Il Tirreno

Lettura sotto l’ombrellone per Ferragosto, i consigli di Elbabook

di Matteo Bianchi
Lettura sotto l’ombrellone per Ferragosto, i consigli di Elbabook

Ecco alcuni titoli interessanti per trascorrere un po’ di ore in relax in spiaggia

14 agosto 2023
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Rio nell’Elba. Ecco i consigli di lettura per Ferragosto da parte dello staff dell’Elba Book festival.

«Un libro di scadente qualità letteraria». Tranchant. Non si comprende e si fatica ad accettare la definizione a denti stretti che certi letterati ampollosi hanno sfoderato per liquidare il romanzo di Ada D’Adamo, vincitrice postuma della 77esima edizione del Premio Strega. Come d’aria (Elliot) è un libro necessario, scritto su un’onda non solo sentimentale e non solo privatamente sofferta, ma empatica e pertanto universalmente disposta all’altro, nel quale ogni parola ha ragione di esistere e di permanere. Senza finzioni né pose intellettualistiche, tanto meno ricostruzioni ossessive di un passato ereditato da un manuale liceale di storia. D’Adamo non ha ricevuto l’ambito encomio poiché è stata mitizzata meccanicamente da una tragica scomparsa. Le ragioni per cui i lettori odierni, e di conseguenza le ricorrenze ufficiali di plauso, premiano titoli affini al suo, assimilabili alla compianta Michela Murgia, sono manifeste: la prima è la paura primigenia della morte, del buio perpetuo, e dunque la curiosità di chi l’ha sfiorata o, addirittura, comincia a viverle a fianco. La seconda, che non può essere ignorata, è l’aumento vertiginoso di parole vane che i colossi editoriali immettono nel mercato come anidride che soppianta l’ossigeno, parole artefatte ma affrettate, distanti ma ruffiane, che confondono la letteratura con il mero intrattenimento. E non resistono sugli scaffali per oltre un semestre.

L’incredibile storia di Mr. Dalyell è il titolo di Margaret Oliphant appena tradotto da Eugenia Serravalli, sempre per Elliot. Ambientato a Edimburgo, nella seconda metà dell’Ottocento, tra le impietose nebbie scozzesi la scrittrice descrive una misteriosa sparizione, rivisitando una vicenda familiare e fondendo gli stilemi gotici dell’epoca a una freschezza di dialogo sorprendente con il contemporaneo. Spesso traduttori del calibro di Serravalli fanno la differenza. Cambiando genere pur mantenendo una presa cosciente sull’oggi, Come un fiore sul quaderno (Giraldi Editore) è il nuovo romanzo di formazione e indagine socio-antropologica di Isa Grassano. La protagonista bambina si relaziona con il suo ambiente natio, ostico e “fuori da tutto”, la Basilicata, ma anche con la riviera Romagnola dove, quarant’anni dopo, dovrà confrontarsi ancora con controverse figure familiari che fanno da debito contraltare all’io, capace comunque di trasformare la realtà, di renderla più accettabile.

PAROLE IN CLESSIDRA

Tra i legami sul territorio che hanno favorito Elba Book, persiste la rassegna “Parole in Clessidra”, ideata nel centro storico di Portoferraio dalla libreria MardiLibri. Stefania Parmeggiani, con la docente Roberta Bergamaschi e la libraia Silvia Boano ha presentato il suo Fellini, Rimini e il sogno. Ricordi, bugie e immaginazione (Zolfo). Il regista ha fornito spunti a chiunque, agli oroscopisti, agli storici, agli storici del cinema, agli psicoanalisti; tuttavia la giornalista e scrittrice lo ha raccontato in maniera inedita, rivedendo il sogno felliniano attraverso Rimini e le credenze di allora, le illusioni post-belliche e le macerie da cui è ripartita la storia italiana. Tutti vanno a Rimini d’estate, ma è d’inverno che si può osservare il carattere onirico del suo mare e dei luoghi che sono stati familiari a Fellini, anche se non sempre amicali, almeno prima di Amarcord che ha reso la città un’icona cinematografica (dentro e oltre la città stessa). Parmeggiani ha preso il largo dal Molo di Levante, puntando l’Adriatico alla ricerca di una verità nascosta nel mistero, e immaginando Fellini ancora là, ancora a sognare con noi. Iscritto alla comunità di editori che da anni sottoscrive i valori di Elba Book, di recente Odoya ha dato alle stampe Renée Vivien, la Saffo della Belle Époque, di Teresa Campi. L’autrice riporta alla memoria collettiva la figura enigmatica e controversa della poetessa francese che ha dedicato i suoi versi – e la sua vita – ai corpi femminili, all’amore fra donne e all’“oscena” libertà dei sentimenti. Parimenti, con L’Antigone. Recitativo per voce sola (Mimesis) a cavallo tra prose poetiche, monologo e recitativi, Stefano Raimondi intende ridare la parola a un personaggio che da sempre è raccontato, ma che non è mai stato pienamente “autorizzato” a raccontarsi in prima persona. E tramite la sua voce, l’autore vuole smuovere Antigone dalla staticità del simbolo, mettendo in luce i tre aspetti più attuali della tragedia: la dimensione politica, la sessualità, il rapporto complesso tra una comunità e le sue leggi.

LA MAREMMA E VIAREGGIO IN VERSI

«Aspetto con ansia che il vecchio parquet / con i suoi sconquassati lastroni di teak / mi avvisi delle tue visite improvvise»: sotto falso nome il lutto, l’abbandono e la distanza tra condizioni esistenziali diverse, attraverso un retrogusto nostalgico del passato, ricreano un linguaggio lineare e irrinunciabile, quello dell’amore. E Sotto falso nome è l’ultima raccolta di Stefano Simoncelli, pubblicata dall’inseparabile peQuod, unico editore davvero indipendente nella cinquina del premio Strega Poesia. Lo staff di Elba Book tifa per lui quanto ha tifato per La distinzione (Giulio Perrone) di Gilda Policastro, che nella terna finalista del premio Viareggio avrebbe meritato l’alloro, lo scorso 30 luglio. Policastro sprofonda nel reale con una lingua parlata, sedimentata di slang e incursioni da social network e slogan televisivi per suggerire, assecondando le dinamiche impersonali e sotto gli occhi di tutti, il sottobosco emotivo della nostra società. La presenza di Alessandro Agostinelli nel palinsesto estivo del Festival ArgoNautilus è valso a Domus Novas l’appellativo di “luogo della poesia” in Sardegna. Dal temperamento cosmopolita, ma dall’animo appartato, lo scrittore maremmano aveva letto suoi testi anche all’Eremo di Santa Caterina d’Alessandria, simbolo della kermesse elbana. Le vive stagioni (L’arcolaio) è un omaggio alla tradizione della poesia italiana in forma di prosimetro: qui si traccia un percorso ideale dalla contemporaneità indietro nel tempo, cercando tra le pieghe di una musica interna ai componimenti una via non spontaneistica alla poiesi. Oltre a Dante, l’altro suo riferimento è stato Leopardi, del quale si modifica il celebre verso de L’Infinito – delle «morte stagioni» – per favorire un atteggiamento più vitalistico che può scaturire dalla forza delle parole, mutando appunto le stagioni in vive emozioni.

In versi si giunge persino al limite, a constatare quanto il confine tra le persone, i loro corpi e le loro menti, e i dispositivi tecnologici sia sempre più indistinto: Ciberneti (Samuele Editore-Pordenonelegge, collana Gialla) di Francesco Terzago perlustra un orizzonte robotizzato e industriale, un presente frammentato con cui il lettore stesso è chiamato a convivere – a ogni latitudine, in ogni continente – benché l’impressione sia quella di aggirarsi in un territorio estraneo, con «lineamenti del tutto scomparsi»: quello della fantascienza, della distopia, dove l’interno paesaggio è dominato dal profilo geometrico di fabbriche automatiche. Unica via di fuga è «il balzo delle trote», è la natura che rompe questa monotonia in modo inatteso.

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