Recinto post-sballo, la presidente dell'associazione Genitori Toscana: «Un argine alle stragi del sabato sera: buona idea usare gli operatori»
Rita Manzani Di Goro guida l'associazione genitori toscana: «Per aiutare gli adolescenti c'è bisogno di tutti, a padrei e madri facciamo dei corsi per intercettare i segnali del disagio»
LIVORNO. «Un gazebo dove i ragazzi possono smaltire la sbornia? Mi sembra una buona iniziativa, diciamo che è più un correre ai ripari che intervenite sul problema a monte. Ma almeno c’è un effetto prevenzione sulle stragi del sabato sera. La cosa rassicurate è la presenza di operatori specializzati che possono seguire i ragazzi e assicurarsi che lascino quella zona solo quando hanno superato la fase critica e sono in grado di tornare a casa in sicurezza». Rita Manzani Di Goro è la presidente dell’A.ge Toscana, l’associazione che ha come obiettivo quello di «aiutare i genitori a diventare consapevoli del proprio ruolo e a muoversi con competenza nel complesso mondo scolastico (e non solo), in modo da essere riconosciuti e apprezzati».
Presidente si può fare qualcosa per i giovani?
«Noi lavoriamo proprio per questo. E per farlo abbiamo bisogno dell’ausilio di tutti: associazioni e Comuni, ma anche il mondo della scuola»
Voi che tipo di attività organizzate?
«Noi lavoriamo sul cyber bullismo, su anoressia, bulimia. Per il prossimo anno scolastico abbiamo in programma una serie di progetti. Ma anche l’abuso di alcol fa parte di queste patologie».
C’è un malessere di fondo tra i giovanissimi?
«Direi di sì. E dal nostro osservatorio è legato alle lacune educative dei genitori che resta comunque il mestiere più difficile del mondo. Per questo stiamo approntando un percorso di educazione e formazione dei genitori per prevenire tutte le devianze dei figli».
Consigli per rapportarsi ai figli?
«Prima di tutto l’ascolto, perché i segnali di malessere ci sono. Conosco persone degnissime che non colgono i problemi, ma non per menefreghismo. È successo anche a un mio amico che non ha colto i segnali di anoressia della figlia. Ecco perché vogliamo organizzare corsi con esperti che ti indirizzano, lezioni che insegnino a leggere determinati comportamenti a livello educativo e avere le necessarie attenzioni. Detto in soldoni: un tirocinio per fare meglio i genitori».
Eppure sembra che il rapporto genitori-figli rispetto a 30-40 anni fa sia più aperto al dialogo.
«È vero, prima si discuteva molto meno, ma era un mondo più facile, c’erano meno libertà. Diciamo che adesso è più difficile perché è necessario educare i figli alla libertà: social, viaggi all’estero, esperienze. In questo mondo ragazzi e ragazze hanno più facoltà ma meno alfabetizzazione e non hanno genitori che si pongono in modo assolutistico come in passato».
Con questo vuole dire che: “ai mie tempi si stava meglio”?
«No, però essendoci meno libertà, c’era più sicurezza. C’erano canali scolpiti e perdere la strada era più difficile. Al figlio si diceva: “Zitto e ascolta”. Ora non è così. L’educazione dovrebbe essere un’alleanza sociale dove sono coinvolti la scuola, gli allenatori per chi fa sport, ma anche i gestori dei bar che magari sono genitori a loro volto e nel momento in cui vedono un ragazzo alticcio non gli danno più da bere».
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