La coppia Natali-Arrigoni trascina la Fabo al successo
Quaranta punti in due e gli Herons “cuociono” il Riso Scotti
MONTECATINI. La Fabo cuoce il Riso Scotti Pavia senza troppi patemi, capisce di doverlo mantecare con cautela, a fuoco lento, e torna alla vittoria che mancava dal 7 dicembre.
La risposta che la squadra cercava da se stessa e il modo migliore per chiudere un girone di andata (al nono posto con 14 punti in 15 gare) segnato da un paio di passi falsi, ma che gli aironi portano in dote nel proprio vissuto per correre verso una primavera in crescendo. Soprattutto con un duo Natali-Arrigoni così: 40 punti in due, 5/5 da tre e un’autorevolezza spaventosa, specialmente nei momenti clou. Ma è l’impatto di tutti i rossoblù a dare subito un segnale, non soltanto in termini di amalgama difensiva ma anche di freschezza palla in mano, soprattutto nei primi 5’.
Il rovescio della medaglia della tanta voglia di fare sono i 10 falli commessi nel solo primo quarto (tre pronti via di Dell’Uomo), che di fatto tengono a contatto gli ospiti nonostante lo 0/10 dal campo, grazie ai 13 dei 19 punti giunti dalla lunetta. Ma l’energiometro tanto caro a Barsotti registra i valori giusti e pende per gli Herons. Lo certifica anche l’ingresso nella seconda frazione, con capitan Giancarli a far gioire i tifosi scoccando la tripla del 30-23. Le maglie blu provano a imbrigliare la manovra domestica con la zona, usata nella partita a scacchi anche da Barsotti (seppur a intermittenza), e grazie anche al dinamismo a rimbalzo offensivo si riportano punto a punto. Col passare dei minuti però i padroni di casa perdono l’eccesso di foga continuando a coniugare agonismo e scioltezza: non a caso arrivano altri due siluri, firmati dal solito Giancarli e da un vorace Arrigoni (14 punti nel primo tempo), a scavare il solco coronando un parziale di 13-3 prima dell’intervallo.
Un tesoretto da custodire con cura, resistendo a tutti i trucchi degli uomini di coach Mazzetti, compresa qualche provocazione, che mescolando le difese toglie punti di riferimento alle divise bianche. Ne escono degli attacchi a tratti puliti ed efficaci ma più spesso confusi e poco prolifici, mentre nell’altra metà campo le invenzioni di Oboe e Gallizzi riportano i lombardi a una manciata di possessi di ritardo. Stavolta tuttavia gli occhi degli aironi non calcolano esitazioni, e gli acuti dalla lunga distanza di Dell’Uomo e i due di capitan Natali (oltre a un Bechi vero balsamo offensivo) sanciscono il +15 (68-53) ultimando la cottura del riso, rendendo gli ultimi giri di lancetta un ordinario impiattamento che la Fabo non può fallire.
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