Il Tirreno

Il commento

Non state allevando campioni, lasciateli divertire

di Luca Centini
Non state allevando campioni, lasciateli divertire

Dopo il caso dei cazzotti al torneo di minibasket, il consiglio ai genitori da parte di un “ex sportivo fallito”: non è la vostra partita

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Sarò sincero. Pensavo di aver visto tutto, almeno per quest’anno, con quel cazzotto all’incoccio sferrato da un dirigente entrato di corsa nel campo da calcio spelacchiato della Seconda categoria. Poi il parapiglia tra le squadre, la pioggia di squalifiche, le polemiche. Roba da chiodi, abbiamo toccato il fondo: mi sono detto con amarezza. Ingenuo. Stavamo solo scavando. Sì, perché domenica al palazzetto di San Vincenzo siamo andati ancora più in basso: a noi gli speleologi ci fanno un baffo. Un torneo di minibasket, in campo bambini dai 7 ai 9 anni.

Le canottiere da basket ancora larghe. Fisici tutti da formare, tecnica individuale allo stato embrionale. E poi quei canestri abbassati che sembrano alti. Altissimi. Un bimbo palleggia, lascia partire il tiro, canestro. Forse a tempo scaduto, chi se ne frega. Dei bimbetti in maglia bianca esultano, quelli con la canotta blu si disperano. La bellezza dello sport, verrebbe da dire. Sì, col cavolo. In tribuna gli animi si scaldano, alcuni uomini arrivano alle mani, parte un cazzotto. Urla in sottofondo, bimbi che piangono. No, non siamo nella curva nord della Lazio, siamo in gradinata tra i babbi e le mamme degli Scoiattoli. Arrivano i carabinieri, farebbe anche ridere se non ci fosse da piangere.

Ecco, la prima cosa a cui ho pensato è a una macchina sulla variante, da San Vincenzo in direzione Grosseto. Chissà cosa avrà raccontato quel babbo che ha perso le staffe al suo baby cestista, nel viaggio di ritorno verso casa. Avrà provato a giustificarsi prendendosela ancora con gli arbitri (anche loro, per inciso, dei ragazzini)? Forse ha dato la colpa ai genitori della squadra rivale. Sì, probabile. O magari avrà chiesto scusa, chissà. E il bimbo come avrà elaborato la cosa? I babbi, a quell’età, sono giganti ineffabili. Modelli da seguire. Non possono sbagliare, figuriamoci. Quindi se babbo ha perso la testa, di sicuro, avrà avuto delle buone ragioni. E la sconfitta sul campo, a quel punto, diventa una ferita, un’ingiustizia enorme. Da vendicare. Boh, forse il viaggio in macchina sarà andato proprio così.

Ecco, io sono solo un babbo alle prime armi (Nicola ha poco più di tre anni e non ha ancora l’età per praticare uno sport) e di certo non sono tagliato per dare consigli ed esprimere giudizi da genitore provetto. No. Però sono un ex bimbo che ha praticato sport da quando aveva quattro anni fino all’età adulta. Da baby cestista del minibasket, a calciatore in erba dalle giovanili fino alla prima squadra nelle categorie minori. Un ex bambino che sognava di essere un campione, come tutti, ma diventato presto un progetto di sportivo fallito. Ecco, è da questa prospettiva che, forse, un consiglio sento di darlo ai babbi e alle mamme che la domenica frequentano gli impianti sportivi. Non state crescendo un campione. Sono certo di questo. Nella mia carriera sportiva naufragata abbastanza rapidamente ho avuto centinaia di compagni di squadra, ho affrontato migliaia di avversari. Nessuno, tra questi, ha militato in Serie A, men che meno in Serie B o in C. Io dico di aver smesso per colpa di un infortunio alla spalla.

In realtà in un freddo pomeriggio di inverno realizzai a poco più di vent’anni, come un’illuminazione, che la durezza dei miei piedi da calciatore non fosse dovuta a una forma di talento ancora da sgrezzare, ma la logica conseguenza di avere due ferri da stiro montati al contrario custoditi nelle scarpette da calcio. Scusate, fate finta di non aver sentito, maledetta spalla! Vabbè, andiamo avanti. Solo il 5% – e sono buono – dei bambini che giocavano con me ha continuato a giocare a calcio o a basket anche in età adulta. Gli altri si sono persi per strada: chi si è messo a studiare, chi non aveva voglia, chi non era tagliato per lo sport, chi ha trovato la fidanzatina che la domenica preferiva fare la vasche in corso Italia anziché mettersi a sedere sui gradoni ghiacci di qualche campo sportivo di periferia. 95%, dunque. È la percentuale dei fallimenti sportivi a cui ho assistito. Quindi, babbo e mamma, vengo al punto. Più che affilare le armi e alzare il livello della competitività del vostro progetto di campione, iniziate a prepararvi al fallimento. Inevitabile, necessario, salvifico fallimento.

Quindi cosa cavolo urlate affacciati alla balaustra del palazzetto, cosa diavolo inveite contro gli arbitri? State buoni, via. Lasciateli divertire e basta. Anche perché, parola di sportivo naufragato, quello che mi è rimasto di più di tutti gli anni in cui ho frequentato palazzetti e campi da calcio è la sensazione forte della vostra assenza. Lo spogliatoio era il mio ambiente. Mio, non vostro. Il luogo dove ero solo con i miei compagni. E con gli allenatori, bravi o scarsi, giusti o sbagliati che fossero. Per una volta erano loro a dettare le regole, non voi. Mi sono divertito tanto senza di voi, ho conosciuto centinaia di bimbi e ragazzi che, nonostante siano diventati adulti, resteranno per sempre miei compagni di squadra. E quanto mi sono sentito libero, quanto sono cresciuto. Quindi, ecco il consiglio, lasciate stare i vostri bimbi. Non è la vostra partita. E in fondo non è così importante. Così, magari, il viaggio in macchina sulla variante sarà un po’ più leggero. 

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