frana di Niscemi, il geologo Nicola Casagli (Università di Firenze) al vertice con la premier: «Ecco cosa ci aspettiamo adesso» – L’analisi
Il docente ha partecipato alla riunione operativa al Comune di Niscemi alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del prefetto di Caltanissetta, del capo del Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano e dei tecnici impegnati nella gestione dell’emergenza
ROMA. La frana che ha interessato Niscemi, nel Nisseno, non mette in discussione la stabilità dell’intero abitato, ma riguarda il margine del pianoro su cui sorge il paese. A chiarirlo è Nicola Casagli, professore di Geologia applicata all’Università di Firenze e tecnico della Protezione civile, che ha partecipato alla riunione operativa tenutasi al Comune di Niscemi alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del prefetto di Caltanissetta, del capo del Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano e dei tecnici impegnati nella gestione dell’emergenza.
Il docente
«Il pianoro sommitale su cui è costruita Niscemi non si sta muovendo. Si muove il bordo, ma il paese è bello stabile. Non è da evacuare il paese, perché qualcuno parlava di delocalizzare tutto il paese: sono scenari che non esistono», spiega all’Adnkronos Casagli, sottolineando come il dissesto sia localizzato lungo il margine del centro abitato, dove «si è creata una scarpata». La scarpata formatasi ha dimensioni rilevanti: «È molto alta, di circa 50 metri. Essendo terreni sabbiosi, rocce sabbiose, una scarpata così alta e verticale non può resistere a lungo».
«Cosa ci aspettiamo»
Secondo il geologo, è quindi prevedibile un arretramento del fronte: «Quello che noi ci aspettiamo è che ci sia un arretramento della scarpata di qualche decina di metri: potrebbe essere 15, 20, 30 metri, ragionevolmente 30 metri». Un fenomeno che potrebbe verificarsi «nei prossimi giorni, settimane, mesi, forse anni, forse anche all’improvviso», con tempi che non sono al momento determinabili. In questa fase, sottolinea Casagli, la delimitazione delle aree interdette è stata effettuata in modo cautelativo: «È stata fatta una fascia di 150 metri, area rossa, su tutta la lunghezza di 4,5 chilometri, ma in maniera molto prudenziale, perché in questo momento non ci sono dati, non ci sono monitoraggi». Con l’acquisizione di nuove informazioni, «via via che dati e monitoraggi arriveranno, quella fascia verrà ristretta».
Il tema che ha fatto discutere
Sul tema dell’abusivismo edilizio, spesso evocato nel dibattito pubblico, Casagli invita alla prudenza. «Il centro storico di Niscemi è costruito in una zona assolutamente sicura: sta al centro di questo piastrone sabbioso che è appoggiato sulle argille, e quindi se io sto lontano dai bordi evito i problemi». L’espansione verso i margini del pianoro, spiega, «è avvenuta nei secoli e nei decenni, forse nella prima metà del secolo, anni ‘50-’60 massimo», e non riguarda edificazioni recenti. Alcune costruzioni più nuove, situate sotto il pianoro, «sono state demolite dalla frana: non so se fossero abusivi o irregolari, qualunque cosa fossero erano in una zona instabile e infatti sono stati distrutti, ma è poca roba quella che era stata costruita».
Scenari
Guardando al futuro del paese, Casagli delinea uno scenario fatto di delocalizzazioni mirate e monitoraggio costante. «La prima fila degli edifici, forse la seconda, non verranno mai messe a posto: dovranno essere delocalizzate, perché non credo sia possibile fare un intervento di messa in sicurezza di una scarpata così alta con opere di ingegneria a costi ragionevoli».
L’ipotesi è quella di «una fascia, la più stretta possibile, di edifici da delocalizzare», seguita da «un’altra fascia di edifici in cui far rientrare le persone», ma solo a determinate condizioni, con «un sistema di allarme e un sistema di monitoraggio che, in caso succeda qualcosa, possa dare un allarme e mettere in sicurezza persone e cose». La restante parte dell’area interdetta, «la gran parte della fascia dei 150 metri», potrà invece «ritornare agibile».
Fondamentale, in questa fase, sarà il controllo dell’evoluzione del dissesto. «È necessario acquisire dati sulle caratteristiche geologiche e geotecniche dei terreni e, soprattutto, monitorare quello che avviene», spiega Casagli. Un monitoraggio che avverrà anche dallo spazio, grazie ai satelliti radar dell’Agenzia Spaziale Italiana, dell’Agenzia Spaziale Europea e dell’Agenzia Spaziale Argentina.
I satelliti
«Con questi satelliti possiamo vedere su tutti gli edifici di Niscemi e su tutto il terreno circostante la mappa dei movimenti, aggiornandola una volta alla settimana». Se le condizioni meteorologiche resteranno favorevoli, l’evoluzione potrebbe essere graduale: «Se non piove e se non ci sono altri eventi di pioggia eccezionali, ci aspettiamo un lento e progressivo rallentamento della frana che a un certo punto si fermerà», spiega Casagli, riferendosi al corpo principale del movimento franoso. Diversa la situazione della parete: «Ci sarà un lento e progressivo distacco di blocchi, uno sbriciolamento, finché non raggiungerà una pendenza un po’ più dolce». Anche allora, però, la stabilità non potrà mai dirsi definitiva. «Il bordo non è mai una zona sicura», conclude il geologo, ricordando che «oggi non è più legalmente possibile costruire nelle zone a rischio» e che il margine del pianoro di Niscemi «è una zona a rischio».
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