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L’analisi

Pisa, bisogna rialzarsi subito

di Andrea Chiavacci

	L’illusoria esultanza dopo l’1-1 (foto Fabio Muzzi)
L’illusoria esultanza dopo l’1-1 (foto Fabio Muzzi)

La sconfitta con lo Spezia, quarto ko stagionale in casa, è un campanello d’allarme. Manca continuità: il tecnico Aquilani non ha ancora trovato l’equilibrio giusto

29 gennaio 2024
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PISA. Il Pisa si lecca le ferite dopo la quarta sconfitta casalinga stagionale arrivata in un contesto non semplice. Lo sciopero del tifo dei gruppi della Curva Nord e del gruppo Gradinata 1909 per i problemi alla capienza dello stadio, il silenzio stampa della società e una squadra che non meritava di perdere ma che conferma i suoi troppi limiti.
Quella con lo Spezia è una sconfitta che brucia. Non solo perché arrivata contro una rivale storica, guidata dall’ex condottiero Luca D’Angelo, ma perché è la conferma che il rendimento casalingo è da zona retrocessione.
Numeri impietosi
I numeri parlano chiaro. I nerazzurri hanno raccolto appena undici punti in altrettante gare all’Arena. Un punto a partita. Media da retrocessione. Per fortuna in trasferta le cose vanno un po’meglio, 15 punti finora, altrimenti la situazione sarebbe ancora più complicata. Il Pisa ha subito tre gol in un tempo dal peggior attacco del campionato (con 19 reti). A nessuno, prima del Pisa, lo Spezia aveva realizzato tre gol, né con D’Angelo né con Massimiliano Alvini. La difesa conferma le solite lacune e il centrocampo è apparso sempre troppo lento e impreciso nonostante sulla carta, Veloso in primis, la qualità non manchi. Sette gol subiti nelle ultime quattro gare su un totale di ventisette al passivo sono tante. Nicolas conferma il momento no ma tutta la squadra è andata spesso in difficoltà nella fase di non possesso. Non si può parlare solo di sfortuna quando una squadra prende gol alla prima occasione concessa. È una cosa che si ripete spesso.
Non basta Bonfanti
In avanti il Pisa segna di più nelle ultime giornate, 11 reti in sei partite su 25 gol totali, ma non basta per dare continuità ai risultati. Torregrossa, in gol su rigore, diventa il sedicesimo marcatore del Pisa ma è mancato proprio nel suo essere uomo squadra. E Mlakar, dopo la rete di Lecco, torna ad essere poco freddo sotto porta. Ma il problema è generale. Ad esempio con lo Spezia il Pisa ha dominato il secondo tempo soprattutto quando riusciva a fare la differenza D’Alessandro che tra l’altro rischia di saltare le prossime partite per l’infortunio di sabato scorso al polpaccio. Con tre tiri in porta lo Spezia ha portato a casa tre punti. Con 15 tiri e 14 calci d’angolo il Pisa ha segnato un solo gol su azione. Quello di Bonfanti che quantomeno in poco più di 90’ giocati in tre partite dimostra di saperla buttare dentro.
Manca continuità
Malgrado la generosità e un attacco un po’più brillante rispetto a qualche domenica fa le cose che non vanno sono ancora tante. Aquilani non ha ancora trovato l’equilibrio giusto a una squadra che sembra avere la sindrome del gambero. Fa sempre un passo indietro quando sembra pronta al salto di qualità. Le strisce positive al massimo arrivano al massimo a 4 partite. Fare due vittorie di fila diventa una chimera. Già prima dell’arrivo di Aquilani. Per trovare un evento simile bisogna tornare al febbraio 2023, per trovarne tre bisogna andare indietro fino al marzo del 2022. Anche Aquilani, come chi ha chi ha costruito la squadra, ha le sue responsabilità sui mancati risultati al netto anche degli infortuni. Le idee sono buone ma questa squadra resta un puzzle incompleto per il metodo di gioco del tecnico romano.
Gli ultimi tre giorni di mercato potrebbero cambiare le carte in tavola. E qui tocca al club rispondere presente. Resta difficile sfoltire la rosa e inserire qualche nuovo arrivo. Il Pisa è a + 4 dalla zona playout e a + 6 sull’ultimo posto. Prima di tutto bisogna badare al sodo. Qui dovrà emergere la personalità di Aquilani, che gode della massima fiducia della società, ma che adesso deve dimostrare di saper navigare nel mare sempre agitato e con poche certezze che è la serie B.

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