Il Tirreno

Lucca

vagli sotto 

Cava Terza, cassa integrazione per cinque operai della segheria

Tiziana Gori

30 aprile 2021
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Tiziana Gori

vagli sotto. La conferma del sequestro preventivo della Cava Terza, nella valle di Arnetola, avrà dalla prossima settimana le prime conseguenze dirette sui lavoratori.

Vanno in cassa integrazione, infatti, cinque lavoratori della segheria, e non sono escluse a breve altre decisioni da parte della cooperativa Apuana Vagli. Sono 68 i dipendenti della Cava Terza, attualmente impiegati dalla coop di Ottavio Baisi in altre cave di proprietà.

Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno chiesto per la prossima settimana un incontro con il consiglio di amministrazione di Apuania, che si è riunito ieri per discutere il da farsi dopo la decisione del tribunale di Lucca. Il Riesame ha confermato a inizio settimana il sequestro della Cava Terza, respingendo il ricorso presentato dai legali di Baisi, gli avvocati Enrico Marzaduri e Laura Buffoni. La Cava Terza è sotto sequestro da marzo, in seguito al decreto del giudice per le indagini preliminari Antonia Aracri, che aveva accolto la richiesta del sostituto procuratore Salvatore Giannino.

Secondo la procura, che ha delegato alle indagini i carabinieri forestali, si sarebbe verificato un illecito smaltimento dei rifiuti della cava con inquinamento della falda denominata Abisso del Pozzone, che raggiunge la profondità di 450 metri e poi finisce nel fiume Frigido, che scorre nel territorio di Massa.

I legali di Baisi hanno contestato che la cavità carsica oggetto del presunto inquinamento arrivi alla sorgente di acqua che poi confluisce nel Frigido. In secondo luogo la difesa ha sostenuto che sono state messe in atto tutte le misure necessarie a isolare la cavità carsica per preservarla dalle polveri prodotte dall’attività estrattiva.

Il collegio giudicante ha però rigettato il ricorso confermando il decreto di sequestro preventivo, ritenendo che allo stato sussistano tutti gli indizi di reato contestati dall’accusa.

Dei poco meno di 900 abitanti di Vagli di Sotto la gran parte lavora nelle cave. «Qui – spiega Stefano Viviani, della Filca Cisl – non c’è una famiglia che non abbia un cavatore in casa. La mattina passano i pulmini che li vengono a prendere e li portano in cava». C’è molta preoccupazione dopo la decisione del tribunale del riesame. «Sì, è innegabile – conferma Viviani – è una notizia che non ha lasciato indifferenti. In questo mese e mezzo la cooperativa ha spostato i dipendenti in altre cave, ma non sappiamo quanto sarà possibile proseguire così. Intanto, una prima conseguenza diretta c’è, ed è sulla filiera. La segheria lavorava interamente il marmo ricavato da Cava Terza. Il 50% dei lavoratori – cinque su dieci – saranno in cassa integrazione a partire da lunedì».

Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro al consiglio di amministrazione di Apuania Vagli per fare il punto della situazione. Incontro che dovrebbe tenersi a metà della prossima settimana. —

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