L’opposizione attacca la sindaca di Prato sui finanziatori della campagna elettorale
Documento congiunto dei gruppi di minoranza in consiglio comunale: «Bugetti una e bina, non puoi stare coi cinesi e con gli operai pachistani»
PRATO. Passata l’emergenza maltempo, i gruppi di minoranza in consiglio comunale non hanno perso l’occasione per attaccare la sindaca Ilaria Bugetti sul tema dei finanziatori della sua campagna elettorale e ieri pomeriggio, 18 marzo, hanno diffuso un duro comunicato, firmato da tutti i gruppi di opposizione presenti in consiglio, nel quale accusano senza mezzi termini la prima cittadina di trasformismo. In particolare per aver accettato i contributi di alcune aziende cinesi.
«Una e bina. Ha sicuramente dei margini di miglioramento, ma il nostro sindaco dimostra già doti soprannaturali – si legge nel comunicato – Infatti, Ilaria Bugetti è in grado tanto di farsi finanziare dai pronto moda cinesi accusati di sfruttamento dai Sudd Cobas quanto di presenziare alle manifestazioni degli stessi Sudd Cobas, di partecipare al palco Uil sullo sfruttamento del lavoro e poi di arringare in campagna elettorale la comunità pakistana. Un trasformismo degno di nota, se non fosse che qui non si parla di teatro, ma della vita reale dei cittadini pratesi».
«Il sindaco ha dichiarato che “contano i fatti” – ricordano i gruppi di opposizione – Perfetto, ma quali fatti contano davvero? La sua vicinanza di circostanza alle battaglie contro lo sfruttamento o i bonifici ricevuti dalle aziende davanti a cui protestano gli stessi sindacalisti che vengo sgomberati poi dalla Polizia Municipale del Comune di Prato? Alla luce di questi dati, vogliamo replicare anche a chi, nel centrosinistra, volle sottolineare la mancata presenza del centrodestra alla manifestazione sindacale del 14 ottobre scorso. Ecco, noi non abbiamo bisogno di partecipare a manifestazioni politicamente strumentalizzate per lavarci la coscienza. Noi denunciamo questa situazione da trent’anni, mentre la sinistra fa finta di non vedere e poi si mette a sedere – con tanto di Iban – con chi, a detta degli stessi sindacati con cui sfila, alimenta quel sistema di illegalità. Le alzate di spalle di fronte a questa vicenda non sono accettabili. I rapporti della sindaca e del Partito democratico con certi finanziatori devono essere chiariti pubblicamente. Facciamo nostre le parole del senatore di Avs (Tito Magni, ndr), che lunedì scorso, dopo aver visitato il distretto di Prato, ha affermato: “A Prato non c’è solo sfruttamento, c’è una vera e propria schiavitù. Il sistema criminale delle aziende apri e chiudi va sradicato alla radice”».
«Quindi no – attacca la minoranza – certi bonifici non possono essere derubricati a normale sostegno politico. La situazione di Prato è riconosciuta in maniera bipartisan da chi ha l’onestà intellettuale di sottolinearla. Peccato che l’unica a non vederlo sia proprio la sindaca. Il centrodestra, senza mielose attestazioni, appena arrivato al governo del Paese, si è occupato immediatamente delle aziende apri e chiudi, effettuando sul nostro territorio ben due sopralluoghi parlamentari sul tema del lavoro e dello sfruttamento. Ecco, questi sono fatti univoci e non bini».
I gruppi di opposizione si riferiscono ai contributi elettorali, per un totale di circa 14.000 euro, versati da un gruppo di confezioni e aziende cinesi, in particolare dal maglificio di via Paronese che era stato accusato di sfruttare quattro lavoratori pachistani, poi regolarizzati. I contributi risalgono alla primavera dell’anno scorso, mentre la vicenda del maglificio è emersa solo nel gennaio di quest’anno.
