Il Tirreno

Livorno

Le indagini

Livorno, arrestata la coppia che ha truffato e derubato una donna in viale Fabbricotti

di Stefano Taglione
Polizia alla stazione ferroviaria (foto d'archivio)
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Polizia alla stazione ferroviaria (foto d'archivio)

Lui preso in piazza Dante, lei con il bottino alla stazione di Firenze Santa Maria Novella prima di salire sul Frecciarossa per Napoli. Hanno approfittato del fatto che la madre della vittima, deceduta poche ore dopo, al momento del raggiro era in fin di vita

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LIVORNO. Li hanno arrestati con l’oro rubato. Lei, con il bottino, alla stazione fiorentina di Santa Maria Novella, poco prima di salire su un Frecciarossa per Napoli. Lui in piazza Dante, ancora in città, dov’era rimasto forse in attesa di ricevere ulteriori istruzioni. In viale Fabbricotti – come riportato dal Tirreno – attorno alle 10,30 di venerdì 2 ottobre fa avevano truffato e derubato una livornese di 65 anni con la madre in fin di vita, purtroppo deceduta ieri mattina a Villa Tirrena. Stavolta dovranno fare i conti con la giustizia un quarantanovenne e una quarantaquattrenne napoletani, fermati dopo un’operazione lampo orchestrata alla perfezione dagli agenti delle volanti e dai colleghi della polizia ferroviaria, che materialmente li hanno bloccati all’esterno dello scalo ferroviario labronico il primo e nel capoluogo toscano la complice. Dovranno rispondere di concorso in rapina impropria, dal momento che il bandito dopo essere salito in casa e aver guadagnato la fiducia della vittima, per scappare l’ha spintonata, per fortuna senza farle del male.

Cosa sappiamo

I due truffatori erano arrivati insieme a Livorno. Attorno alle 9 di venerdì 2 ottobre, su un treno regionale. Poi – al telefono con il centralino criminale, i cui operatori stavano facendo credere alla donna di essere ricercata dai carabinieri perché un’auto di famiglia sarebbe stata utilizzata per compiere un reato – si dirigono in taxi verso viale Fabbricotti, proprio accanto ai carabinieri. Non avevano paura nemmeno della vicinanza della caserma, i malviventi. Sbagliavano, dato che le telecamere dell’Arma ai fini investigativi risulteranno decisive. Lei, che poi si occuperà di portare via tutto l’oro, attende sotto al condominio. Lui sale. La vittima, 65 anni, nel frattempo viene convinta a radunare tutti i gioielli, dato che servirebbero a escludere la sua responsabilità in questo fantomatico reato messo a segno alla Spezia, in Liguria. Una scusa per portare via tutto. L’uomo – il quarantanovenne partenopeo – spacciandosi per un maresciallo dell’Arma le fa addirittura pesare i monili con una bilancia da cucina. Poi, mentre lei è assalita dai dubbi, la spinge e scappa. Scende le scale, ritrova la complice e le consegna l’oro. Poi si allontanano separatamente, su due diversi taxi, verso piazza Dante.

L'identikit

La sessantacinquenne si mette a urlare. In casa c’è anche la badante, una donna straniera. I vicini accorrono e un dirimpettaio vedendo che è ancora al telefono con i malviventi, che quindi tengono occupata la linea, chiama il 112 e fa intervenire le volanti. Gli agenti arrivano. Sono rapidissimi nel farsi descrivere il truffatore, un uomo pelato, per poi recarsi a tutta velocità in stazione, dove nel frattempo vengono allertati i colleghi della polfer. Questi ultimi, memori dei precedenti arresti, controllano su binari ed escono fuori, nei giardinetti di piazza Dante, dove trovano un uomo che corrisponde tale e quale all’identikit fornito. Lo identificano. Poi, grazie agli elementi raccolti, scoprono che in mattinata era in compagnia di una donna. Capiscono che lei era appena partita per Santa Maria Novella, intuendo che da lì potesse salire su un Frecciarossa per Napoli. Sanno che faccia ha. Sanno come è vestita. E appena mette piede nella stazione fiorentina finisce in manette. E tutto l’oro viene recuperato. Lo aveva perché, a differenza del complice, era risultata “invisibile” alla vittima. Ma non gli occhi elettronici che sorvegliano la città.

Gli arresti

Entrambi dovranno rispondere di concorso in rapina impropria, dato che l’aggressione fisica è ben documentata. La sessantacinquenne, che insieme alla badante è stata curata al pronto soccorso, per fortuna è tornata a casa nel giro di poche ore. Purtroppo, ieri mattina, ha dovuto vivere la vera tragedia, quella della madre anziana morta, in fin di vita al momento della truffa. Per i due banditi, invece, si sono aperte le porte del carcere. Lui è alle Sughere, in regime di custodia cautelare, con l’udienza di convalida che sarà celebrata con ogni probabilità domani. Mentre lei, per le stesse ragioni, si trova a Sollicciano.

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