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Il pestaggio di Pisa: i nostri ragazzi prima li giudichiamo passivi, poi li prendiamo a botte

di Sofia Capuano*
Il pestaggio di Pisa: i nostri ragazzi prima li giudichiamo passivi, poi li prendiamo a botte

Un cortocircuito sociale ed educativo

25 febbraio 2024
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A Pisa è andato in scena un cortocircuito. Un cortocircuito educativo, sociale e istituzionale. Nelle ore successive ognuno ha sentito l’urgenza di dire la sua. Negli ultimi mesi, va detto, i giovani sono gli unici che parlano di pace. Ne abbiamo avuto un esempio recente nel teatro più famoso d’Italia. A Sanremo dal palco sollecitazioni su temi importanti, pace, tolleranza, dialogo, dalla platea il giudizio dei grandi, che in tutta risposta ciò che hanno saputo fare è girare le spalle e uscire in segno di dissenso.

A Pisa i ragazzi, insieme, hanno provato a dire che vogliono la pace che poi è ciò che insegniamo loro a scuola. E, soprattutto, credo abbiano provato a dire che vogliono "coerenza". E lo hanno fatto per strada cercando di accrescere la propria presenza all’interno dello spazio pubblico. Gli stessi ragazzi che giudichiamo continuamente come indifferenti, indolenti, passivi. Lo fanno e vengono messi a tacere. Con la violenza. Una violenza giustificata da cavilli burocratici - non avevano chiesto autorizzazione -. La legittimazione della violenza è il primo terribile cortocircuito. E preoccupante è quanto accaduto nelle ore successive.

Adulti, molti, che innalzano la bandiera del "non possono esserci solo i diritti, ci sono anche i doveri", che è una cosa spaventosa, come spaventoso e pericoloso è il presentare diritti e doveri come le due facce della stessa medaglia. I diritti e i doveri entrano in relazione sistemica sulla base di principi inviolabili che ne definiscono il senso e la connessione. La questione della violenza si colloca nell’ambito della legittimità dei mezzi. Si può considerare la violenza uno strumento moralmente accettabile per raggiungere dei fini ritenuti giusti? E la si può considerare tale se la violenza è agita contro soggetti verso i quali abbiamo un dovere educativo e formativo nonché di protezione?

Miope la visione secondo la quale all’educazione devono pensare la famiglia e la scuola. La responsabilità educativa nei confronti dei ragazzi è di tutta la comunità a partire dalle istituzioni. Si legge ovunque in queste ore "Sto dalla parte della polizia". Dire ciò in questo momento significa dire che la polizia è e deve essere quello che abbiamo visto. Interessante sarebbe chiedere agli uomini e alle donne delle forze dell’ordine se questo sono. Questi slogan non fanno altro che alimentare una pericolosa sfiducia nelle forze dell’ordine descrivendole come nemiche e non come quello che dovrebbero essere, ovvero rappresentanza delle istituzioni a cui rivolgersi con fiducia.

A Pisa è andato in scena il cortocircuito, si è giocato a braccio di ferro per far capire che né il dissenso né il disaccordo sono tollerati: quei ragazzi passivi, indecenti, menefreghisti si son presi quelle botte che probabilmente ci meritiamo noi per ogni volta che abbiamo parlato di loro giudicandoli con sufficienza e supponenza e per ogni volta che dimentichiamo la responsabilità educativa che ognuno di noi ha e deve necessariamente ricordare. In ogni ruolo e a qualsiasi livello.

* sociologa e dottore di ricerca in Storia e Sociologia della Modernità

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