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cronaca

Discarica Cerri, lavori pagati anche dal Consorzio Aquarno

Entro il 2023 l’intervento per sistemare in via definitiva il sito per i rifiuti. Negli anni Ottanta smaltiti scarti di lavorazione della pelle e fanghi


21 giugno 2022 Nilo Di Modica


SANTA CROCE. Discarica Cerri: il ripristino sarà pagato in parte dai privati.

Si avvicinano i lavori di risistemazione del sito dismesso, dove fino alla fine degli anni Ottanta i sei comuni del Comprensorio hanno conferito prevalentemente scarti della lavorazione della pelle e fanghi conciari. Il sito, mesi fa, era finito al centro di nuove disposizioni dell’ufficio ambiente della Regione, che avevano portato le amministrazioni comunali a dotarsi anche di una consulenza giuridica specializzata per ottemperare a nuove prescrizioni legate alla gestione della discarica e al suo monitoraggio. Il risultato, alla fine, è stato un nuovo progetto per rispettare le prescrizioni, per lavori che saranno effettuati entro l’anno e avranno un costo complessivo di 417mila euro, burocrazia e analisi comprese.

«Una cifra che sarà finanziata a spese di privati – si legge nella delibera – sia riguardo le opere di movimentazione delle materie che per le analisi ambientali da eseguire, come concordato alla presenza dei rappresentati dei Consorzi Aquarno e Depuratore di Santa Croce coi Comuni di Castefranco e Santa Croce».

Gestita per anni dai due Comuni, la discarica era già stata oggetto di interventi alcuni anni fa, a seguito di direttive dell’Arpat di Pisa e dalla Provincia. Adesso i due enti si dovranno occupare di rispondere a nuove prescrizioni sui lavori effettuati in passato e ai monitoraggi ambientali, più stretti e più dettagliati. per evitare ristagni d’acqua e avvallamenti, infatti, in passato grandi quantità di terra erano state trasportate sul sito per ricostruire la colmata della discarica. Lavori evidentemente non ultimati secondo le originarie indicazioni. Nell’allegato tecnico si parla infatti di un quantitativo di terre trasportate «ampiamente superiore a quelli di progetto». In particolare si tratta di 53mila metri cubi contro i 15.400 previsti, che non sarebbero state stese come dai piani. Non è noto perché anni fa si andò oltre le indicazioni degli enti competenti, usando molta più terra.

Nuovi rilievi a marzo di quest’anno hanno verificato che, nel lato di Castelfranco, per dare la giusta pendenza sarebbero adesso necessari altri 18.700 metri cubi, che il progetto prevede di recuperare da quella in eccesso sul lato di Santa Croce. Ulteriori prescrizioni riguardano lo stato della rete di gestione del percolato e il monitoraggio ambientale delle acque, con un’integrazione dei controlli periodici con nuovi parametri chimici: «Dalle indagini effettuate da Arpat nel 2015 e nel 2021 – si legge – emerge che le acque sotterranee presentano caratteristiche qualitative scadenti con vari parametri in eccesso sia nei valori soglia».

Risultati che comunque, continua il referto, denotano «assenti o comunque limitati impatti dei percolati sulle acque sotterranee». Sono state predisposte, nel mentre, anche analisi sui terreni coinvolti dalle movimentazioni.


 

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