Il Tirreno

Le indagini

Piombino, l’inchiesta alla Poggio Rosso: la tenuta chic, la famiglia Monelli e la puntata di “4 hotel”

di Gabriele Buffoni
Piombino, l’inchiesta alla Poggio Rosso: la tenuta chic, la famiglia Monelli e la puntata di “4 hotel”

Il marchio è uno dei più apprezzati nel settore dei vini e del turismo

14 maggio 2024
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PIOMBINO. Il telefono squilla a vuoto. E così è stato per tutta la giornata di ieri, nella quale Il Tirreno ha provato a contattare i membri della famiglia Monelli coinvolti nell’inchiesta della guardia di finanza. Che la settimana scorsa hanno visto i militari della compagnia di Piombino e della Procura di Livorno apporre i sigilli alla propria azienda vitivinicola per ipotesi di reato connesse a fallimento, violazioni tributarie e autoriciclaggio. Beni e saldi attivi di conti correnti fino a 619mila euro sottoposti a sequestro dai finanzieri. Un’inchiesta che ha lasciato spiazzate anche le altre persone coinvolte nelle indagini (il procedimento penale è ancora nella sua fase preliminare): alcune, contattate dal Tirreno, hanno risposto di non sapere niente dell’argomento su cui i finanzieri stanno attualmente investigando.

A Piombino, insomma, lo sconcerto è il sentimento che la fa da padrone. Nel mirino delle fiamme gialle è finita d’altronde una delle eccellenze del territorio. Il marchio Poggio Rosso infatti rappresenta, sia per il settore vitivinicolo della Val di Cornia che per quello dell’accoglienza turistica – con il glamping Tenuta Poggio Rosso, ovvero il “campeggio di lusso” con tutti i comfort di un resort – una di quelle realtà ritenute in maniera unanime un fiore all’occhiello. Al punto da essere apprezzate anche dalla clientela, dai turisti e addirittura dai programmi televisivi (la struttura fu protagonista anche di una puntata del noto programma “4 Hotel” condotto dallo chef Bruno Barbieri).

Nonostante questo, non è la prima volta che la Procura pone la lente di ingrandimento su quell’area di Populonia Stazione: nel maggio del 2018, mentre alcune delle casette che compongono il glamping erano ancora in fase di completamento, furono sottoposte a sequestro preventivo ben 17 strutture già realizzate e scattarono sette denunce per ipotesi di reato connesse a violazioni paesaggistiche e abuso d’ufficio. Un episodio che scatenò un caso anche politico, dato che erano state rilasciate le autorizzazioni dal Comune e la Regione aveva eseguito quelle che riteneva le opportune verifiche.

Non da meno è l’altra realtà coinvolta nell’inchiesta odierna della guardia di finanza: la Due Emme spa. Azienda di Montegemoli con un trascorso ultratrentennale sul territorio, si occupava di progettazione, costruzione e installazione di impianti tecnologici nei settori dell’industria e dell’energia. Tanto da aggiudicarsi fino al 2017 importanti finanziamenti regionali e puntando ad ampliarsi anche nel settore dell’oleodinamica. Poi, nel 2018, l’improvviso inizio della crisi con l’avvio della cassa integrazione straordinaria per i 77 lavoratori allora occupati dall’azienda di Ivano Monelli, proprietario in quell’anno insieme al figlio Diego. Secondo le indagini della Procura, la crisi societaria sarebbe iniziata già dal 2014, tenuta nascosta attraverso «un sistema illecito di approvvigionamento di liquidità dal sistema bancario». I fatti riportano il fallimento dell’azienda nell’agosto 2019, poi la vendita nel 2020 all’imprenditore Silvestro Scotto e la trasformazione in Piombino Tech srl. La fine di un’era.


 

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