Prato, operai e sindacalisti in piazza per difendere i picchetti – Video
Dopo lo sgombero al presidio Acca di Seano, lavoratori e Sudd Cobas rilanciano la vertenza contro licenziamenti, sfruttamento e caporalato
PRATO La piazza si riempie nel pomeriggio, mentre da Seano arriva ancora l’eco del cancello presidiato e dello sgombero di venerdì. Arrivano gli operai Acca, i sindacalisti del Sudd Cobas, cittadini, associazioni, partiti, pezzi delle istituzioni. Secondo gli organizzatori sono in millecinquecento. Molti meno per la Questura. Camminano dietro una frase che diventa il titolo della giornata: «Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù».
Il corteo nasce dopo le immagini della polizia davanti al magazzino di via Copernico, con gli operai trascinati via dal presidio che da giorni blocca la merce e chiede il ritiro dei licenziamenti. Quelle immagini, per il sindacato, segnano un confine. Da una parte chi rivendica il diritto di sciopero come unico argine allo sfruttamento nel distretto. Dall’altra chi, secondo il Sudd Cobas, ha festeggiato lo sgombero: caporali, imprenditori dell’evasione, aziende dei chiudi e riapri.
La piazza risponde con una parola d’ordine semplice: «Giù le mani dai picchetti». Non è soltanto la vertenza di Acca, logistica cinese con circa cento posti a rischio dopo l’annuncio della chiusura. È il punto in cui il conflitto sul lavoro torna a incrociare la politica, la legalità, il rapporto tra istituzioni e distretto parallelo. Gli operai dicono che il lavoro continua, ma viene spostato altrove per cancellare due anni di conquiste. Parlano dei carichi intercettati in strada, dei furgoni, dei facchini, dei magazzini trasformati in parcheggi.
Il presidio di Seano va avanti a oltranza. Davanti al Comune i sindacalisti chiedono che le istituzioni scelgano senza equilibrismi. Per loro il picchetto resta lo strumento che ha permesso di strappare contratti e dignità dove prima dominavano nero, paura e caporalato. «Il diritto di sciopero non si tocca», ripetono dal corteo. Acca, dicono, deve ritirare i licenziamenti e riportare il lavoro nei magazzini.
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