Il Tirreno

Pontedera

L’incontro

Il comandante Alfa e la rivelazione agli studenti di Pontedera: «Vi racconto quando ho deciso che avrei combattuto i mafiosi»

di Marco Sabia

	Il comandante Alfa coi ragazzi del Fermi di Pontedera
Il comandante Alfa coi ragazzi del Fermi di Pontedera

La testimonianza e i consigli del fondatore del Gruppo d’intervento speciale: «Quel tuffo da venti metri nel fiume Belice che ha cambiato la mia vita»

24 febbraio 2023
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PONTEDERA. Ha deciso che avrebbe combattuto la mafia dopo che i figli dei mafiosi del suo paese – Castelvetrano, lo stesso di Matteo Messina Denaro – gli avevano picchiato il cane come risposta al fatto di averli sfidati e battuti in una prova di coraggio, che consisteva nel lanciarsi da un ponte alto venti metri lungo il fiume Belice. Giovedì 23 febbraio – nell’aula magna dell’Itcg Fermi di Pontedera – è andato in scena un incontro che ha visto come protagonista il Comandante Alfa, fondatore del Gis (Gruppo d’intervento speciale) dell’Arma e carabiniere più decorato d’Italia. Alfa – che protegge tutt’ora la sua identità grazie al passamontagna mephisto – ha colloquiato coi ragazzi sì sul tema della mafia ma soprattutto sul bullismo, perché l’incontro nasceva proprio per sensibilizzare su questo aspetto.

Il comandante Alfa ha raccontato ai ragazzi (l’aula magna era piena di classi terze) che da ragazzino si era comportato da bullo, salvo poi cambiare idea: «Anch’io ho fatto atti di bullismo, perché credevo che il rispetto si guadagnasse con atti di prevaricazione. E invece no, il rispetto arriva se aiuti gli altri. Per questo vi dico di stare uniti e di aiutarvi, anche nel far sentire le vostre ragioni». Alfa, inoltre, ha dipinto un quadro del bullo: «Non ha amici, quelli che crede tali sono lì solo perché hanno paura. Per questo il bullo è destinato a isolarsi e a rimanere solo. E il bullo è anche un codardo, come quei figli di mafiosi che mi picchiarono il cane dopo che io li avevo derisi per non aver mostrato il mio stesso coraggio; eravamo su un ponte lungo il fiume Belice, dovevamo lanciarci ma alla fine io fui il solo – e non sapevo nuotare – a farlo, mentre i figli dei mafiosi rimasero sul parapetto. Così io li presi in giro e per tutta risposta picchiarono il mio cane, che mi aveva regalato mio nonno, figura per me fondamentale. Da allora ho deciso che avrei sempre combattuto persone come quelle».

Il Comandante Alfa ha raccontato agli studenti di aver conosciuto Matteo Messina Denaro perché vivevano nello stesso paese, dove peraltro il padre dell’ultimo dei grandi latitanti (arrestato lo scorso 16 gennaio), era esponente della più potente famiglia mafiosa del trapanese, che riusciva a trattare faccia a faccia coi sanguinari corleonesi. Alfa riuscì a ribellarsi, di fatto a trovare quel coraggio di contrastare ciò che considerava ingiusto (e criminale). Anche un ragazzo gli ha fatto questa domanda e il carabiniere pluridecorato ha risposto che la vicenda del cane, l’esempio del nonno e la triste fine di un cugino lo hanno spinto a dire di no; da lì è iniziato il percorso nell’Arma, che ha avuto la vera svolta quando ha conseguito il brevetto da paracadutista, vero apripista per entrare a far parte dell’elite dei corpi speciali, il Gis.

Oggi Alfa si augura che Messina Denaro marcisca in galera, in primis perché ha distrutto quella Castelvetrano dove Alfa è nato e che oggi – grazie anche ai giovani – sta faticosamente tentando di liberarsi di una mentalità frutto di decenni di paura.

C’è stato anche modo – visto che il bullismo si lega alla sua evoluzione informatica, il cyberbullismo – di discutere dei social e del suo utilizzo: «Ragazzi fate attenzione, perché a volte le parole uccidono. Allo stesso modo, se vedete qualcosa che non va non state a perdere tempo a riprendere con lo smartphone (di recente, proprio a Pontedera, sono stati filmati un prof mentre dà un pugno in aula a uno studente e il pestaggio di un ragazzino al villaggio scolastico, ndr) ma cercate di intervenire. Tutti assieme – famiglie, studenti, scuole e forze dell’ordine – possiamo debellare questo fenomeno».

Uno degli studenti ha raccontato di esser stato vittima di bullismo alle scuole medie e di soffrirne ancora, chiedendo così al Comandante un consiglio. Quest’ultimo l’ha invitato a credere in se stesso a sfidare le proprie paure, proprio come fece lui da ragazzo in bilico sul ponte. A chiosa Alfa ha aggiunto di non essere d’accordo con la visione mediatica della criminalità che appare tramite prodotti di grande successo, come Gomorra: «È un esempio sbagliato, perché non fa vedere che quel criminale viene arrestato oppure ucciso; e dipinge una realtà – in questo caso quella di Napoli – che non è così violenta». All'incontro hanno preso parte anche il dirigente Luigi Vittipaldi, l'assessore all'istruzione Francesco Mori e l'addetto stampa dell'amministrazione comunale Alessandro Turini in qualità di moderatore.


 

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