Stabilimenti balneari, dalla Versilia la mossa anti-aste: i punti chiave e cosa può succedere – C’è una novità importante
Nella giornata di ieri, 3 ottobre, a due passi dalla mitica spiaggia dell’Augustus, si è tenuto un convegno tra giuristi, imprenditori e rappresentanti istituzionali per cercare di disinnescare o attutire le conseguenze delle “gare”
FORTE DEI MARMI. Si sente in pericolo il mito del Forte e della Versilia, costruito in oltre un secolo anche attraverso i quadri di Carlo Carrà, le sculture di Henry Moore e le poesie di Eugenio Montale.
Per non parlare di numerosi altri geni dell’arte che hanno raccontato una storia, quella del turismo balneare, che vede ormai all’orizzonte le conseguenze della famigerata direttiva Bolkestein: normativa comunitaria datata 2006 che già dal nome nordeuropeo rappresenta tutto ciò che è “altro” e, necessariamente, portatore di un cambiamento epocale. Uno stravolgimento, secondo Forte dei Marmi e la Versilia, che rappresenta una minaccia «alla nostra identità e a un modello turistico di eccellenza», dice Bruno Murzi, sindaco di Forte.
La nuova sfida
Ma è proprio da questa storia e da questa identità culturale che arriva una nuova sfida alla Bolkestein e alle gare delle spiagge, da concludersi entro il 30 settembre 2027. Una sfida che, dalla Versilia, sembra voler trovare un’alternativa alle “aste”. O almeno un alleggerimento che, di fatto, impedisca la riassegnazione di tutte le concessioni balneari (circa 900 sulla costa toscana).
Nel convegno tenutosi ieri (3 ottobre) a due passi dalla spiaggia fortemarmina dell’Augustus – mito nel mito, con le celebri frequentazioni della famiglia Agnelli raccontate da Susanna in “Vestivamo alla marinara” – giuristi, imprenditori e rappresentanti istituzionali hanno mostrato quella che secondo loro può essere una via per attutire, o addirittura disinnescare, le conseguenze delle “aste”. E cioè puntare sul valore storico-culturale degli stabilimenti balneari, «sul modello di quanto avvenuto, per esempio, nella Galleria Vittorio Emanuele a Milano, dove le gare non sono state ritenute legittime», si è detto. Nell’idea – spiega Daria de Pretis, vicepresidente emerita della Corte Costituzionale e professoressa di diritto amministrativo all’Università di Trento – «di inserire nei prossimi bandi di gara dei criteri che facciano pesare questo aspetto storico-culturale». Ma anche – prosegue – «di valutare se sia possibile non procedere alla gara». In sostanza, escludendo le concessioni dall’applicazione della Bolkestein e quindi dall’obbligo di “aste”.
Impresa difficile
Un traguardo tutt’altro che semplice, e che sembra più arduo della scalata alle vicine Apuane. Eppure, assicura la giurista de Pretis, «la concorrenza, che è ovviamente un fattore indispensabile, non può essere considerata senza freni rispetto ad altri diritti e ad altri interessi. Deve esserci una proporzionalità». Rispetto a diritti e interessi, appunto, del turismo balneare attuale e degli imprenditori e lavoratori che oggi si sostengono in questo settore e nell’indotto. Senza contare, ha proseguito Giuseppe Severini (presidente emerito di sezione del Consiglio di Stato) «che è lecito chiedersi se il turismo balneare riuscirà a mantenere la qualità attuale: nel bando di gara ministeriale, che mi permetto di criticare, non c’è questa garanzia». Critiche al bando sono arrivate anche da Massimo Marsili, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Lucca: «In questo testo ministeriale vedo riferimenti al Codice degli appalti, ma non al Codice di tutela dei beni culturali e del paesaggio».
L’obiettivo
L’obiettivo potrebbe essere quello di intervenire direttamente sul bando di gara che il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha presentato recentemente a Comuni e Regioni. Nel bando, che dovrà essere applicato in maniera omogenea dalle amministrazioni pubbliche su tutto il territorio nazionale, si spiega che le concessioni avranno durata da cinque a vent’anni, che ci sarà una valutazione anche sul canone – ma la parte economica peserà solo per il dieci per cento dell’offerta – e che sarà previsto un indennizzo. Questo è uno dei punti cardine per i balneari, perché si parla dell’incasso economico in caso di uscita di scena dopo la gara pubblica: al di là del generico riconoscimento di un indennizzo per gli investimenti degli ultimi cinque anni, il punto di novità riguarda l’accordo tra concessionario uscente e concessionario subentrante per il passaggio dei beni (come cabine e ombrelloni). Per i balneari potrebbe essere un’ulteriore fonte di incasso, qualora perdessero l’asta. Oltre a essere in regola con il pagamento dei canoni, non dovranno esserci situazioni di lavoro irregolare (a meno che l’imprenditore non abbia già avviato procedimenti di regolarizzazione). I partecipanti al bando dovranno garantire capacità economico-finanziaria e tecnico-professionale. Inoltre viene ammessa la possibilità di subappalto della concessione, a patto di rispettare criteri e requisiti della procedura selettiva. Qui bisognerà capire se si adegueranno anche Comuni come Forte dei Marmi, che non intendono assegnare concessioni se non all’impresa che li gestirà direttamente. È un vincolo che significa impedire l’arrivo di grandi capitali che poi “passano” la spiaggia a piccoli gestori: un rischio molto concreto laddove la torta è più golosa.
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