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Disabile dalla nascita per un farmaco assunto dalla mamma in gravidanza: vince la causa contro il ministero

di Pietro Barghigiani
In una vecchia foto il farmaco nocivo poi tolto dal commercio
In una vecchia foto il farmaco nocivo poi tolto dal commercio

Lucca, ora lo Stato deve dargli un vitalizio con arretrati per oltre 150mila euro. Qual è il farmaco che mezzo secolo ha provocato danni irreversibili

19 novembre 2023
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LUCCA. Disabile dalla nascita per un farmaco assunto dalla mamma durante la gravidanza, un 53enne lucchese ha portato in Tribunale il ministero della Salute e ha vinto la causa per ottenere l’indennizzo previsto per legge a chi ha dovuto subire malformazioni a causa del talidomide.

Non solo avrà diritto a un vitalizio bimestrale di circa 1700 euro, ma il giudice ha condannato il ministero a pagargli anche gli arretrati a partire dal gennaio 2008. Un conto che supera i 150mila euro.

È un verdetto che segue ormai una giurisprudenza consolidata quello depositato in questi giorni.

All’origine del duello legale cittadini-ministero c’è un farmaco che mezzo secolo fa fece disastri e i cui effetti furono visibili solo al momento dei parti. Si chiama talidomide e nel tempo in tutto il mondo ha provocato danni irreversibili a migliaia di feti nati anche senza gambe o braccia. Il talidomide, messo in commercio in Germania negli anni Cinquanta, veniva presentato come il sedativo più sicuro sul mercato venduto come farmaco da banco. Era molto utilizzato dalle donne in gravidanza per combattere le nausee mattutine. In Italia fu ritirato nel 1962.

Il 53enne è nato con una malformazione a un braccio e ora la causa tra la sua disabilità e il farmaco viene sancita da un Tribunale anche sulla base della consulenza disposto dal giudice. Per il consulente del Tribunale la malformazione ai danni dell’uomo «è stata provocata dall’assunzione da parte della madre durante il primo periodo della gravidanza di farmaco contenente Talidomide». E aggiunge il giudice «che in tale situazione il ricorrente ha diritto ad ottenere l’indennizzo, con ascrivibilità tabellare alla settima categoria della tabella A del Dpr 834 del 30 dicembre 1981. La relazione della Ctu non è stata fatta oggetto di osservazioni critiche e ben può esser posta a fondamento della presente decisione atteso che essa si è rivelata chiara ed esaustiva e le conclusioni risultano dedotte da un attenta e analitica disamina degli elementi di fatto posti a sua disposizione e appaiono ispirate a criteri valutativi corretti, non solo dal punto di vista logico, ma, altresì, conformi ai principi scientifici che presiedono la materia in esame, ragioni tutte per le quali questo Giudicante ritiene di farli propri». Il ministero deve erogare l’indennizzo e versare quasi 16 anni di arretrati.

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