Il Tirreno

Prato

Verso il voto

Prato, sulle candidature è un muro contro muro in entrambi gli schieramenti

di Paolo Nencioni

	Matteo Biffoni, ex sindaco di Prato e consigliere regionale del Pd
Matteo Biffoni, ex sindaco di Prato e consigliere regionale del Pd

Matteo Biffoni resiste alle pressioni dell’area Schlein, Rita Pieri è quasi fuori dai giochi. E incombe il termine della presentazione delle firme: qualcuno potrebbe non farcela a raccoglierne 350

4 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Se fino a qualche tempo fa le indecisioni di centrodestra e centrosinistra nella scelta di un candidato sindaco potevano assomigliare a quelle regate della Coppa America nelle quali la barca in vantaggio aspettava la mossa dell’inseguitrice per regolarsi di conseguenza, o a quelle corse di ciclismo su pista in cui i due contendenti stanno in surplace prima dello scatto decisivo, ora ricordano una delle ultime scene del film Point Break, quella in cui Patrick Swayze, il capo dei banditi, e Keanu Reeves, l’agente infiltrato dell’Fbi, sono in caduta libera col paracadute e nessuno si decide a tirare la cordicella. Il punto di rottura però si avvicina e si rischia lo schianto.

Situazione inedita

Tutti dicono che passerà un altro fine settimana senza che dai partiti arrivi un’indicazione chiara, e lunedì mancheranno appena 41 giorni alle elezioni comunali del 24 e 25 maggio. Ma soprattutto appena dieci giorni al termine per la presentazione delle liste, per le quali serve appunto un candidato sindaco.

Una situazione inedita a Prato, proprio nell’anno in cui sarebbe servito uno sforzo straordinario da parte dei due schieramenti per dare una guida sicura alla città dopo dieci mesi di commissariamento, altro inedito nella storia repubblicana. E invece la situazione di impasse sembra voler durare fino all’ultimo giorno utile.

L’impasse

Il centrodestra ha bruciato un candidato dopo l’altro e ora attende un segnale da Roma, che al momento non arriva. Il centrosinistra è fermo all’ipotesi Matteo Biffoni ter, la ricandidatura al terzo mandato per l’ex sindaco ora consigliere regionale, ma ancora la sintesi non è stata trovata. I rumors dicono che lo scoglio sia la volontà, da parte dell’area Schlein, di fare un accordo pre-matrimoniale che stabilisca un vice sindaco gradito alla maggioranza interna e un sistema di pesi e contrappesi dentro la giunta (anche se l’eventuale elezione di Biffoni porterebbe la schleiniana Marta Logli in Consiglio regionale). Il diretto interessato, invece, resta fermo sulle sue posizioni, cioè nessun accordo prima delle elezioni e poi in caso di vittoria mano libera nella scelta degli uomini della sua squadra. Al momento dunque è un muro contro muro e la Direzione provinciale, cioè l’organo che dovrebbe indicare il nome del candidato sindaco, non è stata ancora convocata, con Capitan America, il segretario reggente Christian Di Sanzo, che avrebbe davvero bisogno dei super-poteri per mettere d’accordo le tante anime del partito.

Sull’altro fronte, quello del centrodestra, la situazione è se possibile ancora più complicata. Ufficialmente è rimasto in campo il solo Claudiu Stanasel, il leghista che si è auto-candidato sindaco e ha fatto affiggere i manifesti in città, ma non sarà lui a correre per quella poltrona. Doveva essere la forzista Rita Pieri, che però da giorni ha dovuto prendere atto che il suo nome non è gradito a tutto lo schieramento. Per la verità nemmeno a tutta Forza Italia (chiedere alla deputata Erica Mazzetti). E ora si cerca una soluzione last minute. Dicono che nell’ultimo vertice locale della coalizione sia stato fatto nuovamente il nome di Gianluca Mannelli, proposto della Misericordia, che però correrebbe solo se non corresse Matteo Biffoni, e dunque…

«Non ci sono più i tempi né le condizioni – riflette Rita Pieri – anche se in politica può sempre succedere di tutto. Di sicuro in 32 anni non avevo mai visto una cosa così. Fin dall’inizio ero convinta che servisse un candidato politico, perché di fronte a una crisi politica si risponde con la politica». Intanto il civico Claudio Belgiorno (ex FdI) dice di essere pronto a sedersi al tavolo del centrodestra, se gli trovano un posto.

Caccia alle firme

Ma i tentennamenti dei partiti rischiano ora di produrre una conseguenza non di poco conto. Se come sembra le liste ufficiali dei due schieramenti non saranno pronte se non a una settimana o poco più dalla scadenza per il deposito in Tribunale, qualcuno potrebbe non farcela a raccogliere le 350 firme necessarie (in realtà ne servono 500 per stare tranquilli). E non stiamo parlando solo di partitini, ma anche di forze politiche che fino a qualche tempo fa andavano per la maggiore. Una ulteriore difficoltà è che non ci sono consiglieri comunali in carica, quelli che si prestavano a certificare la corretta raccolta. Bisognerà rivolgersi ai pochi consiglieri provinciali oppure convincere i notai a lavorare anche l’ultimo fine settimana utile, quello del 18 e 19 aprile. Tenuto conto delle parcelle di questa categoria, per le casse dei partiti potrebbe essere un bagno di sangue. 

Primo piano
Il caso

Aggredisce la compagna di classe a colpi di forbici. La scusa, l’agguato in bagno e l’ipotesi choc: «Emulazione dopo aver visto un video sui social»

di Andreas Quirici
Speciale Scuola 2030