Il Tirreno

La storia

Elba, ritrovato il tabernacolo sacro rubato 33 anni fa: la scoperta di tre 13enni durante una passeggiata

di Luigi Cignoni

	Tre foto del ritrovamento e del recupero del tabernacolo rubato nel 1993
Tre foto del ritrovamento e del recupero del tabernacolo rubato nel 1993

Il ritrovamento nel letto di un torrente in secca nella zona del santuario di Monserrato: era stato portato via dall’altare della Madonna Morena

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PORTO AZZURRO. Tre ragazzi tredicenni portoazzurrini, Giorgio, Luca e Lupo, ritrovano nel letto di un torrente in secca, ai piedi della collinetta su cui si erge il santuario di Monserrato il tabernacolo rubato nel 1993 dall’altare della Madonna Morena. Proprio nel giorno dell’anniversario della morte del sacerdote che l’aveva fortemente voluto e installato nel 1991, don Sergio Trespi.

Quell’anno segnava la riapertura del santuario seicentesco al culto dei fedeli, dopo diversi anni durante i quali l’edificio era non agibile per consentire che terminassero i lavori di ripristino all’intera struttura. Ma dopo un anno e mezzo circa da allora, avvenne il furto. «In un primo momento si era pensato – ricostruisce l’accaduto Fabrizio Grazioso – che fosse stato rubato per rivenderlo sul mercato illegale degli oggetti sacri. Ma evidentemente non è stato così. Qualcuno notte tempo si è introdotto nella chiesetta. Si è impossessato del reliquiario e poi, non sapendone cosa fare, si presume lo abbia gettato in fondovalle. Potrebbe essere una ricostruzione plausibile».

Come ogni domenica, anche quella del 18 gennaio scorso, i ragazzi del catechismo, dopo la partecipazione alla messa delle 11 in parrocchia, approfittando di una bella giornata di sole, hanno fatto una passeggiata dal paese a Monserrato, per trascorrere una giornata all’aria aperta.

«Lo facciamo sempre d’estate con il sole cocente – ammette sempre Grazioso – Ma anche d’inverno, quando il tempo ce lo consente. A Monserrato si sta d’incanto. Passano da qui, nella bella stagione e non solo, camminatori, escursionisti dell’ultima ora, viandanti equipaggiati che manco a Santiago ho trovato». Dopo aver consumato insieme la colazione davanti al fuoco, i ragazzi hanno cominciato a gironzolare a valle. «Lupo addirittura col braccio ingessato – continua Grazioso – Il bello della gioventù è l’esplorazione. Tre del gruppo tornano su all’eremo di corsa, come se avessero visto cinghiali in rimonta».

Dissotterrato dalla furia dell’acqua, avevano ritrovato il tabernacolo di don Sergio. Intatto, o quasi. «Lo tenevano come un trofeo – commenta – e manco sapevano perché fosse finito là sotto». Ecco, dopo trentatré anni una storia a lieto fine. Quel tabernacolo faceva ritorno nella sua casa naturale, scoperto da giovani ‘archeologi’ ignari della sua storia. Ora si trova nelle mani del fabbro, che sta cercando di aprire la serratura. «Una storia che irrompe nell’ordinaria semplicità della domenica – sdice Grazioso - che fa sorridere e ci rende un’unica, grande comunità che sa (e deve) gioire assieme. Una vicenda, questa, che sottintende una verità ancora più sublime: le cose belle arrivano per caso, da chi manco te l’aspetti, in giornate che appaiono grigie. E a chi vuol leggerci qualcosa di più, tutto è accaduto nel primo anniversario di morte di don Sergio, che quel tabernacolo se l’era scelto e lassù l’aveva posto. Come a dire: ‘Ci sono sempre”».
 

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