Il Tirreno

L'inchiesta

Caporalato in Toscana, il traffico dei van ha incastrato gli “imprenditori”: ecco come

di Stefano Taglione
Un momento della conferenza stampa nella caserma dei carabinieri (foto Franco Silvi)
Un momento della conferenza stampa nella caserma dei carabinieri (foto Franco Silvi)

I carabinieri: «Le indagini sono partite da una nostra curiosità. Queste persone avrebbero approfittato dello stato di bisogno dei profughi, con paghe fino a 0,97 euro l’ora»

30 aprile 2024
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PIOMBINO. «Queste persone avrebbero approfittato dello stato di bisogno dei profughi, con paghe fino a 0,97 euro l’ora, anche se di norma dai 3 ai 9, comunque sotto la soglia minima stabilita dalla legge. Non c’era formazione, i turni anziché attestarsi sulle sei ore massime giornaliere arrivavano di norma a 9-10. Voglio però precisare che, nell’ambito delle nostre verifiche svolte sotto il coordinamento della procura, non sono emerse connivenze o responsabilità penali in capo alla società che gestisce il centro di accoglienza “La Caravella”. E anche i proprietari dei terreni, che si servivano delle ditte individuali degli indagati per ottenere il servizio richiesto, risultano estranei all’inchiesta».

Le indagini

A parlare è il comandante provinciale dei carabinieri di Livorno, il colonnello Piercarmine Sica, che insieme al capitano Giorgio Poggetti – responsabile del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Piombino – ieri mattina, a poche ore dall’esecuzione delle otto misure cautelari in carcere per caporalato (due persone non sono state ancora trovate, in quanto all’esterno ndr), riepiloga i numeri e i risultati dell’operazione appena conclusa, che ha visto impegnati decine di militari dell’Arma fra le province di Livorno, Grosseto e Siena. «Gli ospiti de “La Caravella” – prosegue Sica – possono uscire liberamente dal centro dalle 6 alle 22 e il permesso, di per sé, legittima l’espletamento di un’attività lavorativa, possibile per i richiedenti di protezione internazionale. Secondo i nostri accertamenti, fra l’altro, non erano previste visite mediche periodiche e, talvolta, nei lavoratori abbiamo rilevato l’assenza di dispositivi di sicurezza».

Lavoro di squadra
Il colonnello sottolinea la grande sinergia fra l’Arma territoriale – presente in tutta Italia, spesso anche come unico presidio delle forze dell’ordine – e i reparti specializzati, nella fattispecie il nucleo ispettorato lavoro di Livorno. È grazie «alla curiosità» – come ha ripetuto più volte il comandante del Norm di Piombino, il capitano Poggetti – che i carabinieri sono arrivati ad arrestare gli otto cittadini pachistani, visto che tutto è partito da uno strano viavai di furgoni fuori dal centro di accoglienza della Costa est. L’informazione, passata ai colleghi che pattugliano il territorio in borghese, ha poi consentito di stabilire che quei mezzi, come i Fiat Ducato o un’Opel Zafira, servivano per trasportare i braccianti ai campi. E da lì sono stati attivati i pedinamenti, le intercettazioni telefoniche e, per gli accertamenti di natura fiscale e di sicurezza sul lavoro, i colleghi del nucleo ispettorato di Livorno. «Abbiamo dovuto accertare – le parole di Poggetti – gli indici di sfruttamento dei lavoratori, che abbiamo visto uscire dal centro di accoglienza e salire sui furgoni. Da quanto abbiamo rilevato il rapporto fra il committente dei servizi, ad esempio la raccolta delle olive, e le ditte in questione era lecito. I problemi riguardano il dopo».
La disperazione dei braccianti
Il comandante provinciale si è invece concentrato sulla disperazione dei braccianti bengalesi e pachistani, che pur di sfamare le loro famiglie erano disposti a tutto, accettando anche paghe da fame dai loro connazionali. Stando alle risultanze investigative, in qualche caso, non c’era nemmeno un contratto di lavoro. E secondo il giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno, che ha accolto la richiesta di misura cautelare avanzata dalla titolare dell’inchiesta, la pubblico ministero Ezia Mancusi, «Anche i lavoratori contrattualizzati erano costantemente impiegati per molte più ore rispetto a quante ne risultano dalle buste paga». «In alcuni casi – le parole del colonnello – i migranti dovevano aiutare i familiari malati in patria. Fra loro non abbiamo trovato né donne, né minori: parliamo di uomini arrivati in Italia anche da tre o quattro mesi, fra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, non sappiamo dire se abbiano raggiunto il nostro Paese su una nave di una ong sbarcata a Livorno o in altro modo (ad esempio sui barconi a Lampedusa o attraverso la tratta balcanica ndr). Quest’indagine, durante la quale non abbiamo mai riscontrato violenze ai danni degli ospiti del centro, nasce da un grande spirito investigativo dei carabinieri di Piombino e, attualmente, possiamo dire di aver smantellato un’attività illecita. Non possiamo tuttavia escludere – conclude Sica – che vi siano altri gruppi che in passato abbiano operato in questo contesto o che abbiano continuato a farlo. Non ci fermeremo qui: faremo ulteriori approfondimenti». 

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