Capannoli paese dell’arte con “Metamorfosi”, il viaggio visivo di Valentina Bosio Rivas – La mostra a teatro
Il lavoro dell’artista italo‑nicaraguense nasce dall’incontro tra tecniche di invecchiamento della pellicola, sovrapposizioni di immagini e interventi pittorici che dialogano tra loro fino a creare superfici vive, in continua mutazione
CAPANNOLI. Sabato 17 gennaio alle 17, nel Teatro di Capannoli, si inaugura “Metamorfosi”, la nuova mostra dell’artista italo‑nicaraguense Valentina Bosio Rivas, un percorso visivo che esplora il confine mobile tra memoria, percezione e trasformazione interiore.
Un dialogo tra fotografia e pittura
Il lavoro di Bosio Rivas nasce dall’incontro tra tecniche di invecchiamento della pellicola, sovrapposizioni di immagini e interventi pittorici che dialogano tra loro fino a creare superfici vive, in continua mutazione. Gli effetti di muffa che corrodono il supporto fotografico diventano tracce di un passato fragile, che non scompare ma si rigenera, trasformando ciò che appare consumato o perduto in una materia simbolica e pulsante.
L’immagine come processo, non come risultato
Nelle opere dell’artista l’immagine non è mai definitiva: vibra, si dissolve, si ricompone. Questi processi diventano metafora di ciò che accade nella mente, nei meccanismi sinaptici attraverso cui percepiamo la realtà in modo soggettivo, risonante, mai stabile. Il risultato è un linguaggio visivo instabile, in costante dissolvenza, proprio come la memoria: segreta, non nitida, imperfetta e per questo autentica.
Un viaggio emotivo tra radici e ombre
Le opere seducono, commuovono, talvolta disorientano. Affondano nelle radici dell’artista come voli mentali ed emotivi, invitando chi osserva a confrontarsi con la propria ombra: mutevole, intima, inevitabile. È un incontro che non rassicura, ma che apre a una metamorfosi continua, legata tanto alla contemporaneità quanto al passato.
Una trasformazione che riguarda tutti
“Metamorfosi” propone un viaggio in evoluzione costante, dove ogni immagine diventa un passaggio, un varco, una possibilità di riscrittura. Un invito a immergersi in un processo che non si conclude mai, proprio come la memoria e l’identità.
