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Il lieto fine

Pisa, incinta rischia di morire: salvata insieme alla figlia dopo sette ore di operazione

di Andreas Quirici
ll pronto soccorso dell’ospedale Cisanello e il dottor Gaetano Liberti responsabile di neurochirurgia
ll pronto soccorso dell’ospedale Cisanello e il dottor Gaetano Liberti responsabile di neurochirurgia

La donna è stata colpita da emorragia cerebrale dovuta a una malformazione. Il neurochirurgo Liberti: «Decisivo il lavoro in sinergia tra i medici di Cisanello»

24 marzo 2024
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PISA. «Mamma e bimba stanno bene. La famiglia è felicissima, forse io più di loro». L’emozione è forte anche se si fa il neurochirurgo da tantissimo tempo in un ospedale complesso come quello di Cisanello a Pisa. Sono le soddisfazioni di medici come Gaetano Liberti, responsabile del reparto di neurochirurgia che negli ultimi giorni si è occupato del caso quasi disperato della 28enne di Pisa, giunta al pronto soccorso con un forte mal di testa e incinta da sei mesi.

Decisione rapida

Dopo i primi accertamenti la situazione è stata chiara: malformazione complessa dei vasi del cervelletto che si era rotta sanguinando per la giovane donna. Rischio di morte per lei e per la piccola che portava in grembo. «Abbiamo dovuto decidere in fretta – racconta Liberti – Operare la mamma metteva in pericolo entrambe. Così prima è stato fatto il parto cesareo d’urgenza e poi abbiamo operato la madre che si è svegliata, parla, si muove e fra un paio di giorni potrà vedere per la prima volta sua figlia che gode di ottima salute malgrado sia nata in maniera così prematura».

Lavoro di squadra

Tutto è cominciato al pronto soccorso quando i medici si sono accorti subito che il malessere della donna non era cosa da poco. «È stata brava l’equipe del dottor Massimo Santini – riprende il responsabile di neurologia – che ha inquadrato la situazione dopo la prima diagnosi effettuata dalla neurologa Monica Fabbrini. Così è stata trasferita in una sala operatoria di Cisanello dove ha partorito. Poi i colleghi di neuroradiologia, col primario, professor Mirco Cosottini, hanno effettuato un’angiografia, indicando i vasi danneggiati dalla malformazione. A quel punto abbiamo applicato un drenaggio e sistemato la mamma in rianimazione dove il personale del dottor Francesco De Masi l’ha stabilizzata preparandola per l’ operazione».

Sette ore e mezza

E ieri, infine, l’intervento di Liberti insieme ai dottori Ardico Cocciaro e Nicola Montemurro, che si sono dati il cambio come aiuti. «Abbiamo chiuso i vasi anomali e rimosso il groviglio di vasi sanguigni alla base della malformazione», dice ancora il neurochirurgo. Un intervento di sette ore e mezzo, nove in tutto per le procedure anestesiologiche pre e post intervento.

Salvare vite

La malformazione arterovenose cerebrale (Mav) è una malformazione congenita che resta asintomatica per anni e dà segni con sintomi neurologici irritativi o deficitari. O peggio, se si rompe, con emorragia a causa di sforzi, aumenti di pressione o in gravidanza, quando la circolazione aumenta. Un punto più fragile della parete dei vasi malformati cede e sanguina producendo una emorragia che può essere vitale per il paziente. «Per un neurochirurgo è uno degli interventi più complessi – dice ancora Liberti – Devi recidere e asportare una rete, un groviglio di arterie, vene anomale e fragili inestricabili distinguendosi da quelli normali che irrorano il cervello e non fare danni alle strutture sane delicatissime per la vita e funzioni del paziente. A volte si muore sul colpo. Altre si accusa un malore, ma è importante intervenire con i tempi giusti. Ed è quello che è successo col lavoro dei vari reparti di Cisanello. Saper operare in sinergia e idee chiare può davvero salvare le vite delle persone».

Lacrime di gioia

La Tac di controllo effettuata ieri sulla donna ha dato esito positivo. Tutto sta procedendo al meglio, a detta del dottore che ha avuto numerosi momenti d’incontro, in questi ultimi giorni, con i familiari della mamma. «Sia il marito che la mamma hanno seguito con apprensione lo stato di salute della madre e della bambina – aggiunge il medico – Ho parlato con loro sia prima che dopo l’intervento. Erano davvero contenti. Ho assistito a una gioia di liberazione da un incubo assistendo per l’ennesima volta all’emozione di riabbracciare una persona casa che rischiava la vita».

Prime carezze

La degenza che dovrebbe aggiungere gioia a una situazione complessa. La figlia è a neonatologia dell’ospedale Santa Chiara dove la 28enne sarà trasferita per poter vedere e accarezzare per la prima volta la sua piccola bambina.

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