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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Giovani siate coraggiosi, niente è più forte della nostra democrazia» – Il testo integrale

di Redazione web

	Il Presidente durante il discorso
Il Presidente durante il discorso

La pace, i giovani, la coesione sociale e gli 80 anni della Repubblica: questi alcuni dei temi trattati nel discorso di fine anno

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ROMA. “Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia”. Sergio Mattarella nel suo undicesimo messaggio di fine anno sceglie un’immagine simbolica per ricordare agli italiani che lo guardano in tv per il consueto discorso di Capodanno la storia percorsa dal paese in questi 80 anni. Nel 2026 ricorre infatti l’anniversario della fondazione della Repubblica ed è occasione per fare bilanci e per recuperare i valori che hanno permesso all’Italia di diventare un “paese di successo” di cui “essere orgogliosi”.

In piedi nello studio alla vetrata tra il manifesto della nascita della Repubblica e la Costituzione il Presidente della Repubblica, in 15 minuti, si rivolge soprattutto ai giovani invitandoli a non rassegnarsi: “Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l'Italia moderna”.

La pace

Il messaggio inizia con un pensiero per la pace: “Si chiude un anno non facile e la nostra aspettativa è innanzitutto la pace”, dice Mattarella. Mentre il popolo ucraino subisce bombardamenti e a Gaza i neonati muoiono per il freddo “il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”. Ma il discorso non si dilunga sulle vicende internazionali, già affrontate negli interventi precedenti di questi giorni rivolti alla classe dirigente e alla diplomazia. Parlando agli italiani riuniti nelle case per festeggiare la fine dell’anno Mattarella sceglie di declinare la pace come “il modo di pensare, la mentalità”.

La Repubblica

Cita Papa Leone XIV che ha esortato a “disarmare le parole” e invita a raccoglierne l’invito mettendo da parte gli scontri e la polemica. È un appello a tornare protagonisti della vita della Repubblica, quello del Capo dello Stato, come fecero 80 anni fa coloro che costruirono lo stato democratico in cui viviamo: è “la responsabilità di essere cittadini”. Il primo passo compiuto il 2 giugno 1946 fu la scelta di voto alle donne: “Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità”. “La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia – ricorda –. Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità”.

La storia

E qui ripercorre i momenti salienti di questi 80 anni, la firma dei Trattati di Roma e il contributo alla nascita dell'Unione europea. “Ue e Nato costituiscono le coordinate della nostra azione internazionale”, scandisce. E poi le grandi riforme: il Piano casa, mentre oggi le giovani coppie hanno difficoltà a trovarla, lo statuto dei lavoratori “che richiama al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all'equità delle retribuzioni”. Il servizio sanitario e il sistema pensionistico “da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo”. La cultura, l'arte e il cinema, il servizio pubblico “affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo”. La storia repubblicana vive anche di fasi buie come quelle delle stragi di mafia, due nomi tra tutti, sceglie Mattarella, come simbolo ed ispirazione per le nuove generazioni: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Il messaggio

“L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi. Possiamo perché questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani. Ognuno ha messo la sua tessera in quel mosaico”, ricorda il Presidente, e tutto questo grazie alla forza della “coesione sociale”.

Per Mattarella “riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo”. Ma la coesione sociale è un bene su cui impegnarsi quotidianamente perché messo a rischio da povertà e disuguaglianze, avverte, e siamo tutti chiamati a questo impegno perché “la Repubblica siamo noi, ciascuno di noi”. Ci sono nuove sfide, globali: economia, ambiente, clima, pandemia, terrorismo.

“Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia" assicura e perciò fa appello ai più giovani, il futuro del paese: “Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l'Italia moderna”.

Qui alcuni passaggi e il testo integrale

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