Il Tirreno

Lucca

La sentenza

Castelnuovo, ex caposala del Ciocco morto nello schianto bici-auto: risarcimento milionario agli eredi

di Pietro Barghigiani

	Alessandro Benelli
Alessandro Benelli

In totale il Tribunale riconosce ai familiari quasi 1,5 milioni di euro

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CASTELNUOVO. Una responsabilità piena dell’automobilista senza alcun concorso di colpa della vittima, come aveva sostenuto la compagnia assicuratrice nel corso della causa per evitare il risarcimento. Per la morte di Alessandro Benelli, 69 anni, originario di Piazza al Serchio e residente a Castelnuovo con la sua numerosa famiglia, il conducente dell’auto che gli tagliò la strada il 4 settembre 2021 in Lunigiana e l’assicurazione sono stati condannati a risarcire gli eredi del pensionato, tra moglie, figli, sorella, nipoti, con una somma che sfiora il milione e mezzo di euro. Una parte è stata versata nel corso del procedimento civile. Ora il Tribunale di Massa definisce il residuo dell’importo da liquidare ai familiari in circa 900mila euro.

Benelli, originario di Borsigliana, aveva lavorato per tanti anni come caposala al Ciocco. La sua grande passione era la bicicletta e da decenni era l’anima dei gruppi amatoriali delle due ruote in Garfagnana come organizzatore di raduni e gare.

Il 4 settembre 2021 il destino lo fece incrociare con un’auto nella frazione di Gassano nel comune di Fivizzano. Lui in bici, in un’uscita in solitaria, stava percorrendo la strada in discesa quando all’altezza di via della Stazione una macchina, che procedeva in direzione opposta, svoltò a sinistra senza dargli la possibilità di frenare o di evitare l’improvviso ostacolo. Benelli finì con la bicicletta sulla fiancata destra del mezzo. Un impatto violentissimo. Trasferito a Cisanello in prognosi riservata e nonostante un lieve miglioramento, dopo quattro giorni cessò di vivere. Un lutto profondo per la comunità di Castelnuovo e del rione Santa Maria dove viveva Benelli, un pensionato dinamico e attivo.

Nonostante i tentativi dell’assicurazione di addebitare al cicloamatore la responsabilità dell’incidente, il giudice ha chiarito, anche attraverso consulenze tecniche, che Benelli non ha avuto alcuna colpa. Solo la sfortuna di imbattersi in una manovra azzardata dell’automobilista. «Sul punto è stato escluso tecnicamente anche il flash solare, sicché è evidente che l’automobilista ha tagliato l’incrocio senza avvedersi, per distrazione o altra condotta dipesa da sua colpa, del sopravvenire della bicicletta, che non ha potuto in alcun modo evitare l’impatto – si legge nella sentenza – Lo stesso defunto in altre parole, si è trovato improvvisamente la vettura davanti, senza potersi aspettare che essa tagliasse l’incrocio senza dare la precedenza e senza alcun motivo».

La sottolineatura sulla dinamica è chiara: «È stato dunque esclusivamente a causa della distrazione dell’automobilista che ha tagliato l’incrocio senza dare la precedenza, che il sinistro mortale si è verificato, senza alcuna possibilità di ravvisare alcun genere di responsabilità, determinante o concorrente, in capo al defunto o al caso fortuito». Nel calcolo dei danni da risarcire il giudice ha incluso anche quello da lucida agonia. La consapevolezza di stare per morire è una sofferenza psicologica. «Vi è senz’altro motivo di ritenere che una persona, reduce da un infortunio che si rivela poi mortale, nel momento di lucidità percepisce senz’altro la gravità della sua condizione e comprende senza dubbio – come provato dall’exitus non determinato da altre circostanze determinanti – che la fine è uno degli scenari probabili, il che determina senz’altro quella specifica sofferenza che va risarcita a titolo di danno terminale». l
 

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