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Pisa, un radiotelescopio record per ascoltare l'Universo – Come funziona Pulsar

di Redazione Pisa

	Il radiotelescopio installato al polo Fibonacci
Il radiotelescopio installato al polo Fibonacci

Inaugurato l’apparecchio realizzato al dipartimento di Fisica. Si chiama Pulsar ed è il più grande in Italia a essere utilizzato per la didattica

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PISA. Sentire lo spazio, osservare le nubi di idrogeno nella Via Lattea e utilizzarle per costruire una mappa tridimensionale della nostra Galassia ora sarà possibile anche grazie a Pulsar, il più grande radiotelescopio didattico d’Italia, inaugurato questo pomeriggio al dipartimento di Fisica “Enrico Fermi”. Nome e logo sono il frutto di un concorso di idee che ha coinvolto studenti e studentesse del Dipartimento stesso.

La radioastronomia è un settore dell’astrofisica moderna che non osserva il cielo con la luce, ma lo “ascolta”, captando e analizzando le onde radio provenienti dal cosmo. Un approccio che consente di studiare l’Universo in modo diverso e complementare rispetto a quanto possiamo fare con i telescopi ottici, restituendo una mappa inedita di corpi celesti e fenomeni fisici invisibili ai nostri occhi.

Il nuovo strumento, un radiotelescopio composto da una parabola di 5 metri di diametro, è progettato per rilevare segnali radio a una frequenza di 1420 MHz, corrispondenti alla cosiddetta “riga a 21 centimetri” dell’idrogeno neutro : una firma fondamentale per studiare la distribuzione di questo elemento nell'universo e tracciare la struttura della nostra galassia . È dotato di un sistema automatico di puntamento e inseguimento e di un collegamento in fibra ottica con la control room installata nei laboratori didattici del Dipartimento.

L’inaugurazione è stata un evento aperto alla cittadinanza, con osservazioni in diretta e un dialogo sulle frontiere dell’esplorazione spaziale con l’astronauta Roberto Vittori e il giornalista scientifico Piero Bianucci. Presenti anche il rettore Riccardo Zucchi e la direttrice del dipartimento di Fisica, Chiara Maria Angela Roda.

Il rettore ha parlato di «grande orgoglio» per questo nuovo apparecchio ma, contemporaneamente, è anche tornato a sollecitare l’esecutivo sull’importanza dei finanziamenti per le Università.

«Il nuovo radiotelescopio è uno strumento professionale che consente di effettuare osservazioni astrofisiche di grande valore didattico e scientifico – ha spiegato il professor Massimiliano Razzano, responsabile scientifico dello strumento –. A differenza dei telescopi tradizionali, può osservare anche di giorno e in presenza di cielo nuvoloso, massimizzando così le possibilità di utilizzo. Oltre alla riga a 21 cm, grazie alla sua grande sensibilità il radiotelescopio consente di rivelare diverse tipologie di sorgenti radio, a partire dal Sole fino ad altre classi di radiosorgenti, come i resti di supernovae oppure le radiogalassie».

«Si tratta di un investimento reso possibile dal finanziamento del mintero dell’Università nell’ambito del progetto di “Dipartimento di Eccellenza” – ha sottolineato il professore del dipartimento di Fisica Dario Pisignano –. Un riconoscimento della qualità e dell’innovatività della ricerca del dipartimento, che oggi si traduce in avanzatissime strumentazioni di ricerca e nuove opportunità per studenti e ricercatori».

«L’esperienza laboratoriale è un elemento centrale nella formazione del fisico – ha concluso Chiara Maria Angela Roda – disporre di strumenti all’avanguardia come questo radiotelescopio consente a studentesse e studenti di avvicinarsi concretamente alla ricerca già durante il loro percorso di studi. La messa in opera di questo strumento rappresenta un bellissimo risultato ottenuto grazie al lavoro corale dei colleghi del dipartimento e della direzione dell'Università».

Roberto Vittori è tornato con la memoria al 1983 quando, prima di intraprendere la carriera di pilota militare e poi di astronauta, si era iscritto proprio a fisica e proprio all’Università di Pisa: «Strumenti come questi sono importanti soprattutto per i ragazzi. Perché tutto parte da qui, dalla ricerca».

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