Mangiano alla festa di paese e stanno male: il caso nel borgo amiatino e la spiegazione dell’assessore
Ombre sui tavoli dell’Aperifrasca, sotto la lente la gestione del cibo per le cantine: chiusa la cucina, piano B con il servizio di catering
ARCIDOSSO. C’è qualcosa che non quadra, secondo l’assessore al turismo Ugo Quattrini, nella ricostruzione dei “20 intossicati all’Aperifrasca” a causa – forse, gli accertamenti sono in corso – di pietanze provenienti dalla cucina del Nido di Fate, la sala polivalente del borgo.
Un passo indietro. Siamo alla kermesse che porta in tavola i sapori poveri ma buoni e belli dell’Amiata tra le vie di Arcidosso: quattro serate, da mercoledì 27 a ieri sera (il gran finale), per un viaggio del gusto con vino biologico Montecucco Doc e ricette della tradizione sotto forma di cena itinerante tra le frasche (come si chiamano le cantine di quassù), organizzate in collaborazione con Cantinieri, Ccn “Arcidosso in Vetrina”, Pro loco e numerose associazioni e produttori locali con il sostegno di Enel Green Power e del Distretto Biologico del Montecucco
Sul menu: salumi e insaccati tipici toscani realizzati da produttori locali, formaggi e bruschetta con olio “Bono” Evo di Olivastra seggianese; minestra con cicerchie e farro, polenta al sugo di guanciale di Nero di Maremmana, lingua salmistrata, francesina, carrè di maiale in salsa all’arancia e contorno di pisellini con pancetta di nero di Maremmana. Per dolce zuppa inglese scomposta.
Ma c’è un problema: qualcuno ha dei problemi di digestione e qualcun altro sta un po’ peggio, e va a farsi visitare. E arriva l’Asl con il servizio igiene e prevenzione, fa i controlli e risale fino alla cucina; al trasporto, nello specifico, fino alle frasche (niente da eccepire su qualità dei prodotti e conservazione). Scatta così la prescrizione in attesa di ulteriori approfondimenti. Gli organizzatori si adeguano e nel frattempo si organizzano, chiamando al volo un servizio di catering. E la cosa poteva anche finire qui: chiunque abbia mai mangiato a una sagra conosce bene i “rischi del mestiere”. Ma poi è partito il tam-tam.
L’assessore
«Intanto cominciamo dal fatto che non c’è stato alcun ricovero e che il numero di “venti” è stato dato... tanto per dare», premette Quattrini, un’autentica autorità quando ci si avvicina all’argomento fornelli: «Ho fatto l’oste per sessant’anni è non mi è mai successo (sicuramente sono stato fortunato). In verità c’è da dire che la cucina del Nido di Fate, realizzata un paio di anni fa, era stata concepita per mettere il cibo preparato lì direttamente in tavola e non perché venisse poi trasportato altrove: per questo motivo non si pensò a mettere un abbattitore, per esempio, ma ne metteremo uno».
Anche le verifiche Asl, paradossalmente, possono rivelarsi una buona notizia per chi, a quei fornelli, ci aveva messo il cuore: «Facciamo i corsi Haccp e in casi come questo, oltre al dispiacere per chi sta male, c’è la rabbia: quella di aver fatto star male qualcun altro», racconta poi una volontaria storica di una sagra “dirimpettaia”. La questione, poi, è anche politica. «Si fanno grandi sforzi per promuovere un territorio e poi c’è il rischio che vada tutto per aria per un fatto (che c’è stato, nessuno lo nega) che poteva essere raccontato nella sua dimensione reale», aggiunge l’assessore, che è già alle prese con la preparazione de La Castagna in Festa. Ottobre è dietro l’angolo, e Quattrini intende rassicurare ancora: «In questa storia abbiamo ricevuto grande solidarietà da parte di tutti».