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Magona, un’altra fumata nera ma ecco il piano B per salvarla

di Andrea Rocchi

	La sede dell'azienda
La sede dell'azienda

Vendita ancora lontana, ipotesi affitto di ramo di azienda. Il curatore della banca Greensill dovrà valutare la nuova proposta, l’impegno di Liberty per gli stipendi dei lavoratori

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PIOMBINO. Chi si aspettava la fumata bianca è rimasto deluso. Ma nella delicatissima trattativa per la cessione di Magona agli svizzeri di Trasteel rimane una porticina aperta. Una soluzione tecnica che, se accettata dal curatore di Greensill (la banca fallita che tiene appeso il futuro dello stabilimento piombinese), consentirà di salvare l’azienda, la produzione e il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie.

Questo è quanto emerso dal nuovo incontro di ieri al Mimit convocato dopo che il 18 scorso il vertice era saltato all’ultimo minuto, non senza polemiche, visto che le parti in causa – gli angloindiani di Liberty e gli svizzeri di Trasteel – avevano espresso l’esigenza di avere ancora tempo per definire l’intesa con curatore e avvocati della banca internazionale. Un secondo rinvio in pochi giorni, dovuto alla complessità del dossier che dovrebbe concludersi col passaggio di mano dello stabilimento di via Portovecchio e che aveva preoccupato le organizzazioni sindacali con la Fiom che aveva rinunciato a partecipare alla ristretta convocata per fare un punto della situazione. Ieri i sindacati sono usciti dal tavolo romano preoccupati soprattutto perché i tempi sono strettissimi ma anche speranzosi perché – come hanno dichiarato Paolo Cappelli (Fim Cisl) e Lorenzo Fusco (Uilm) - è stata fatta un po’ di chiarezza sui motivi che avevano fatto saltare il piano concordato e incentrato sulla firma del preliminare di vendita. «L’avvocato della proprietà - ha detto Cappelli - ha lavorato e sta lavorando a un piano alternativo dopo che Greensill aveva bocciato la prima ipotesi».

E Lorenzo Fusco spiega che “intanto i tre ostacoli che pesavano sulla trattativa si sono ridotti a uno”. Cioè non c’è più un problema di bilancio, che anche la questione di Libery Ostrava è stata messa da parte (non ci sarebbero effetti-domino per Piombino legati al flop dell’azienda nella Repubblica Ceca con il decreto d’insolvenza del 2024). Resta dunque un solo nodo, piuttosto intricato, che è la definizione di una formula che non è più la cessione attraverso un preliminare ma un affitto di ramo d’azienda con acquisizione, da parte del compratore (Trasteel), di quote societarie. Un’altra soluzione tecnica quella illustrata dall’avvocato di Liberty Luca Jeantet, che dovrebbe garantire agli svizzeri di prendere le redini della Magona senza passare dal rischio che, una volta ristrutturata, possa andare a gara, ipotesi che sarebbe una beffa inaccettabile per il gruppo dell’ad Imperato.

«È vero - dice Cappelli con Mauro Macelloni (Fiom) - i tempi si allungano. Ci vorranno circa 45 giorni a partire da lunedì prossimo e noi nel frattempo dobbiamo garantire i lavoratori». Aspetto, questo, su cui i sindacati hanno pressato molto. Intanto ottenendo da parte della proprietà il pagamento degli stipendi di marzo nella giornata del 13 aprile. Ma con l’assicurazione che, se l’accordo non sarà stato siglato entro il 10 aprile (quando le parti si rivedranno al Ministero), i potenziali acquirenti di Trasteel faranno la loro parte per dare un sostegno economico.

Come osservava Fusco, del resto, uno degli aspetti più incoraggianti dell’incontro di ieri è la ribadita volontà di Trasteel di acquistare Magona. E’ stato sottolineato che per gli svizzeri questa è un’operazione industriale e di business importante. L’altro aspetto è il fatto che gli avvocati dei due gruppi non abbiano mai smesso di parlarsi per trovare soluzione.

Ora la palla passa ancora a Greensill che dovrà dire se la proposta va bene e lo farà quando avrà sciolto la partita con Sace (è in arrivo il decreto di opposizione) che aveva garantito il prestito. Le strade per la banca sono due: una eventuale e lunga causa oppure accettare l’offerta formulata da Liberty-Trasteel. Vedremo.
 

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