Il Tirreno

Il caso

Marina di Bibbona, violenza sessuale in spiaggia: tutti assolti i 4 imputati

di Stefano Taglione

	I carabinieri durante le indagini (foto archivio
I carabinieri durante le indagini (foto archivio

La sentenza in tribunale a Livorno: «Il fatto non sussiste». La ragazza aveva denunciato di essere stata stuprata in spiaggia

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BIBBONA. Si è concluso con l’assoluzione piena il processo per quello che gli inquirenti ritenevano essere stato uno stupro di gruppo avvenuto nell’estate del 2020 sulla spiaggia di Marina di Bibbona.

Il tribunale di Livorno, con il presidente Ottavio Mosti, ieri pomeriggio (lunedì marzo) ha assolto i quattro imputati con la formula «perché il fatto non sussiste», mettendo fine a una vicenda giudiziaria durata oltre cinque anni e che aveva suscitato forte attenzione nell’opinione pubblica. Lo stesso pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Niccolò Volpe, chiusa l’istruttoria aveva chiesto l’assoluzione.

I quattro imputati

I quattro imputati – il trentaduenne di Bolgheri Yassin El Falahi e altri tre giovani che vivono nella frazione della California (Bibbona): Luca Lessi (30 anni), Giacomo D’Alessi (29) e Marco Berrighi, di 28 – erano finiti a processo con l’accusa di violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza originaria del Comprensorio del Cuoio, in provincia di Pisa, poco più che ventenne. Secondo l’impostazione accusatoria, i fatti si sarebbero verificati nella notte tra il 2 e il 3 agosto 2020, dopo una serata trascorsa in un locale della zona della Costa degli Etruschi.

Cosa è successo

La vicenda giudiziaria è stata ricostruita nel corso delle udienze celebrate a porte chiuse. In base alla denuncia presentata dalla giovane ai carabinieri della Compagnia di Cecina, la ragazza aveva trascorso parte della serata con i ragazzi in un bar della zona. Alla chiusura del locale avrebbe accettato di fare una passeggiata sulla spiaggia insieme a loro e ad altri due giovani. Proprio durante quella camminata, secondo la sua versione dei fatti, si sarebbe verificata la presunta violenza.

La ragazza aveva raccontato agli investigatori che il gruppo si era fermato sull’arenile e che, dopo alcune richieste di natura sessuale, la situazione sarebbe degenerata. Nel suo racconto aveva sostenuto di non essere riuscita a opporsi e di aver ceduto per paura, convinta che quella fosse l’unica possibilità per far finire prima quello che definiva un incubo. Due dei sei ragazzi presenti, sempre secondo la ricostruzione emersa nelle indagini, si sarebbero allontanati prima che si consumassero i rapporti sessuali contestati. I quattro rimasti erano stati quindi indagati e successivamente rinviati a giudizio.

Gli imputati – difesi dagli avvocati Simone Rossi, Aurora Matteucci e Fabrizio Spagnoli – avevano sempre respinto ogni accusa, contestando la ricostruzione della ragazza. Nel dicembre 2020 – a distanza di quattro mesi dai fatti – il tribunale aveva disposto nei loro confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari, durata circa sei mesi. Poi era stata revocata e da allora i quattro giovani sono sempre rimasti in libertà.

Il passaggio-chiave

Nel corso del procedimento si è verificato anche un passaggio significativo: la giovane che aveva presentato denuncia ha rinunciato alla costituzione di parte civile dopo un accordo tra le parti, i cui contenuti non sono stati resi pubblici. Tuttavia il procedimento è andato avanti ugualmente, poiché il reato contestato – la violenza sessuale di gruppo – è perseguibile d’ufficio e non dipende dalla volontà della persona offesa, che è stata assistita dal legale Emiliano Porri.

Il dibattimento si è quindi svolto regolarmente davanti al collegio A del tribunale labronico, presieduto dal giudice Ottavio Mosti. Le udienze sono state celebrate a porte chiuse, come spesso avviene nei processi per reati di natura sessuale, su richiesta delle difese e per tutelare la riservatezza delle persone coinvolte. Dopo l’istruttoria e la valutazione delle prove raccolte durante le indagini e nel corso del procedimento penale, il tribunale ha infine pronunciato la sentenza di assoluzione per tutti e quattro gli imputati, allineandosi alle conclusioni del pm. La formula utilizzata – «perché il fatto non sussiste» – indica che, secondo i giudici, gli elementi emersi non hanno dimostrato l’esistenza del reato contestato.

La decisione chiude una vicenda giudiziaria lunga e complessa, iniziata nell’agosto del 2020 con la denuncia della giovane e proseguita per anni tra indagini, incidente probatorio e udienze. Le motivazioni della sentenza verranno depositate nelle prossime settimane e permetteranno di comprendere nel dettaglio le ragioni che hanno portato il collegio giudicante all’assoluzione. Il caso aveva avuto fin dall’inizio un forte impatto nella comunità di Bibbona e non solo. Con la sentenza – di fatto definitiva, perché la procura avendo chiesto l’assoluzione non la impugnerà – si chiude una vicenda che ha segnato profondamente tutti i protagonisti. 

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