Il Tirreno

Lucca
Tribunale

Pedinata durante una cena a Lucca e all’addio al nubilato, ma era in malattia: licenziata

di Pietro Barghigiani
Pedinata durante una cena a Lucca e all’addio al nubilato, ma era in malattia: licenziata

La commessa sosteneva di non poter camminare dopo una caduta dallo scooter. Un investigatore privato ha prodotto pure le foto mentre era in piscina

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LUCCA. I certificati raccontavano di una malattia che le avrebbe impedito di stare in piedi per accogliere i clienti. Il materiale fotografico raccolto dall’investigatore privato che l’aveva pedinata mostrò, al contrario, una versione niente affatto “sofferente” della donna. Spiata e immortalata a distanza, la commessa camminava senza problemi, andava per locali e ristoranti e non disdegnava il relax in piscina, lasciandosi andare in acqua senza il tutore alla gamba sinistra.

Licenziata per giusta causa dai titolari del negozio di una catena di abbigliamento di Corso Italia a Pisa, l’ex dipendente ha impugnato il provvedimento chiedendo reintegro e indennità risarcitoria. Le sue ragioni contro quelle – documentate – della società non hanno fatto breccia nel Tribunale di Pisa che ha confermato la legittimità del licenziamento.

Agli atti ci sono le fotografie e la relazione dell’investigatore privato che aveva pedinato il suo bersaglio in occasione di un’uscita serale a Lucca.

«Il giorno 16 settembre 2023 è uscita di casa intorno alle 20 insieme al suo compagno per andare a cena a Lucca rientrando a casa verso le 23, 45 – era una delle contestazioni – . In questa circostanza lei camminava muovendosi in totale e completa disinvoltura senza portare alcun tutore e senza accusare alcun dolore o fastidio al piede, circostanza incompatibile con il suo dichiarato stato di malattia». A fine ottobre venne licenziata.

L’episodio lucchese è solo uno dei carichi da novanta che i titolari hanno portato sul tavolo del giudice.

La commessa si era davvero fatta male il 21 luglio 2023 cadendo dallo scooter, ma per la società e il Tribunale i certificati inviati per allungare la malattia fino al 29 settembre non erano proprio genuini nel riferire l’esatta condizione fisica.

Un dolore alla caviglia ritenuto sospetto che alla fine le è costato il posto di lavoro. Oltre all’uscita per andare nel ristorante lucchese, l’altro episodio che ha inciso sulla conferma del licenziamento è stato quello dell’addio al nubilato a metà settembre 2023 in un periodo coperto dalla malattia. Il report dell’investigatore privato inizia con la descrizione dell’abbigliamento e poi mette in fila le tappe della donna con le amiche.

«Dopo aver girato a lungo a piedi nelle varie vie del centro e dopo aver consumato aperitivi in diversi locali, si è trattenuta a cena con le sue amiche presso il locale “Bear Garden” in via delle Case Dipinte, 13 fino alle ore 23, 40 – ancora la relazione accolta dal giudice – dopodiché ha continuato a passeggiare per le vie del centro per rientrare a casa intorno a mezzanotte e mezzo. Anche in questa circostanza Lei camminava muovendosi in totale e completa disinvoltura senza portare alcun tutore e senza accusare alcun dolore o fastidio al piede, circostanza parimenti incompatibile con il suo dichiarato stato di malattia che stride con quanto da lei scritto più volte nei vari messaggi whatsapp inviati al titolare». E quando si vogliono conoscere i movimenti di una persona quale migliore fonte se non quella dei social?

Il 17 settembre dalle 12 alle 17 la commessa in malattia appare sul profilo Facebook di alcune sue amiche/parenti: «Lei si è recata con alcune sue amiche a pranzo presso il B&B Pietra a Padule a Vecchiano – scrive l’agenzia -. Sul predetto profilo Facebook abbiamo rinvenuto varie foto che la ritraggono a fare il bagno in piscina senza portare alcun tutore muovendosi con totale disinvoltura senza accusare alcun dolore o fastidio al piede, circostanze incompatibili con il suo dichiarato stato di malattia».

Il frutto del lavoro svolto dal segugio è stato recepito dal giudice. «Tali fotografie, la cui forza probatoria piena discende dall’espresso riconoscimento da parte della stessa ricorrente, evidenziano in sostanza la insussistenza di una condizione clinica della caviglia sinistra incompatibile con i postumi di infortunio» si legge nella sentenza in cui si sottolinea che la commessa avrebbe potuto lavorare anche se con alcune limitazioni. «La condotta tenuta dalla ricorrente che per un periodo pari a quattro ore circa ha passeggiato per le strade della città di Pisa per festeggiare il suo “addio al nubilato”, denota l’inesistenza di un’infermità» è il timbro di legittimità del licenziamento.


 

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