Il Tirreno

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Piombino, finisce un’era: chiude lo Zibibbo dopo 23 anni di attività in centro

di Luca Balestri

	Il locale
Il locale

Aperto nel 2003 da Francesco Neri, il pub era diventato sinonimo di divertimento: «I clienti abituali, il toga party, l’olandese ubriaco. Sono tanti i ricordi che mi porto dentro». Il locale è stato venduto

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PIOMBINO. «Dopo 23 anni la voglia è passata, ora sono pronto per fare nuove cose. È per questo che ho deciso di chiudere l’attività e di venderla a due giovani che hanno tanta voglia di mettersi in gioco». Francesco Neri, chiamato dagli amici e dai clienti del locale “il Blacks”, traduzione del suo cognome, da febbraio 2003 fino a ieri, letteralmente, ha gestito uno dei locali più noti del centro di Piombino, il pub “Lo Zibibbo”, in via Cellini 19. Ma ora, alla soglia dei cinquant’anni, Francesco ha nuovamente voglia di mettersi in gioco. È per questo che ha chiuso la sua storica attività. «Non so ancora cosa farò, ma so sicuramente che non starò più nel mondo della ristorazione», dice.

Non era il solito posto da ”pottini” lo Zibibbo, sicuramente non era un pub in cui per sentirsi parte del club si doveva essere vestiti tutto d’un pezzo. Dare una sola definizione del locale è impossibile, ma non è difficile descrivere il sentimento che hanno provato le migliaia di piombinesi che in 23 anni sono entrate per farsi servire un cocktail dal Blacks: allo Zibibbo ci si sentiva in famiglia, come essere a casa.

«Avevo quasi 27 anni quando ho aperto il locale, ci sono stato quasi metà della mia vita lì dentro – inizia a raccontare la storia del pub Neri –. All’inizio facevo sia gli aperitivi che il dopocena, ma poi il dopocena l’ho abbandonato, perché non avevo più voglia di rimanere fino a tardi».

Gli anni d’oro del locale, ricorda l’ormai ex gestore, sono stati sicuramente i primi. «La mia specialità sono sempre stati i cocktail. In particolare, io sono un esperto nel fare l’Americano (a base di bitter e Vermut rosso, ndr) – va avanti Neri –. Sulla qualità di quanto vendevo, ho sempre cercato di fare del mio meglio». In questo abbondante ventennio, l’alcol ha fatto da collante per la socialità in via Cellini. «Ho aperto per essere un punto di riferimento in centro, e di scene ne ho viste innumerevoli. Ho avuto dei clienti che per anni sono venuti fissi, ma di loro non posso raccontare niente», ride ricordando il passato il barista. Che sui clienti non abituali, però, qualche aneddoto se lo lascia scappare. «Una volta è venuto un comandante di nave olandese che mi finì un fusto di coca cola da 18 litri, a forza di cola e rum. Il fusto non era pieno, ma almeno una decina di litri prima che venisse il comandante c’erano ancora dentro – fa presente sornione –. L’ho accompagnato io sulla nave, la mattina dopo doveva imbarcarsi. Era venuto insieme a un macchinista e a un marinaio russo. Bevvero tanto anche loro, ma lo reggono meglio l’alcol». Famoso in città era il “Toga party” organizzato dallo Zibibbo, celebre festa a tema antica Roma, dove i clienti indossavano dei lenzuoli a mo’ di toga, appunto. «Per qualche anno sono anche riuscito a far chiudere la strada davanti al locale per organizzare la festa – ricorda Neri –. E una volta ho fatto costruire il frontone di un tempio, creato in compensato e polistirolo, dove sotto c’era la consolle».

Il pub è stato anche un ottimo punto di osservazione di come sono cambiati usi e costumi dei piombinesi. «Dal 2003 a oggi hanno aperto tanti nuovi locali, ma questo ha creato un po’ di vuoto. Sicuramente l’offerta è più ampia, ma al contempo è difficile stare a galla, c’è sempre bisogno di inventarsi qualcosa – spiega ancora Neri –. E con diversi locali che ci sono, se prima andavi in un pub ed eri sicuro di trovare gente, oggi se esci e vai in un locale, non è detto che tu trovi qualcuno». È cambiato lo scenario cittadino, è cambiata la routine quotidiana. «Quando ho aperto, la sera c’era sempre chi veniva a fare aperitivo – continua l’ex proprietario dello Zibibbo –. Oggi la gente sta tanto sui social, si esce di meno, e quando lo fa cerca l’evento».

Un augurio, Neri lo fa ai due ragazzi che hanno comprato la sua attività: «Hanno tanto voglia di fare, faccio loro un grande in bocca al lupo». 
 

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