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cronaca

Massa, uccise suo padre a coltellate: il pm chiede 24 anni di carcere

Il luogo del delitto e, in alto, l’omicida e, sotto, la vittima

Ma per l’avvocato Riccardo Balatri, Mouashinne Bouden va assolto: «Ha agito per legittima difesa»


05 maggio 2022 Manuela D’Angelo


MASSA. Uccise il padre con 45 coltellate dopo una furiosa lite in casa: il pm Marco Mansi ha chiesto per lui 24 anni di reclusione; l’avvocato Riccardo Balatri l’assoluzione per legittima difesa. E la Corte di Assise deciderà il 1 giugno.

Mouashinne Bouden, 26 anni, è in carcere, in custodia cautelare, dal 5 agosto 2019, quando uccise il padre Abdel Huad a coltellate; è accompagnato da tre agenti di Polizia penitenziaria, ha una profonda cicatrice tra la guancia e il collo, e i segni sulle braccia dell’ultima colluttazione che ebbe con il padre, dopo l’ennesimo litigio. Per la Procura non ci sono dubbi su quanto è accaduto: «Un padre è morto – dice nella sua requisitoria il pubblico ministero – con 45 coltellate, 12 alla testa, 13 al torace, 8 nei glutei, 11 sulle braccia e una sulla coscia, dove i carabinieri, intervenuti sul posto a seguito delle chiamate dei vicini, trovarono ancora conficcato il coltello. Come un moderno cesaricidio – continua – ma in quel caso le coltellate furono solo 24, inferte da più persone e una sola mortale. Qui abbiamo 45 colpi, 4 mortali e tutti provenienti da un’unica mano. La versione dell’imputato non è credibile – continua il pm – ha tentato di farci credere che fosse lui quello subiva aggressioni e violenze e che fosse stato il padre il primo a colpirlo con il coltello, che invece è la nostra arma del delitto. Ma, come ci raccontano i testimoni che quella sera videro e ascoltarono tutto, Abdel Huad ha cercato di scappare dall’appartamento, è stato raggiunto e finito a coltellate in giardino, gridando più volte “basta, basta, basta. Non vedo attenuanti- conclude il pm- se non quella della provocazione che il figlio, va dato atto, ha subito. Ma una provocazione non ha nulla a che vedere con la legittima difesa e per questo chiedo una pena esemplare che non può valere meno di 24 anni di reclusione». A difendere il giovane Mouashinne Bouden c’è l’avvocato Riccardo Balatri: fin dalla prima udienza ha tentato di dimostrare che quanto accaduto in quella casa a Montignoso e poi fuori in giardino è stata “legittima difesa”: «Qi c’è un ragazzo che ha perso il padre– dice durante l’arringa – una famiglia distrutta e un punto di vista umano che non dobbiamo mai perdere. È stata legittima difesa; ogni singola frase dell’articolo 52 è applicabile ai fatti del 5 agosto 2019; c’era una casa – continua Balatri – e due armi, un coltello e un martello coperti di sangue, ma nessuno ha verificato a chi appartenesse; se fosse solo del padre, o se fosse anche di suo figlio; ci sono le cicatrici, da 12 centimetri, dei colpi che Mouashinne ha ricevuto in posizioni che indicano chiaramente che cercava di coprirsi il viso, alzando gli avambracci e c’è il segno profondo di un taglio da coltello a pochi centimetri dalla giugulare, che avrebbe potuto ucciderlo. E tutto perché quella sera aveva sporcato un po’ il bagno e mangiato sul letto in camera. Non solo– continua Balatri – ci sono anni di violenze, nei confronti della madre e dei fratelli e di feroci litigi che spesso finivano con lui che dormiva in giardino». Balatri ha ricordato che è stata ammessa, all’ultimo tuffo, la testimonianza di una vicina che avrebbe visto l’omicidio dalla finestra, considerata quindi testimone oculare, ma che in sede di interrogatorio ha dimostrato di non aver visto praticamente nulla, a causa del buio e della confusione di quella notte; e ha ricordato anche che durante il processo, è stata chiamata a testimoniare la madre dell’imputato, una anziana donna marocchina, intimorita dalla formalità di un’aula di tribunale, che spesso ha pianto, a tratti lucida, a tratti confusa e spaventata, chiamata a confermare la tesi della legittima difesa e di un compagno violento e aggressivo, con l’istinto di proteggere per l’ultima volta il figlio, rispettando però la memoria del marito morto tragicamente».

«Mi minacciava di morte e quella sera, se non lo avessi ucciso io lo avrebbe fatto lui» disse Mouashinne davanti alla Corte di Assise, mentre la madre chiedeva per lui il perdono dei giudici. Ventiquattro anni di reclusione per il pm. Assoluzione per la difesa. La Corte deciderà il prossimo 1 giugno.

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