Il Tirreno

Escalation

Guerra Iran‑Israele‑USA, distrutto velivolo italiano: «Era elemento indispensabile per la nostra Task Force». Israele riapre valico di Rafah

di Mario Moscadelli e Tommaso Silvi

	Un deposito di petrolio bombardato in Iran 
Un deposito di petrolio bombardato in Iran 

Tensione alle stelle in Medio Oriente: tra nuove esplosioni, raid letali e accuse di complotti internazionali, la crisi coinvolge Iran, Israele, Stati Uniti e l’intero scacchiere del Golfo

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Lo Stretto di Hormuz resta il punto cardine della guerra fra Iran, Israele e Stati Uniti. Sarebbero circa 1000 le navi attualmente in attesa di attraversare il braccio di mare, fra cui 200 petroliere che trasportano rifornimenti di greggio necessari in tutto il mondo. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, senza fare nomi, ha detto che Teheran è stata contattata da «diversi paesi» che «desiderano un passaggio sicuro per le loro navi». Secondo il responsabile della diplomazia iraniana la colpa di quanto sta accadendo è totalmente dovuta «all'aggressione da parte degli Stati Uniti».

Uno scontro a tutto campo, bellico ma anche verbale. Donald Trump infatti ha fatto sapere di non essere pronto a raggiungere un accordo perché «le condizioni non sono ancora abbastanza buone». Quanto alla nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, «non so se sia vivo - ha detto il tycoon - se lo è dovrebbe fare una cosa molto intelligente per il suo Paese, cioè arrendersi». Parole a cui gli iraniani hanno risposto per le rime. «Non vediamo alcun motivo per cui dovremmo parlare con gli americani», ha ribadito Araghchi facendo riferimento agli ultimi negoziati che non sono stati «un'esperienza positiva».

Intanto la guerra agli Stati Uniti sarebbe già costata circa 12 miliardi di dollari. Se gli Stati Uniti si concentrano sullo stretto di Hormuz anche l'alleato israeliano prosegue nella sua offensiva. L'esercito israeliano infatti - secondo quando dichiarato dal suo portavoce - prevede di andare avanti «almeno altre tre settimane» in quanto ci sarebbero ancora «migliaia di obiettivi ancora da colpire». «Non lavoriamo con il cronometro»", ha aggiunto.

Dai Pasdaran sono giunte invece minacce dirette a Benjamin Netanyahu. «Continueremo a dargli la caccia e lo uccideremo», ha fatto sapere il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Sarebbero proprio i Pasdaran, secondo Israele, i mandanti degli attentati dinamitardi contro siti ebraici in Belgio e nei Paesi Bassi. Nell'ultimo attacco contro Israele l'Iran ha fatto sapere di aver usato anche il nuovo missile balistico superficie-superficie a medio raggio Sejil. Un'arma che - a quanto spiegato da Teheran - è in grado di percorrere la distanza tra il sito nucleare di Natanz e Tel Aviv in sette minuti.

Resta difficile la situazione pure per quanto concerne il Libano dove si tenta di allestire dei negoziati diretti fra le autorità di Beirut e il governo israeliano mentre lo Stato ebraico prosegue i suoi attacchi nei confronti di Hezbollah. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, ha però già fatto sapere che non intende avviare colloqui con la controparte libanese nei prossimi giorni e fino a quando il governo di Beirut non adotterà "misure serie per impedire a Hezbollah di sparare". Una situazione esplosiva che interessa anche il contingente dell'Unifil, del quale fanno parte anche soldati italiani. Nelle ultime ore i Caschi Blu della missione Onu hanno reso noto di essere stati presi di mira da "gruppi armati non statali" libanesi. Non ci sono stati feriti.

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