Covid, lo studio del Sant’Anna di Pisa “promuove” le misure restrittive
La statistica, che prende in considerazione le prime due ondate pre-vaccinali, mostra minore mortalità nelle aree con mobilità più limitata
PISA. Uno studio scientifico sulle prime due ondate di Covid-19 in Italia, quelle pre-vaccinali tra febbraio 2020 e febbraio 2021, propone un approccio innovativo per monitorare e interpretare l’andamento della pandemia a livello territoriale, offrendo strumenti utili per comprendere l’evoluzione di fenomeni epidemici in assenza di immunità vaccinale. Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, è stato condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con numerosi centri di ricerca in Europa e Nord America (IBM Research Europe, Emory University, Carnegie Mellon University, Université Laval, e Penn State University).
Attraverso l’uso di tecniche statistiche non tradizionalmente utilizzate in epidemiologia, i risultati dello studio confermano l’importanza di restrizioni tempestive nel ridurre il tasso di mortalità associato alla contrazione del virus, e un nesso tra mobilità locale e mortalità in entrambe le ondate.
«Il dibattito sociale e politico su costi e benefici associati a restrizioni e controlli sulla mobilità è di fondamentale importanza – dice Francesca Chiaromonte – professoressa ordinaria alla Sant’anna e coordinatrice dello studio assieme a Marzia A. Cremona della Université Laval. «I nostri risultati in linea con studi precedenti, suggeriscono che queste misure possono giocare un ruolo fondamentale nel ridurre l’impatto di una epidemia nelle fasi in cui i vaccini non sono ancora disponibili».
Lo studio ha analizzato le due ondate , utilizzando dati a livello provinciale su mortalità, mobilità, tempistica e intensità delle restrizioni governative, oltre a fattori sociodemografici, infrastrutturali e ambientali. Per affrontare i limiti di disponibilità e qualità dei dati pubblici, lo studio ha utilizzato tecniche avanzate di analisi dei dati funzionali, che consentono di individuare tendenze robuste anche in presenza di dati incompleti o “rumorosi”.
«Le tecniche di analisi dei dati funzionali ci consentono di confrontare fenomeni che vengono misurati in modo asincrono o su diverse scale temporali, e di incorporare sia variabili dinamiche che variabili statiche. Inoltre, queste tecniche non utilizzano le assunzioni su cui spesso si basano i modelli epidemiologici tradizionali, e quindi forniscono una prospettiva più flessibile e maggiormente informata dai dati» spiega Chiaromonte.
Le due ondate pre-vaccinali differivano in modo significativo in termini di andamenti della mortalità. Durante la prima, le curve di mortalità presentavano picchi più elevati e concentrati, mentre la seconda ondata era più diffusa e “asincrona” attraverso il Paese. Tuttavia, in entrambe le ondate le province italiane hanno formato tre cluster distinti: uno caratterizzato da una mortalità lieve e due caratterizzati da andamenti esponenziali intermedi e severi.
«È stato interessante notare che le località più colpite durante la prima ondatasono state tra le meno colpite durante la seconda – continua Chiaromonte –. Comprendere a fondo le cause di questa osservazione richiederebbe dati disaggregati di cui non disponiamo, ma tra i potenziali fattori si potrebbero annoverare la riduzione del numero di individui vulnerabili dopo i decessi della prima ondata, adattamenti nei comportamenti che hanno portato la popolazione ad aderire più rigorosamente alle raccomandazioni e forse anche di un certo grado di immunità di gregge».
Lo studio evidenzia come la tempestività nell’introduzione di restrizioni sia stato uno dei fattori più strettamente associati alla mortalità durante le prime due ondate. L’analisi suggerisce che, in termini statistici, le misure restrittive abbiano contribuito in modo significativo a ridurre l’impatto dell’epidemia. Le due ondate hanno mostrato differenze rilevanti nei comportamenti di mobilità: nel primo lockdown si è registrata una riduzione marcata e uniforme degli spostamenti su tutto il territorio nazionale, mentre nella seconda ondata, caratterizzata dal sistema a colori, le riduzioni sono state più contenute e variabili tra le diverse aree. Nonostante ciò, in entrambe le fasi, emerge una chiara associazione statistica tra livelli di mobilità più elevati e un aumento della mortalità.l
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