Uccisi dal monossido a Porcari, raccolta fondi per trasferire le salme in Albania: lacrime e dolore alla veglia di preghiera
Il sopravvissuto lancia un appello, veglia di preghiera in San Giusto. La cerimonia officiata dal cardinale Simoni di origini albanesi. Cartelli e poesie in memoria di Xhesika
PORCARI. Una raccolta fondi lanciata da Durim Kola, il sopravvissuto alla strage di Rughi per le spese del funerale e per il trasporto dei corpi in Albania dove si svolgeranno anche i funerali. «Il resto dei fondi che avanzeranno serviranno per aiutare le loro famiglie, vi ringrazio di cuore per l’aiuto», scrive Durim sulla piattaforma GoFundMe.
C’era anche lui alla veglia di preghiera di venerdì sera nella chiesa di San Giusto a Porcari. Un appuntamento partecipato con le comunità porcarese e quella albanese che si sono ritrovate in un momento di silenzio e devozione alla presenza del 97enne cardinale Ernest Simoni, anch'egli di origine albanese, arrivato per l’occasione da Firenze.
Il pensiero è stato tutto per loro, le vittime delle esalazioni del monossido di carbonio che si è propagato mercoledì sera nell’abitazione al civico 186 di via Galgani. Un killer silenzioso e implacabile.
Una preghiera nel ricordo di Arti Kola, 48 anni, della moglie Jonida, 48 anni, dei figli Hadjar, 22 anni e Xhesika, 15 anni, una famiglia immigrata dall'Albania ormai dieci anni fa. «Sono vicino alla famiglia dei miei conterranei albanesi - ha detto il cardinale Ernest Simoni - per la tragedia che ha colpito tutti. Ho voluto stasera essere a Porcari per stringermi con l'affetto e la preghiera alla famiglia colpita da un così grande lutto e a tutta la comunità per portare la consolazione delle fede che viene dalle promesse del Risorto, da Gesù Cristo che ha vinto la morte con la sua Resurrezione. È stato commovente vedere la chiesa gremita di tanti fedeli e di decine e decine di giovani con le lacrime in preghiera, in raccoglimento per ricordare parenti e amici tragicamente volata in cielo».
Il cardinale Simoni - perseguitato dal regime di Hoxha che lo costrinse a 28 anni di prigionia e lavori forzati - vive a Firenze e spesso visita le comunità albanesi. Dopo la veglia si è intrattenuto a lungo coi parenti e con i connazionali immigrati, pronunciando parole di conforto nella lingua della madrepatria ricordando la promessa di vita eterna del Dio cristiano. Nella chiesa - dove il parroco don Americo Marsili non ha ammesso telecamere - ad un certo punto c'è stato il pianto di decine di giovani del paese che conoscevano le giovani vittime della famiglia Kola. Sono stati mostrati pannelli con le foto e le frasi in ricordo di Xhesika, “Jessica” per i compagni della media di Camigliano.
«Porcari - ha detto al termine il sindaco Leonardo Fornaciari - ha abbracciato la famiglia Kola e gli amici. La nostra è una comunità molto sensibile, non avevo dubbi che avrebbe reagito così».
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