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PL padrona, il trono è ripreso

di Alessandro Bernini

	Un'azione del match (foto Stick)
Un'azione del match (foto Stick)

Vittoria strepitosa contro Roma (e scarto ribaltato) nel giorno in cui frana Caserta: squadra trascinata da un PalaMacchia esaurito, Turchetto azzecca tutto ed è festa

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LIVORNO. Non va via nessuno. La partita è finita da 20 minuti e sono ancora tutti lì. La squadra, i dirigenti, almeno 2000 tifosi. Non va via nessuno: perché guai perdersi anche un solo granello della magia di questa domenica.

Non va via nessuno. “Uno di noi, Turchetto uno di noi” canta la Curva Sud, con il coach che si inchina a ringraziare. “Picchia Gabro, picchia Gabro eh, eh”, con lo sloveno che sale in piedi sulla balaustra per battersi il petto. “Ho visto un gran Leonzio, eh mamma, innamorato son” canta tutta la Sud, con Enio che non riesce a trattenere l’emozione e inizia a piangere come un bambino.

Domenica bestiale

La giornata perfetta esiste. E la PL l’ha vissuta, trascinata da un pubblico pazzesco che ha scortato la squadra minuto dopo minuto, centimetro dopo centimetro. Un muro biancoblù sulle tribune, un muro biancoblù in campo. Entità distinte ma compatte. Su questi due muri ha sbattuto la testa Roma, squadra costruita per uccidere il campionato e che a Livorno è stata dietro nel punteggio per 37 minuti e mezzo, giusto il tempo di ribaltare il 2-6 iniziale.

E siccome doveva essere proprio la domenica perfetto, ecco che da Caserta è arrivata la clamorosa sconfitta casalinga della Juve contro Nocera. Metti insieme tutte le notizie ed esce fuori il titolo: “salutate la capolista”. Già, perché la PL, ha ribaltato pure il meno 2 dell’andata e dunque da stsera 15 febbraio è prima in classifica. Per carità: è lunga, le favorite sono altre, ma intanto i tifosi PL si godono il panorama.

La chiave di Turchetto

Partita preparata alla perfezione da Turchetto. La PL la risolve tatticamente riuscendo a proteggere il ferro, costruendo una barriera fisica vicino canestro, diventando un rebus non risolvibile per Virtus Roma. Per lunghi tratti la PL è riuscita a schierare contemporaneamente Donzelli, Ebeling e Gabrovsek, tre corpi imponenti e difensori di grandissima qualità. Così Lenti e soprattutto il pericolo numero pubblico uno Battistini sono stati limitati in maniera determinante e a Roma è rimasta solo la possibilità di attaccare a difesa schierata con il gioco perimetrale, con quello interno completamente negato.

Quei parziali e Bonacini

I singoli parziali sono lo specchio di una partita molto simile a una battaglia: 20-16, 22-20, 16-16, 23-23. Un piccolo vantaggio che la PL si è costruita e poi ha difeso come il tesoro più prezioso. Combattendo anche contro la sfortuna, che al 3’ del terzo quarto ha costretto un Bonacini (fino a quel momento ottimo), ad alzare bandiera bianca sul 46-40. Per lui probabile un piccolo stiramento sotto l’inguine, il che vuol dire star fermo 15-20 giorni.

I mattoncini

Tutti hanno portato almeno un mattone d’oro per costruire questa vittoria. Gabrovsek ci ha messo un po’ a carburare ma alla fine ne ha messi dentro 19, punti preziosissimi sono arrivati da Lucarelli e Alibegovic, clamorosa la sostanza difensiva che ha portato in dote Donzelli (compresa una stoppata sul tiro da tre a Rodriguez sul 76-73 a 17” dalla fine), micidiale Venucci con un 5/5 dalla lunetta nei momenti decisivi, monumentale Ebeling in difesa con due stoppate da raccontare ai nipoti.

E sapete qual è un’altra buona notizia? Che la PL vince questa battaglia nella serata in cui Leonzio sbaglia tanto (3/13 al tiro), soprattutto nei minuti finali. Senza di lui, senza Bonacini, chiaro che la difesa “mani addosso” di Roma ha consentito loro di rosicchiare lo svantaggio da meno 13 a meno 3. Ma questa è una PL di uomini, non di nomi. E con le unghie ha difeso la vittoria. Una grande vittoria. Una grandissima vittoria.

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