Il Tirreno

La crisi in Medio Oriente

Viaggi, calano i voli: «Non si parte per paura». E adesso si evitano anche zone distanti dalla guerra

di Sara Venchiarutti
(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

Gli operatori apuani registrano una diminuzione del 20-30% del traffico aereo, che nelle zone colpite può salire anche all’80%

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MASSA-CARRARA. Chi doveva andare in vacanza a Dubai o chi doveva fare scalo vicino alle zone interessate dal conflitto in Medio Oriente per raggiungere l’Australia o la Thailandia ha – visto il conflitto – cancellato tutto. Vacanza annullata. «Abbiamo avuto cancellazioni verso gli aeroporti per turisti in Medio Oriente, dalle parti di Dubai e dell’Egitto. Molti non si sono fidati e hanno preferito annullare. Si parla di circa una decina di viaggi tra il periodo di Pasqua e l’estate», spiega Marco Ceccarelli, titolare dell’agenzia “I Viaggi della Tartaruga”, a Massa.

In percentuale non sono nemmeno tantissimi, ammette Ceccarelli. Però anche chi aveva una mezza idea di partire alla fine ha rinunciato, in attesa di tempi migliori. Troppa l’incertezza dovuta al quadro internazionale. «Si parla di un 10% della mole del nostro lavoro, che però in fondo all’anno – stima Ceccarelli – copre circa un 30-40% del ricavato. I clienti ci hanno chiamato subito, non appena è scoppiato il conflitto, e hanno annullato. Ma anche noi abbiamo avvisato qualcuno, dicendo che il momento non era dei migliori ed era meglio optare per altre destinazioni. Una situazione simile, così all’improvviso, non ci era ancora mai successa, se si esclude il periodo del covid». Per fortuna l’agenzia non ha avuto nessun caso di persone già partite e che hanno avuto difficoltà a rientrare.

Una certa titubanza a partire, anche se le mete non sono direttamente coinvolte nella guerra e quindi senza rischi diretti, la vede anche Daniele Cagnoni dell’agenzia “Apuania Viaggi”. «La situazione – spiega – è abbastanza stabile, ma il traffico aereo è diminuito, da quel che posso vedere io, di un 20-30% verso est e l’Oceano Indiano in generale, mentre nelle zone specifiche del conflitto la richiesta è calata anche di un 70-80%. C’è gente molto titubante anche per andare in vacanza nel Mar Rosso e in Turchia, nonostante la distanza dalla guerra. Negli ultimi mesi non avevo mai prenotato così tanto come per il Mar Rosso: come per la Turchia, è una destinazione che ha registrato un incremento importante delle richieste turistiche. Ora, però, c’è stata la diminuzione: le persone sono preoccupate».

Invece i viaggi a livello europeo sono ancora stabili, anche se s’allunga l’ombra degli aumenti dei carburanti che vanno a incidere sui prezzi dei voli, ricorda Cagnoni. Chi non parte, però, «non modifica la destinazione: rinuncia del tutto, aspettando un momento migliore. L’agenzia – spiega Cagnoni – è stata abbastanza fortunata perché non passavamo da aeroporti chiusi nel Golfo: avevo tutte prenotazioni con compagnie che viaggiavano tranquillamente, però è diminuita la richiesta per il settore Asiatico. Si spera che questa situazione finisca al più presto, che il traffico possa riprendere e che anche i clienti riacquistino fiducia nella prenotazione». Perché è vero che la richiesta di partire è “spalmata” nel corso degli anni, «ma con l’arrivo della primavera di solito si prospettano più viaggi».

Le cancellazioni di viaggi a Dubai e nelle zone turistiche degli Emirati Arabi o nel Quatar sono state poche – per fortuna – a La Cabana Viaggi. Semmai «il problema – spiega il titolare, Emiliano Giannarelli – sono i voli sull’Oriente che facevano scalo in quelle zone. Registriamo un po’ di contrazione tra la paura del conflitto e la crisi economica, ma negli ultimi giorni si sta un po’ ripartendo tra Italia, Europa, Sud America, Caraibi e Africa. 

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