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L'uragano Vasco a Firenze: brividi a ritmo di rock. Una notte indimenticabile

«Bentornati: vivi, sani, lucidi», l’urlo rivolto ai 63mila in delirio. Dall’ XI Comandamento a Siamo solo noi, fiumi di emozioni


03 giugno 2022 Francesca Bandinelli


Firenze Lo canta subito Vasco: “Avanti il popolo del cambiamento, avanti il prossimo comandamento”. La prima canzone del nuovo album, “XI Comandamento”, apre il concerto fiorentino. È una frazione di secondo: il tempo resta sospeso. I sessantatremila accorsi alla Visarno Arena sono lì, cuore in gola e sguardo fisso . Il Komandante è tornato. “Bentornati: vivi, sani e lucidi. Finalmente di nuovo insieme a firenze”. Da un palco gigantesco, grande quanto un palazzo di nove piani, con migliaia di luci e una potenza acustica di 750 mila watt, l’abbraccio è immediato. Reciproco. Vasco da una parte, che salta con l’euforia di un bambino al lunapark - la musica, la sua gente: apoteosi perfetta - Firenze dall’altra. Brividi e lacrime, felicità e adrenalina. È tutto un crescendo, perché lui, “L’uomo più semplice” è lì, per fare ancora la storia.

Alle Cascine, Vasco c’era stato quasi quarant’anni fa. “Bollicine Tour”: da “Colpa di Alfredo” a “Vita spericolata”, da “Ieri ho sgozzato mio figlio” a “Vado al massimo”. C’erano appena cinquemila persone, molti all’esterno, arrampicati sui tetti delle macchine e sui cartelli della segnaletica stradale. Quasi quattro lustri dopo, i numeri sono più che decuplicati. Potere del rock e dell’arte della parola, capace di cancellare la carta d’identità, di unire generazioni intere. Perché sì, ci sono bambini o poco più e ci sono pure quelli coi capelli bianchi, lì sul prato, perché certe emozioni puoi solo viverle. E allora subito un tripudio di passione, con “Ti prendo e ti porto via” e “Se ti potessi dire”. “Erano tre anni che volevo cantare questa canzone” ha continuato, lasciando tutti “Senza parole”.



L’attesa

La corsa più rapida, alla Usain Bolt, scatta alle 12. Nonostante le ore d’attesa davanti ai cancelli della Visarno Arena e la notte di canzoni cantate come un’eterna playlist. “Siamo qui, pieni di guai, a nascondere quello che sei dentro quello che hai, a difendere quello che poi non dipende da noi” urla la gente. Conta solo questo. E quello scatto all’inizio, vale tutto: il posto in prima fila, lì a pochi metri da lui, il Komandante. È questione d’orgoglio, prima di tutto. I più veloci tengono il posto per due, appoggiati alle transenne, in attesa di stendere i teli e cominciare la festa. Il valore aggiunto, oltre al comune sentire, resta l’amicizia, perché i rapporti nati lì, sotto al palco, sono più forti dei patti di sangue. Ci si riconosce sulla base delle date, tra chi racconta dell’ultimo appuntamento in un Delle Alpi poi distrutto e chi ricorda la grandezza del Modena Park, il concerto del secolo. L’attesa attenua le passioni mediocri, sosteneva La Rochefoucauld, e aumenta quelle più grandi: magari Vasco, presto, metterà in musica anche questo. Di certo è la filosofia della sua combriccola. L’attesa, gli oltre due anni vissuti in lockdown quasi perenne, hanno logorato molto, ma non la passione di questa gente.


Un mondo migliore

I dialetti si mescolano, come i panini che dallo zaino di ciascuno in un attimo diventano della comunità. Si ride, finalmente, e si parla, senza filtri né maschere, di nuovo seduti al grande tavolo della vita. E allora si, “forse era giusto così. Forse, ma forse ma si”. Più forti di tutto, del caldo - lo stesso Vasco, al suo arrivo alle Cascine per la ricognizione, giovedì, sui suoi social si è chiesto: «Siamo a Firenze o in Arabia Saudita?» - del virus e, soprattutto, della paura. Quella che basta una canzone qualunque, tra “Vivere” e “Siamo solo noi” e tutto si fa più chiaro, meno complicato. Uomini e donne in costume, con i vaporizzatori d’acqua a dare sollievo aspettando il calare della notte, l’inizio dello show e gli uomini del soccorso lì in un angolo, pronti all’intervento ma pure loro con sguardo felice, intenti ad osservare i sorrisi della gente. Il grido contro la guerra, dopo i cartelli di Imola e Trento, si leva anche dal Visarno: nessuno sta più in silenzio.



La ciurma

La festa è per tutti. Per Vasco e per la sua truppa, a cominciare dall’ormai consolidata band. Ci sono Stef Burns e Vince Pastano (chitarra), Andrea Torresani (basso), Alberto “il lupo maremmano” Rocchetti (tastiere), Frank Nemola (cori), Matt Laug (batteria), Beatrice Antolini (imbattibile polistrumentista), Andrea Ferrario (sax),Tiziano Bianchi (tromba), e Roberto Solimando (trombone). E, soprattutto, c’è lui, Claudio Golinelli, il “Gallo”, al basso, stavolta nei panni di “guest star”. Applausi (e reggiseni) sono anche per lui, protagonista indiscusso del popolo del Blasco, oltre a Diego Spagnoli, il direttore di palco e la colonna sonora delle presentazioni ufficiali del gruppo, tra riff di chitarra e assoli di batteria e fiati. È un’emozione con la voce, di quelle che non finiscono mai.


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