Economia
Omicidio di Massa, la versione degli indagati: «Non siamo stati noi a iniziare» – Dalla testata al calcio, cosa hanno detto
Nella giornata di oggi, 15 aprile, le udienze di convalida dei due indagati maggiorenni. Parlano i legali: «Il mio assistito è dispiaciuto, ma non si ritiene responsabile»
MASSA. Non è una versione dei fatti completamente diversa da quella dell’accusa, ma quasi, quella uscita dai due interrogatori di garanzia che si sono tenuti oggi, 15 aprile, nel carcere di Massa. Il gip, Antonia Aracri, ha ascoltato i due maggiorenni in stato di fermo perché ritenuti responsabili di concorso in omicidio volontario e rissa aggravata nel caso di Giacomo Bongiorni, il 47enne morto in piazza Palma a Massa.
Entrambi, Ionut Alexandru Miron, 23 anni, difeso dall’avvocato Giorgio Furlan, e Eduard Alin Carutasu, 19 anni, difeso dall’avvocato Enzo Frediani, hanno risposto alle domande dando due versioni che coincidono. Secondo Frediani, la versione del suo assistito data «è perfettamente in linea anche con quanto emerso dagli atti». La giudice, al termine dell’udienza, non ha confermato il fermo perché «non c’è rischio di fuga» ma i ragazzi rimangono in carcere perché ci sarebbe il rischio di reiterazione del reato.
La difesa
Il primo elemento che la difesa dei due ragazzi contesta è l’aggravante dei futili motivi per quanto riguarda la rissa. I futili motivi si applicano infatti quando la spinta a delinquere è sproporzionata, banale o inconsistente rispetto alla gravità del reato, fungendo da mero pretesto per un impulso violento. Ma, secondo i legali, che riportano la ricostruzione emersa durante l’udienza di convalida del fermo- in parte suffragata dalla immagine di videosorveglianza – è che la rissa non sia stata provocata dai ragazzi. «Decisamente non hanno provocato la rissa – commenta all’uscita dal carcere l’avvocato Furlan -. La scena iniziale era quella di giovani che stavano bevendo fuori dal kebab. A un certo punto è caduta una bottiglia di birra ed è stato detto ai ragazzi di raccogliere i vetri. Vetri che sono stati raccolti. Sembrava finita lì ma così non è andata». Frediani conferma la versione. «In sostanza, non è vero che questi ragazzi si stavano comportando male o che avevano lanciato bottiglie. La vetrata infranta del kebab era rotta da mesi. Per una circostanza fortuita, mentre scherzavano, è caduta una bottiglia; è stato detto loro di raccogliere il vetro e i ragazzi lo hanno fatto. La cosa sembrava finita lì, e questo è pacifico anche negli atti», spiega. Poi sarebbe successo qualcosa che avrebbe fatto scatenare il parapiglia. «Bongiorni si è riportato nei pressi del giovane con cui aveva avuto un alterco e gli ha dato una testata. Dopo questo episodio, il cognato è intervenuto: aveva una bottiglia in mano come se la volesse lanciare. Ed è lì che sono intervenuti i ragazzi e il cognato è stato colpito. Nel frattempo, l’altro scontro (tra il 47enne e il minore, ndr) andava avanti e il ragazzo ha reagito». E fin qui, solo per contestare i futili motivi. La difesa contesta però anche il reato di concorso in omicidio volontario, non quindi quello di rissa. «Il mio assistito – spiega l’avvocato del 23enne – non ha mai toccato Bongiorni». Il 19enne invece ha confermato di aver colpito il 47enne a terra con un calcio al volto senza «la volontà di fare realmente male». Secondo il legale «da quanto ricostruito anche dal nostro consulente era più un calcio di stizza, non un calcio forte per fare male o ammazzare». Secondo l’avvocato «in ogni caso era irrilevante dal momento che pare non fosse più in vita. Ma anche se lo fosse stato non aveva la forza di uccidere».
I video delle telecamere
Solo una parte di questa ricostruzione è confermata dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Questo nonostante sulla piazza siano puntate cinque telecamere: due appese al palazzo comunale, due al liceo artistico e musicale e una sopra la porta di un locale. Nel fascicolo aperto in procura e consegnate ai legali ci sono però le immagini di una sola telecamera, una delle due del palazzo comunale, la più lontana dal luogo della rissa, piazzate dietro ad un albero che taglia la scena. Le immagini non sono quindi nitide e sono anche piccole: il video aperto su uno schermo del pc rimane in un piccolo riquadro sulla sinistra. Non si vedono i volti delle persone coinvolte. Si riconosco i vestiti, quello sì. Vestiti scuri che poi sono stati trovati dai carabinieri durante le perquisizioni domiciliari a casa dei giovani. Ma non si vedono chiaramente tutti i passaggi della presunta aggressione da parte dei giovani. Si nota distinto solo un pugno dato dal 17enne a Bongiorni e il 47enne cadere a terra. Si vedono poi i due maggiorenni avvicinarsi all’uomo ma uno dei due è coperto dall’albero. Non si sentono poi le voci. Difficile quindi ricostruire nel dettaglio l’accaduto se non attraverso le testimonianze. Che spesso non coincidono. I carabinieri apuani stanno ancora visualizzando a ripetizioni le immagini cercando di analizzare frame su frame.
La decisione del gip
Intanto la giudice, per non convalidando il fermo, ha ritenuto che vi fossero rischi di reiterazioni di reato da parte dei due giovani e ha deciso di lasciarli in carcere. Probabilmente hanno pesato i piccoli precedenti di polizia.
Il racconto multimediale
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