Massa, come è morto Giacomo Bongiorni: l’ultima corsa del figlio per salvarlo dopo il pestaggio a sangue dei ragazzini
Identificati i giovani coinvolti, il colpo mortale sarebbe stato sferrato da un minorenne: tre fermi, uno per omicidio volontario e due per concorso. In corso l’autopsia per chiarire la dinamica
MASSA. È passata da poco l’una di notte – è già domenica 12 aprile – e sta per rientrare a casa con la compagna e suo figlio di undici anni. Ma lì, nella piazza dove hanno trascorso la serata, nel centro storico di Massa, ci sono ancora dei ragazzi, giovanissimi, alcuni minorenni, che, stando a quanto verrà ricostruito in seguito, stanno lanciando bottiglie di vetro contro le vetrine dei locali. Suo cognato interviene per dire loro di smetterla. Il gruppo di ragazzi reagisce. Scatta la lite poi, secondo una prima ricostruzione, l’aggressione. Il branco si accanisce sull’uomo colpendolo. È a quel punto che interviene Giacomo Bongiorni. Cerca di difenderlo ma viene colpito anche lui. Da chi e in che modo, però, ancora non è chiaro.
Le versioni sull’impatto fatale
C’è chi parla di un pugno o di una spinta che lo avrebbe fatto cadere a terra e lì avrebbe sbattuto la testa. E chi invece parla di un calcio sferrato alla testa, quando è già in terra. L’unico fatto certo è che a terra ci cade, che ha un arresto cardiaco e che non si rialzerà più. Giacomo Bongiorni muore così, all’una e trenta di notte o poco più tardi, a 47 anni, davanti agli occhi del figlio.
La famiglia e i primi soccorsi
Uno dei due figli. L’altra, che diventerà maggiorenne in estate, non è con loro. A lei viene risparmiato l’aggressione ma non la morte di suo padre. «Appena ho sentito urlare, sono corso fuori. Ho visto che lui era terra e ho chiamato i carabinieri», racconta il titolare di un locale che dà su piazza Palma. Una delle ultime nuove piazze della città (è stata inaugurata nel 2021) diventato ritrovo di giovani. Lui dice di non essersi accorto di nulla, né delle bottiglie contro le vetrate («che non sono una novità») , né dell’aggressione. «Sono arrivato tardi».
Il tentativo di rianimazione
Nella piazza il figlio del 47enne è sopra di lui che cerca di alzarlo. Invano. La chiamata al 118 parte all’1,25 della notte tra sabato 11 e domenica 12 aprile. L’automedica arriva poco dopo. C’è un tentativo di rianimazione, ma è tutto inutile. Il medico constata il decesso.
Le indagini dei carabinieri
Ora tocca ai carabinieri mettere insieme i pezzi. Le telecamere nella zona non mancano. I testimoni nemmeno. E loro arrivano in tempo per identificare i ragazzi coinvolti. I militari iniziano ad ascoltare tutti e continuano il giorno dopo. Vengono fatte perquisizioni e anche sequestri di materiale definito «utile alle indagini». Probabilmente video girati durante l’aggressione. Il cognato della vittima viene portato all’ospedale ferito. In mattinata vengono portati in caserma i ragazzi. Stando a quanto ricostruito si tratta di un gruppo di giovani, alcuni dei quali minorenni. Motivo per cui la procura di Massa procede insieme a quella dei minori. In città arriva infatti anche un magistrato da Genova. Gli interrogatori vanno avanti per ore.
La reazione delle istituzioni
Nel frattempo in piazza Palma arriva il sindaco di Massa, Francesco Persiani, che, comunicato alla mano, esprime «a nome della città profondo dolore e grande sconcerto per questo episodio di violenza inaudita, aggravata da motivi futili, che ha scosso l’intera comunità». E spiega di confidare «nel lavoro delle forze dell’ordine affinché venga fatta piena luce su quanto accaduto: il luogo è videosorvegliato».
Le misure di sicurezza
In prefettura, poco dopo si riunisce il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in cui verranno prese misure drastiche come la chiusura anticipata dei locali in due comuni, Massa e Carrara, oltre all’aumento dei controlli.
Il precedente del 2013 e la malamovida
Il ricordo in città torna alla vigilia del Natale del 2013, quando un ventenne uccise con una marea di coltellate due giovani, al termine di una rissa scoppiata fuori da un pub del centro storico. Pure in quel caso scattarono restrizioni e controlli. Anche se quella era una storia di rivalità tra bande che nulla c’entra con l’episodio di sabato notte. Questo episodio, questa morte, si inserisce più in una cornice di violenza giovanile e malamovida che negli ultimi anni, dopo un periodo di relativa “pace”, è tornata a definire le notti apuane. L’ultimo episodio, a Massa, risale a una decina di giorni fa quando due gruppi di giovani si sono presi a bottigliate con tanto di vanto a che feriva di più l’altro. «Gli adolescenti sono diventati aggressivi. Io stesso ho avuto paura l’altra sera a passare in quella piazza perché non volevo essere preso di mira», racconta un 45enne massese dalla piazza dove hanno portato da poco via il corpo di Bongiorni.
Autopsia e fermi
Corpo su cui nei prossimi giorni verrà effettuata l’autopsia. Si tratterà di definire l’esatta causa del decesso e da cui le eventuali responsabilità. Nella serata scattano i fermi. Sono tre: uno nei confronti di un minore ritenuto responsabile di omicidio volontario e due maggiorenni, Ionut Alexandru Miron di 23 anni e Eduard Alin Carutasu di 19 anni, entrambi di nazionalità rumena, ritenuti responsabili invece di concorso in omicidio volontario. Nei prossimi giorni si terranno gli interrogatori di garanzia.
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