Max Allegri, dal gabbione di Livorno al ritorno al Milan: l’aneddoto sulla figlia e tre parole chiave in conferenza stampa
Il tecnico ha tracciato la linea della sua seconda vita rossonera, undici anni dopo la fine della prima avventura
Massimiliano Allegri è tornato, con la solita ironia e la chiarezza delle grandi occasioni. Nella sua prima conferenza stampa da nuovo allenatore del Milan, nel primo pomeriggio di lunedì 7 luglio, ha tracciato la linea della sua seconda vita rossonera, undici anni dopo la fine della prima avventura. «Ho ripreso la camera numero 5 a Milanello: è il mio numero fortunato, è il giorno in cui è nata mia figlia, che mi ha reso nonno. Sono diversamente giovane», scherza il tecnico livornese, che si dice «felice ed entusiasta» per questa nuova sfida.
«In questi anni ho vinto più del Milan, ma non sono più bravo degli altri»
Nel tornare a parlare della sua carriera, Allegri riconosce il valore del percorso fatto. «È vero, in questi anni ho vinto più del Milan, ma non per questo sono più bravo. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi dirigenti, da Berlusconi a Galliani, e con ottimi giocatori. Ringrazio anche la Juventus, dove ho vissuto otto anni importanti, e persone a cui sono legato come Andrea Agnelli e John Elkann».
«Il Milan deve tornare a essere un blocco unico»
Sul presente, Allegri è chiaro: «La società deve sostenere il lavoro del campo, essere compatta. Questo Milan lo sarà, ne sono convinto. La rosa è di qualità, sto imparando a conoscere i ragazzi. Il lavoro del direttore sportivo e della dirigenza sarà fondamentale per completare la squadra nel modo giusto, da qui al 31 agosto. L’obiettivo? Arrivare a marzo nelle condizioni migliori per giocarci tutto».
Obiettivo Champions, non proclami sullo scudetto
«Il Milan è un club mondiale, e come tale deve tornare in Champions. Questo è il primo obiettivo», ribadisce il tecnico, che evita proclami. «Dire che puntiamo allo scudetto oggi serve solo ai giornalisti. Noi dobbiamo lavorare con ambizione e concretezza: il campionato si gioca ogni domenica, e il campo non mente. Ne riparliamo a marzo».
Sul Milan dello scorso anno: «Non è il momento di giudicare»
Allegri evita commenti sulla stagione appena conclusa: «Non ero qui, sarebbe scorretto giudicare. Ho visto un Milan che ha comunque vinto un trofeo e raggiunto una finale. Questo significa che la qualità c’è. Ora sta a me farla emergere, lavorando con tutti, dallo staff alla società, fino ai magazzinieri. Servono unità, entusiasmo, professionalità».
Maignan capitano, Leao vice: «Sono i leader giusti»
Allegri conferma Maignan capitano e promuove Leao vice. «Mike è uno dei migliori portieri d’Europa, sono contento sia rimasto. Rafa sta entrando nella sua maturità: l’ho visto più responsabile, ci sono le basi per una grande stagione».
Modulo? «Intanto mettiamoli bene in campo...»
Tra una battuta e l’altra, Allegri si tiene sul vago sul modulo («Vediamo, intanto cerchiamo di schierare i primi dieci bene…»), ma torna su un concetto chiave: «Fare più gol e subirne meno. La differenza reti conta, da quando ero bambino. Solo una volta lo scudetto non è andato alla miglior difesa. I numeri qualcosa dicono».
Mercato, Vlahovic e Theo: «Condiviso tutto con la società»
Sul mercato: «Le scelte fatte sono state condivise, oggi ho 25 giocatori, forse troppi. Vedremo le opportunità che ci porterà il mercato fino al 31 agosto». Su Dusan Vlahovic, Allegri glissa con affetto: «È un ragazzo straordinario, lo conosco da giovane alla Fiorentina, ma oggi è della Juve». Su Theo Hernandez, partito verso nuovi orizzonti: «Gli auguro il meglio, è un grande giocatore».
«Tutti uniti verso un’unica direzione»
Nel finale, Allegri si dice convinto della struttura del club: «Ho trovato una società con ruoli chiari. L’arrivo di Tare è un valore aggiunto, tutti remiamo dalla stessa parte. Ho incontrato anche la proprietà: persone presenti, con cui condividere un progetto». E ai tifosi manda un messaggio diretto: «Sappiamo che la fiducia va riconquistata, ma lo faremo con il lavoro quotidiano. I risultati sono ciò che conta, e abbiamo bisogno del loro sostegno».
«Da oggi, una stagione nuova»
«Fare l’allenatore è una fortuna. Il Milan ha un fascino meraviglioso, e tornare qui per me è un onore. Sì, sono cambiato: ho più esperienza, qualche capello in meno e tanta voglia di migliorare ancora. Perché nel calcio non ci si mantiene: o si cresce o si cala. E io voglio crescere». Poi conclude con un sorriso: «Dicono che gioco male? È il gioco delle parti. A me interessa vincere. E per vincere serve grinta, passione e divertimento. Da oggi, si riparte».
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