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Toscana, il turismo sulla costa piange e Lucca ride: ristoranti e affitti brevi crescono a doppia cifra

di Gianni Parrini

	Folla al Comics 2024 (foto Sernacchioli)
Folla al Comics 2024 (foto Sernacchioli)

A diminuire però sono i negozi di vicinato. Si saprà mantenere la lucchesità o la città si appiattirà come succede altrove?

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LUCCA. Sempre più ristoranti e alloggi, sempre meno negozi di vicinato. Nel decennio 2012-2022 il cuore economico di Lucca ha battuto sempre più forte sull’onda del turismo, ridefinendo profondamente il volto della città. È quanto emerge dal rapporto Irpet dedicato all’evoluzione del settore terziario (quello dedicato ai servizi) in Toscana: una trasformazione strutturale che vede Lucca in prima linea, tra crescita esponenziale di ristorazione e alloggi turistici e crisi profonda del commercio tradizionale. L’analisi dell’Irpet viene condotta sia in termini di unità locali, che nel caso del commercio corrispondono ai punti vendita, che in termini di addetti impiegati. Confrontando la composizione merceologica dei centri storici delle quattro città d’arte della regione – Firenze, Pisa, Siena e appunto Lucca – emerge come quest’ultima abbia una maggiore incidenza dei servizi di ristorazione presenti dentro le mura: i ristoranti rappresentano il 13% delle unità locali contro il 10% di Firenze, ma anche il 24% degli addetti contro il 20% di Firenze.


Nel corso del decennio preso in esame, seppur con intensità diverse, tutti i centri storici hanno visto una forte contrazione del commercio al dettaglio, sia in termini di punti vendita che di addetti impiegati. A Lucca sono diminuiti del 33% (dato più alto delle quattro città) i negozi di alimentari, salumerie, macellerie, pescherie, panetterie e tabaccherie mentre nei centri storici delle altre città d’arte la contrazione è meno marcata: -10-16% . Per quanto riguarda gli addetti impiegati in questo settore il dato di Lucca arriva al -38%. Cali importanti anche nel commercio al dettaglio di servizi culturali e ricreativi (-29,7%), categoria in cui rientrano la vendita di prodotti come libri, riviste, giornali, cd, dvd, vinili, articoli sportivi, giocattoli, strumenti musicali, articoli da regalo; così come quello dei negozi di abbigliamento, calzature e gioielli (-30,2%) o di farmacie e articoli sanitari (-25%). Stessa percentuale per i negozi di telefonia e informatica.


All’opposto, si segnala una forte espansione dei settori dell’alloggio (+25%) e della ristorazione (+31,7%). Ma qui è necessaria una precisazione: le variazioni positive nelle attività dedite all’alloggio non si sono tradotte in un pari aumento occupazionale. A Lucca, infatti, gli addetti in questo settore sono perfino diminuiti del 3,4%. Una dinamica da mettere in relazione alla crescita delle locazioni brevi – spesso gestite da imprese individuali con tanti piccoli punti di erogazione – che generano un’offerta turistica diffusa ma con ricadute occupazionali limitate o assenti. Il contrario è avvenuto nel caso della ristorazione: a Lucca le attività sono cresciute in modo marcato (il +31,7% è il valore più alto tra le quattro città esaminate), ma la crescita degli addetti è stata ancora più robusta. Camerieri, cuochi, baristi sono aumentati del 53%.

Nonostante queste tendenze divergenti, una peculiarità del centro storico lucchese è quella di registrare una contrazione dell’intero comparto terziario, non solo del commercio al dettaglio: -5,9% in termini di unità locali e -1,6% per quanto riguarda gli addetti. Le altre città d’arte toscane mostrano invece valori positivi in entrambi gli indicatori. Una dinamica che andrà approfondita per comprenderne appieno le cause.

Preservare la lucchesità

Il dibattito sul futuro del centro è più che mai attuale. La domanda è: come evitare che l’identità commerciale della città venga appiattita su modelli già visti altrove, tra dehors, street food e souvenir? La sfida per i prossimi anni sarà proprio questa: preservare la “lucchesità”, senza rinunciare al motore economico rappresentato dal turismo. 
 

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