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Verso l’estate

Lucca, nessuno vuole lavorare in hotel e ristoranti: ecco la crisi degli stagionali e l’idea delle cooperative

di Michele Masotti

	Nella foto grande uno dei ristoranti in piazza Anfiteatro; a destra, dall’alto, Antonio Fava e Pietro Bonino
Nella foto grande uno dei ristoranti in piazza Anfiteatro; a destra, dall’alto, Antonio Fava e Pietro Bonino

Imprenditori alle prese con il problema personale

27 aprile 2024
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LUCCA. Come ogni stagione turistica che si rispetti, a maggior ragione con un ritorno degli afflussi dei visitatori pari a quelli prepandemici, il tema dei lavoratori stagionali resta un tema scottante.
Richiesta elevata
A fronte di un’elevata richiesta di forza lavoro da parte di ristoratori, albergatori e altri protagonisti di questo comparto, le previsioni delle assunzioni nel trimestre aprile-giugno in provincia di Lucca, secondo stime rese note da un report della Camera di Commercio della Toscana Nord Ovest, hanno fatto segnalare un -13 per cento rispetto al medesimo di un anno fa. Tradotto concretamente, vuol dire disporre di 2.200 unità in meno. Una conferma di un trend ormai consolidato da almeno un paio di estati a questa parte. Se il diverso posizionamento della Pasqua nell’ultimo biennio può avere spostato parte delle assunzioni nel primo trimestre del 2024, le radici del problema affondano in motivi differenti a seconda del punto di osservazione.

Poche domande

Antonio Fava, presidente di Fipe ristoratori Lucca, rispedisce al mittente le accuse di una categoria che non stima adeguatamente, sul piano economico, il ruolo del proprio personale. «Non c’è uno sfruttamento del lavoro – afferma deciso Fava –. Direi che nel nostro settore, così come in quello alberghiero, con lo scoppio della pandemia si è verificato un cambio di mentalità o prospettiva di tante persone che una volta volevano fare questo lavoro. Di questi tempi, fino al 2019, sul tavolo mi erano già arrivati almeno una ventina di curriculum. Oggi, pur affidandomi al centro per l’impiego, di domande nemmeno l’ombra. Eppure, l’offerta lavorativa, andando di pari passo con la crescita del flusso turistico in città, è aumentata». Per ovviare a queste criticità, a stretto giro di posta Fipe Confcommercio darà il via a corsi propedeutici alla formazione di personale di sala, rivolgendosi sia a scuole superiori che ad associazioni del territorio. «Si tratta di un progetto che rappresenta un’opportunità per tanti soggetti – spiega Fava –. Ormai dovremmo aver preso coscienza di come a Lucca, la stagione turistica non vada da maggio fino a settembre ma si sia allungata quasi per nove mesi all’anno. Parlare di stagionalità è riduttivo. Speriamo in un’inversione di tendenza occupazionale, altrimenti sempre più locali saranno a costretti a scegliere se rimanere aperti a pranzo o a cena». Non sarà ripetuta invece l’esperienza, sempre a cura di Confcommercio, della Borse mercato lavoro, che lo scorso anno si è tenuta a Villa Bottini: i risultati, infatti, non sono stati giudicati soddisfacenti.

Fattore costi 

Su questa tendenza, secondo Pietro Bonino, presidente di Federalberghi Lucca, un ruolo determinante viene giocato dall’incidenza sempre maggiore di un effetto domino di prezzi non ancora giunto a destinazione. «Tra aumenti delle tariffe dei fornitori e altre spese lo scenario, specialmente nei mesi ricchi di turisti, è complesso – argomenta Bonino –. I titolari delle strutture, numeri alla mano, devono fare i conti con tante voci. Le camere degli alberghi, poi, non possono aumentare per magia. Durante il periodo di bassa stagione, molti colleghi hanno optato per una chiusura di un mese della propria struttura in modo da calmierare i costi». Per quanto riguarda gli stagionali, sono due le strade che gli albergatori sono costretti a seguire. «Da una parte c’è la possibilità, nonostante la stagione turistica sia alle porte, di aver fino a maggio un dipendente in meno, facendo tutti dei sacrifici, per poi completare l’organico – rivela Bonino –. Sempre più alberghi, poi, si stanno rivolgendo alle cooperative per trovare profili in grado colmare delle mancanze nel personale, anche solo per un paio di settimane. Esiste il rischio che, però, a fronte di molte richieste le cooperative subiscano una specie di overbooking, non disponendo di una forza lavoro numericamente adeguata».

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