Eugenio Giani, perché è stato contestato in pubblico a San Marcello Pistoiese? La sanità, i fischi e la risposta del presidente
Una protesta organizzata dalle associazioni locali ha accolto il presidente toscano tra fischi e cartelli, riportando al centro dell’attenzione le criticità dell’ospedale Pacini e i servizi sanitari della montagna pistoiese
SAN MARCELLO. C’è chi gli ha detto che non è il loro presidente. Altri si sono rifiutati di stringergli la mano. La contestazione organizzata nella mattina di sabato 4 luglio dalle realtà associative Crest e “Associazione Zeno Colò per l’ospedale Pacini”, che si è svolta a San Marcello Pistoiese prima della inaugurazione della “nuova casa”, il Palazzo della Montagna, che ospita i servizi comunitari, è stata pacifica e composta ma molto decisa. A farne le spese il presidente toscano Eugenio Giani. Tema della protesta la sanità sulla montagna pistoiese e soprattutto il futuro dell’ospedale Lorenzo Pacini.
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L’arrivo di Giani e i fischi
Quando il presidente Giani, invitato per l’inaugurazione dell’edificio, si è avvicinato a loro, sono scattati dei sonori fischi e l’esposizione di cartelli di protesta. Giani ha salutato i manifestanti ascoltando le loro ragioni, in una protesta annunciata già da alcuni giorni, di cui lo stesso presidente era a conoscenza. «Il messaggio è semplice e non lascia spazio a interpretazioni. Mentre si inaugura la casa dell’Unione dei Comuni – si legge in un comunicato delle associazioni –, la radiologia del Pacini resta chiusa nonostante le porte siano installate da settimane, e la classificazione di ospedale di area disagiata continua a non arrivare. La comunità non condivide questo ordine di priorità! Sempre pronti per tagliare nastri, ma mai davvero presenti per salvare il nostro Pacini». Così parte la protesta, attraverso il modus operandi del soccorso alpino: una serie di sei fischi intervallati da pochi secondi e poi ancora un’altra serie. Una iniziativa che è nata a due mesi di distanza dall’ultima manifestazione durata otto giorni non stop che prese il nome di “Dal Pacini non si scende”.
La risposta di Giani
Nei suoi interventi di risposta Eugenio Giani, però, ha detto chiaramente che il Pacini non verrà chiuso. Punti interrogativi, invece, sull’applicazione del decreto Balduzzi e dell’area disagiata. «Il decreto Balduzzi in un’area che vede 15.000 persone – ha spiegato – sommate dai Comuni interessati, prevederebbe al massimo una Casa di Comunità. Se c’è l’ospedale è grazie al sottoscritto che vuole, fin dall’inizio del mandato, conservare tutti e 42 gli ospedali che ci sono in Toscana. Conservarli misurando quella che è l’appropriatezza dei servizi. Ecco che qui c’è il Pir, ci sono varie specialistiche, c’è la medicina. E su questo costruiamo ed implementiamo altri servizi con dei progetti pilota». Poi due conti economici. «Ci troviamo ad avere una Regione Toscana che addirittura ha messo già 310 milioni di euro nel 2025, oltre al Fondo Sanitario regionale. È evidente che in un’area di 15.000 persone, quando un ospedale dovrebbe prevedere un’utenza di 90.000 abitanti, se manteniamo un ospedale è già tanto».
Il tema del pronto soccorso
Poi il tema del pronto soccorso. «Noi rispettiamo tutti i criteri per offrire quello che è il servizio di emergenza. Un pronto soccorso comporta dei costi importantissimi. Bisogna essere consapevoli che è già importante l’ospedale». Con Giani erano presenti la consigliera regionale Simona Querci, il sottosegretario Bernard Dika e l’assessore alla Formazione Alberto Lenzi.
Il controcanto di Capecchi
A fare da controcanto alle parole di Giani è Alessandro Capecchi, consigliere regionale di Fratelli d’Italia. «Il presidio di San Marcello non è più un ospedale, perché non ha il pronto soccorso, non ha i servizi fondamentali per una comunità che necessita di più di un’ora di distanza dall’altro ospedale. C’è una mozione a mia prima firma in commissione Sanità che chiede la dichiarazione di area disagiata per la montagna pistoiese per riattivare il pronto soccorso e i servizi fondamentali. Ci sono altre realtà nella regione che hanno beneficiato di questa dichiarazione».
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