Prato, FdI ironizza sull’assunzione di Bosi: «Il Pd non lascia indietro nessuno»
L’opposizione critica l’ingresso in Comune dell’ex assessore ed ex segretario del Partito democratico
PRATO. Ha provocato l’immediata e polemica reazione di Fratelli d’Italia la notizia dell’assunzione dell’ex assessore e ed ex segretario del Partito democratico, Gabriele Bosi, in Comune a Prato come istruttore amministrativo.
«Il rientro di Gabriele Bosi nel Comune di Prato come funzionario EQ – ovvero ad elevata qualificazione – assunto a tempo indeterminato, a meno di un anno dalla fine del suo mandato da assessore e a pochi mesi dalla vittoria di un concorso presso la Provincia di Siena, è molto più di un fatto amministrativo – si legge in una nota del gruppo consiliare di FdI _ È un atto politico, e come tale va giudicato. Bosi non è un dipendente qualunque. È stato per anni uno dei volti più riconoscibili del Partito democratico: segretario provinciale, consigliere comunale, assessore, figura centrale nella rete di comando che da oltre vent’anni governa la città. Oggi rientra nel medesimo ente in cui ha esercitato potere politico per un decennio, non attraverso una nuova selezione, ma tramite lo scorrimento di una graduatoria pubblica».
«Nel frattempo, la moglie di Bosi, Chiara Bartalini, in quota M5S – continua la nota di FdI – siede oggi in giunta con la stessa delega al Turismo che era in capo al marito fino al 2024. Una successione tutta in famiglia che aveva già suscitato perplessità in città e maldipancia nella maggioranza. Ora il ritorno di Bosi in Comune, questa volta da dipendente strutturato, apre una questione di opportunità grande come una casa».
«Fu proprio il M5S, rappresentato dalla stessa Bartalini, a dire che avrebbe voluto aprire le istituzione come una scatoletta di tonno – attacca Fratelli d’Italia – ed è legittimo domandarsi: quali garanzie sono state offerte affinché la procedura di assunzione fosse realmente indipendente da ogni interferenza data l'importanza politica si Bosi negli ultimi anni? E ad ogni modo la maggioranza M5S-Partito democratico ritiene opportuno tutto quello che è avvenuto?».
Secondo Tommaso Cocci, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, non si tratta di un caso qualunque: «Non discutiamo il piano giuridico, ma quello politico. Non può diventare normale che chi ha esercitato potere politico rientri da tecnico a distanza di pochi mesi, nello stesso Ente e mentre la propria famiglia siede in giunta. È una questione di credibilità istituzionale, di imparzialità percepita, di tutela dell’etica pubblica. Il Comune di Prato non è una dependance del Partito democratico».
Perché, sempre secondo l’opposizione di FdI, «al di là degli aspetti formali, esiste un principio più profondo: chi governa deve rendere conto anche della proprie scelte, non solo della mera legittimità degli atti. E tra chi governa è ovvio ci sia anche Bosi, che non può essere rubricato a privato cittadino».
«Questa non è solo un’assunzione – conclude Cocci – ma la fotografia nitida di un metodo: quello in cui il potere si autoalimenta e si ricolloca, sempre nello stesso perimetro. Il sindaco Bugetti aveva detto in campagna elettorale che non avrebbe lasciato indietro nessuno: ma doveva specificare che si riferiva ai suoi uomini e al suo apparato di potere. Mentre su molte deleghe la Giunta è in un ritardo disastroso, quella al centro per l'impiego va a gonfie vele. Il Comune è di tutti, non di chi lo ha governato ieri e intende continuare a controllarlo anche domani».
